di Federico Capurso
La Stampa, 23 dicembre 2024
Vertice oggi a Palazzo Chigi per preparare nuovi trasferimenti a gennaio. Sul tavolo la riforma della giustizia: il testo alla Camera non sarà modificato. Senza sosta, con movimenti automatici, quasi ossessivi, il centrodestra continua a intrecciare il filo della gestione migratoria e quello della giustizia. I due temi si mescolano fino quasi a fondersi l’uno nell’altro, definitivamente saldati dall’ultimo tassello dell’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms: “La giurisdizione è stata usata per condizionare la politica”, dice Giorgia Meloni dalla Lapponia. E annuncia quindi un vertice sui migranti, oggi a Palazzo Chigi, per preparare la campagna d’inverno in Albania. A gennaio, ha fatto sapere la premier ai suoi, i centri di Shëngjin e Gjadër non dovranno più essere vuoti.
La premier si confronterà con il sottosegretario Alfredo Mantovano, i ministri di Interno, Affari europei e Difesa, Matteo Piantedosi, Tommaso Foti e Guido Crosetto, e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in video collegamento. Questo, per lei, è il momento di accelerare e la tempistica non è casuale. L’11 gennaio, a trenta giorni dall’approvazione del Parlamento, verrà trasferita alle Corti d’appello la responsabilità di decidere sui trattenimenti dei migranti.
A perdere la competenza di questo genere di dossier saranno le sezioni Immigrazione dei tribunali, che il centrodestra accusava di essere una sorta di fortini abitati da giudici di sinistra, intenzionati solo a sgambettare il governo. Così, per evitare altre sentenze avverse, la maggioranza ha pensato di far decidere su casi così delicati non chi si è formato per farlo, ma magistrati che di immigrazione non si sono mai occupati. “Abbiamo avuto qualche problema di interpretazione delle regole - ha ammesso ieri Meloni - ma lo stiamo superando”.
La presidente del Consiglio è convinta che una mano la darà anche la sentenza della Cassazione dello scorso 19 dicembre, con cui si stabilisce che il giudice “non può sostituirsi” al governo nella designazione dei Paesi sicuri e non può nemmeno annullare “con effetti erga omnes il decreto ministeriale” che li stabilisce.
Può però valutare la necessità di disapplicare il decreto su un singolo caso. Di volta in volta, quindi, sarà chiamato a valutare la situazione del singolo richiedente asilo. Per le opposizioni è il segno che nulla cambierà. Meloni invece spera che questa sentenza porti i centri albanesi a essere popolati da qualcuno che non sia solo il personale delle forze dell’ordine. Sempre che a marzo la Corte di giustizia europea non smonti di nuovo i piani del governo, dando definitivamente ragione ai giudici delle sezioni Immigrazione. Nella stessa settimana di gennaio in cui il pattugliatore della Marina militare, Libra, avrà ripreso il mare per fare da spola tra l’Italia e l’Albania, tornerà in Aula alla Camera la riforma della Giustizia con la separazione delle carriere. Su questo punto, la maggioranza ha stretto un patto: nessuna modifica.
Si procederà con il testo così com’è uscito dal Consiglio dei ministri, per arrivare a un’approvazione il più rapida possibile, almeno in prima lettura. Il percorso è ancora lungo. Trattandosi di una riforma di rango costituzionale, saranno necessarie almeno quattro approvazioni, due per ogni ramo del Parlamento. “L’opposizione e la magistratura protesteranno, lo sappiamo già, ma noi andiamo avanti spediti”, fanno sapere da Forza Italia, dove la considerano la più importante battaglia del partito.
Una bandiera che la Lega, con Salvini, sta provando in questi giorni a scippare. Si è innervosito più di qualcuno nel partito di Tajani. Non è passata inosservata, infatti, la telefonata tra il leader della Lega e Pier Silvio Berlusconi, di cui poi Salvini ha dato notizia ricordando “le battaglie per una giustizia giusta” del Cav, che ora lui vorrebbe portare avanti. “È un bene che anche la Lega sia attenta ai temi della giustizia. D’altronde - sibila un peso massimo di FI - ora non gli si può chiedere di gettare tutte le energie sull’Autonomia, che va ricostruita e richiederà del tempo”.









