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di Francesco Grignetti

La Stampa, 6 novembre 2022

Quattro navi al largo della Sicilia, Piantedosi: non deflettiamo da questo principio. Il governo è ormai deciso al muro contro muro sulla questione dei migranti. Le quattro navi umanitarie sono entrate o sono sul punto di entrare nelle nostre acque territoriali, ma l’autorizzazione, temporanea ed esclusivamente per fini “umanitari” concessa alla Humanity 1 sarà allargata alle altre. Il principio è che tutte le navi umanitarie che strutturalmente fanno il pattugliamento del Mediterraneo non sono gradite. Alle navi sarà cioè concesso di arrivare per fare uno screening tra soggetti “fragili” e non; poi dovranno sgomberare al più presto. In sostanza, il ministro Matteo Piantedosi contesta l’ordinaria interpretazione della Convenzione sul Mare, quella che impone di indicare un porto sicuro a chi vuole sbarcare dei naufraghi.

Il ministro la spiega così: “Non intendiamo deflettere dal principio che c’è una responsabilità dello Stato di bandiera”. E ammette: “Siamo consapevoli che i partner non accetteranno in maniera acritica questo principio del radicamento giuridico secondo la bandiera”.

Le Ong hanno già risposto che questa nuova posizione italiana va contro tutte le Convenzioni internazionali. “È illegale”, dice la Ong tedesca Humanity, che nella notte arriverà a Catania. Dichiara Juan Matias Gil, Medici senza frontiere: “L’unica soluzione è lo sbarco al più presto in un luogo sicuro. Stiamo aspettando da oltre 10 giorni per i 572 sopravvissuti a bordo”. Secca anche la posizione di Open Arms: “I naufraghi soccorsi sono tutte persone vulnerabili e hanno tutte diritto a sbarcare come stabilito dalla legge. Questo è un respingimento ed è vietato dalla Convenzione di Ginevra e dalla nostra Costituzione”.

Puntuale e attesa, è arrivata però la risposta sprezzante del ministro Matteo Salvini: “Lezioni da una Ong tedesca l’Italia non ne prende, grazie. Berlino vi aspetta”.

E mentre si profilano gli ennesimi ricorsi davanti alla magistratura, per il governo è già importante avere aperto il caso diplomatico in Europa. “Questo principio è di difficile attuazione nel rapporto con gli altri Paesi - dice ancora Piantedosi -, questo governo ha il merito di aver posto la questione e di aver cominciato a registrare qualche apertura alla discussione. Non voglio dire che sarà accettato domattina dai nostri partner europei, però la giornata di ieri (venerdì, ndr) ci ha dimostrato, con le interlocuzioni che hanno avuto il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri, che si è registrata una discussione che noi volevamo riattivare”.

Intanto il mare si fa sempre più agitato. A bordo delle quattro navi umanitarie ci sono mille persone. E il braccio di ferro che il governo Meloni vuole ingaggiare in Europa passa anche sulla loro pelle. Il ministro dell’Interno lascia trapelare che alla fine qualcosa succederà: “Siamo consapevoli - dice - che sono discussioni che non si attuano con azioni di forza illimitate, e men che meno a scapito di persone in condizioni di fragilità”.

La questione è diventata anche politica. Sono in tanti a sinistra a chiedere di sbloccare lo stallo. Dice ad esempio Matteo Orfini, Pd: “Il decreto di Piantedosi su Humanity 1 non rispetta le norme internazionali”. Il deputato Aboubakar Soumahoro, Verdi e Sinistra italiana, è a Catania e vuole salire a bordo “da persona che rifiuta l’indifferenza, resiste alla disumanità, e da deputato che onora i valori della Carta”.

Anche Sant’Egidio si appella alle convenzioni: “In questa situazione confusa chiediamo che prevalga il buon senso e si autorizzi almeno lo sbarco delle donne gravide, dei bambini e dei fragili”. E Maurizio Landini, il segretario della Cgil, strappa così l’applauso alla oceanica folla dei pacifisti di Roma: “Chi scappa dalla guerra e dalla fame è un nostro fratello e non c’è colore di pelle che tenga. È inqualificabile che non si aiutino quei ragazzi e quei bambini, quelle persone che sono sulle navi nel Mediterraneo. È inaccettabile”