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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 10 settembre 2025

Ha pubblicato la “fotografia del richiedente asilo apparentemente ammanettato, manifestamente inconsapevole dello scatto e con il volto non oscurato, con il seguente commento “preso uno dei due evasi da Poggioreale”. Con questa accusa undici associazioni che si occupano di immigrazione e carcere hanno segnalato alcuni post che il deputato di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli ha diffuso sulle sue pagine Facebook e Instagram lo scorso 19 agosto.

Canali costantemente aggiornati con immagini di piccoli o grande prepotenze, scostumatezze o reati. Canali seguiti da centinaia di migliaia di persone dove l’apparizione delle foto ha fatto scattare “una gogna mediatica di tenore xenofobo e fortemente violento”. La segnalazione è stata inviata al garante dei detenuti, a quello della privacy e all’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (unhcr).

L’uomo, che in un altro post compare insieme al compagno di evasione, si chiama E. M. K. ed è un richiedente asilo siriano di 23 anni. “Etichettato dalla cronaca come un rapinatore, è sembrato essenzialmente un ragazzo di estrema fragilità. Quando gli è stato chiesto della sua famiglia gli sono scesi due lacrimoni: erano tutti morti”, ha raccontato al Mattino Antonio Mattone, volontario di Sant’Egidio. Secondo le associazioni la diffusione del suo volto viola il diritto alla vita privata e il protocollo deontologico della Carta di Roma. Le persone che si trovano in uno stato di vulnerabilità hanno garanzie particolari, per difendere la loro dignità anche nei momenti difficili (come in carcere o in ospedale). “La foto stava su tutti i giornali - si difende Borrelli, che specifica di essere anche giornalista - Lungi da me voler violare qualsiasi diritto. Quelle persone erano evase e le loro immagini sono state diffuse dai media”.

La segnalazione alle istituzioni di garanzia ha anche un secondo versante, emerso in relazione alla storia carceraria dello stesso richiedente asilo. “A Poggioreale, per un accordo non scritto tra carcere e questura di Napoli, non viene permesso di formalizzare le richieste di asilo delle persone detenute - afferma l’avvocata Martina Stefanile, che difende il ragazzo siriano - Lo sappiamo per esperienza perché patrociniamo tantissimi migranti.

L’unico modo per avanzare la domanda di protezione è attraverso il proprio legale, ma a quel punto non viene fatta nessuna convocazione. Questo è contrario alle linee guida del ministero”. L’impatto, nonostante le persone siano dietro le sbarre, è notevole. “Se si è irregolari - continua Stefanile - non si può accedere alle misure alternative e si può essere espulsi al termine della pena o finire dal carcere direttamente in un Cpr”.