di Fabrizio Geremicca
Il Manifesto, 24 aprile 2026
Il Centro dovrebbe occupare un’area naturalistica pregiata, i lavori saranno effettuati in deroga. Si individua un’area naturalisticamente pregiata, una zona umida gestita dal reparto Carabinieri per la biodiversità, preziosa per il transito degli uccelli migratori e meta degli appassionati di birdwatching. La si cementifica in deroga a qualunque norma urbanistica e paesaggistica e senza neanche la preventiva valutazione di impatto ambientale, poi la si trasforma in una sorta di carcere per 120 stranieri che siano stati sorpresi senza i permessi per stare in Italia. Per realizzare tutto ciò si spendono oltre 40 milioni di soldi pubblici che avrebbero potuto essere destinati a centri di accoglienza, trasporti, servizi, infrastrutture, difesa della costa o bonifiche.
Esattamente ciò che sta per accadere a Castel Volturno, in provincia di Caserta, un territorio che per decenni è stato devastato dall’abusivismo edilizio e dove italiani e stranieri, presenti in numero elevato, patiscono in egual misura la carenza di servizi e di welfare. Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo controllata dal ministero dell’economia, ha pubblicato il bando di gara per la progettazione e per la realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio(Cpr). Vale 41 milioni di euro, la copertura finanziaria nel capitolo di bilancio in materia di immigrazione, asilo e accoglienza del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.
Il sito prescelto era entrato nella proprietà dell’Agenzia per il demanio a seguito di una transazione che lo Stato aveva sottoscritto con il gruppo Coppola, gli immobiliaristi che edificarono il Villaggio Coppola. Si tratta del parco umido La Piana, 63 ettari ubicati a sud ovest del centro storico di Castel Volturno, a tre chilometri dalla via Domiziana. Lì che sorgerà il Cpr nell’ambito dell’accordo quadro che ha individuato in Invitalia la centrale di committenza per “accelerare la realizzazione di interventi volti a dotare il paese di strutture adeguate all’accoglienza dei migranti”. Il ministro Piantedosi, nella sua ultima visita a Castel Volturno, aveva promesso che il Cpr sarebbe stato costruito. “Dopo di allora sembrava però che il progetto fosse evaporato” racconta Mimma D’Amico, esponente del centro sociale ex Canapificio.
Invece è arrivato il bando che, in ottemperanza a quanto prevede il decreto Cutro, equipara il Cpr alle opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale. Soldi in abbondanza, dunque, e zero regole da seguire a tutela del territorio e dell’assetto urbano. La società SII, si apprende dal documento di indirizzo alla progettazione, ha già realizzato la campagna di rilevamenti geofisici e topografici propedeutica all’avvio del cantiere. Il progetto, recita il disciplinare, punta a costruire “ambienti confinati confortevoli, sicuri e di facile gestione per l’isolamento di persone a tempo determinato”. La sicurezza attiva, è scritto poi, “sarà basata sulla sorveglianza diretta dalla sommità del muro circolare di confinamento da parte degli agenti delle forze dell’ordine e dalla videosorveglianza”. Non mancano guizzi di surrealtà: “Il progetto dovrà prevedere l’utilizzo del colore come distrazione visiva degli ospiti e strumento per mitigare le tensioni”. La Chiesa casertana è stata ieri la prima a criticare il progetto. “Le parrocchie di Castel Volturno - spiega D’Amico - hanno espresso forte disappunto. Il vescovo di Caserta, Pietro Lagnese, ha convocato per lunedì una conferenza stampa”. Pasquale Marrandino, il sindaco di Castel Volturno eletto col centrodestra, finora non si è pronunciato.
Roberto Fico, il presidente pentastellato della giunta campana, ieri ha espresso netta contrarierà: “Ci opporremo perché è una scelta che penalizza un territorio già complesso. Servono interventi che mettano insieme sicurezza e diritti, senza creare nuovi luoghi di esclusione ed emarginazione sociale”. Quello di Castel Volturno è uno dei Cpr che Piantedosi e il governo Meloni vogliono aprire in Italia, il piano è un centro in ogni regione. Eugenio Giani, presidente della giunta della Toscana, si è già schierato contro l’ipotesi di realizzarne uno a Pallerone, nel comune di Aulla, in Lunigiana.










