di Fabio Tonacci
La Repubblica, 18 luglio 2020
In 400 scrivono a Zingaretti. Il nervo libico era scopertissimo, evidentemente. E l'articolo di Roberto Saviano su Repubblica di ieri lo ha sollecitato, provocando tensioni e litigi all'interno del Partito Democratico.
Quattrocento militanti che scrivono a Zingaretti, onorevoli della maggioranza che si accusano l'un l'altro ricordando i tempi in cui salivano insieme sulla Sea Watch di Carola Rackete, deputati dem che cercano di spiegare le proprie ragioni, avvolgendosi in contorte giustificazioni. Mentre dunque il Viminale continua a lavorare sui dossier Libia e Tunisia, e non si placa lo sdegno per la foto del cadavere abbandonato alla deriva nel Mediterraneo ("L'indifferenza scava abissi in noi", dichiara il cardinale Francesco Montenegro) scoppia il caos in casa Pd.
L'aria era già tesa giovedì mattina, quando la maggioranza si è spaccata alla Camera sul decreto missioni che prevede il rifinanziamento della Guardia Costiera libica, pilastro della politica italiana ed europea sul governo dei flussi migratori dal Nord Africa. Ventitré deputati, tra cui i dem Laura Boldrini e Matteo Orfini, hanno firmato una risoluzione contraria agli accordi con Tripoli. Saviano, dalle colonne di questo giornale ha poi accusato il segretario Nicola Zingaretti di aver tradito lo spirito dell'Assemblea nazionale del partito, che a febbraio aveva votato all'unanimità contro lo stanziamento dì fondi ai libici.
"Per non regalare il Paese a Salvini sono diventati Salvini". A quel punto il bubbone esplode. La parlamentare Giuditta Pini scrive alla presidente Valentina Cuppi: "I militanti mi chiedono come sia possibile che le deliberazioni dell'Assemblea vengano platealmente ignorate. Giro la domanda a te: quali iniziative intende prendere la Presidenza per difendere il principio e lo Statuto del Pd?".
Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri alla Camera, prova a smorzare ("Abbiamo evitato un pericoloso vuoto di potere in Libia"), ma Elly Schlein, vicepresidente dell'Emilia Romagna ribatte: "Gli accordi con la Libia erano una vergogna dall'inizio. Dov'è la discontinuità?". Interviene allora il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio: "Basta polemiche, sosteniamo il governo per una rapida modifica del memorandum con la Libia, il disimpegno rischia di non cambiare nulla".
Ma quando in serata la tensione sembra scemare, ecco il post di Riccardo Magi (+Europa) su Facebook: "Caro Graziano, un anno fa eravamo insieme sulla SeaWatch per chiedere che fossero fatti scendere i naufraghi in fuga dall'inferno libico. Non sono polemiche, sono i fatti di questi ultimi anni". Tutto ciò mentre il ministero dell'Interno, dopo i 30 Suv, si appresta a consegnare entro settembre alle autorità di Tripoli 17 ambulanze, 20 gommoni e 13 autobus, nell'ambito di un progetto italo-europeo (vale 57 milioni di euro) che ha lo scopo di rafforzare il controllo delle frontiere meridionali. Quello libico non è l'unico dossier sul tavolo della ministra Lamorgese: i mille e passa sbarchi nello scorso weekend, per la maggior parte tunisini, hanno convinto il Viminale ad accelerare un piano di aiuti economici (in infrastrutture ed equipaggiamenti) da far giungere a Tunisi, per avere garanzie di un migliore controllo delle partenze.
"In ottica di contenimento del Covid bisogna bloccare gli arrivi autonomi coi barchini", dicono al ministero. Che ieri ha ricevuto la disponibilità di tre armatori per una o due navi da ancorare tra la Sicilia e la Calabria e dedicare alla quarantena dei migranti sbarcati risultati positivi.
Al momento sono circa un centinaio in Italia, di cui 24 portati all'ospedale Celio di Roma e 27 sistemati nel deposito dell'Aeronautica a Castello d'Annone, nell'Astigiano. Il resto si trova ancora a bordo della Moby Zazà, ma l'armatore Onorato ha fatto sapere di non voler rinnovare il contratto col Viminale.










