di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 14 novembre 2024
L’idea di attendere il pronunciamento della Corte Ue per evitare danni erariali. Egiziani e bengalesi, al centro delle bocciature dei giudici romani dei trattenimenti nelle strutture d’accoglienza, sono in cima alle classifiche dei migranti approdati in Italia. Prima sedici, poi otto. E adesso c’è il rischio che nell’immediato futuro nessun altro migrante venga accompagnato nei centri d’accoglienza italiani in Albania, in attesa della pronuncia della Corte di giustizia europea sulla designazione di “paese di origine sicura”, come richiesto nei giorni scorsi dai giudici di Bologna e Firenze. A circa un mese dall’inizio dell’operazione legata al protocollo Roma-Tirana, con il salvataggio in mare e il trasferimento a Shengjin e Gjader di profughi maschi, maggiorenni e soli - l’unica categoria che può essere trasferita secondo l’accordo siglato dai due governi - i numeri sono ancora bassi.
Le riunioni tecniche a Palazzo Chigi e al Viminale - È stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a ribadire di non aver alcuna intenzione di fermare gli accompagnamenti in Albania, linea condivisa con la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Ma le ultime sentenze della sezione Immigrazione del Tribunale civile di Roma - prima con la mancata convalida dei trattenimenti dei migranti e poi con la sospensiva del provvedimento senza il parere dei magistrati europei che si sono tradotti in un ordine di riportarli in Italia da persone libere - hanno imposto una riflessione tanto che ieri sia al Viminale, sia a palazzo Chigi ci sono state riunioni tecniche per analizzare le eventuali conseguenze. E alla fine si è convenuto sulla necessità di rallentare, anche per non rischiare la contestazione di danno erariale.
Gli esposti dell’opposizione - Già dopo il primo viaggio i deputati di Avs e M5S avevano presentato un esposto chiedendo alla Corte dei Conti di analizzare i costi dell’operazione. I documenti ufficiali parlano di 134 milioni all’anno per il mantenimento delle strutture che arriva dunque a 670 milioni in cinque anni. Costi che, questa la linea del Viminale, sono nettamente inferiori “a un miliardo e 700 milioni di euro l’anno spesi per la prima accoglienza straordinaria”. Denaro di cui i giudici contabili potrebbero chiedere giustificazione, anche tenendo conto dell’impiego di circa 300 uomini delle forze dell’ordine italiane che sono impiegati nelle strutture in Albania, oltre ai costi per il mantenimento e la logistica delle strutture, che a tutt’oggi sono pienamente operative anche se senza migranti da accogliere e gestire, ma soprattutto quelli dei viaggi via mare da organizzare in poche ore per riportare i migranti in Italia visto che ormai la linea dei decreti è stata tracciata.
Sbarchi in calo con l’arrivo delle basse temperature - Finora i magistrati hanno bocciato i trasferimenti di migranti bengalesi ed egiziani, che per l’Italia arrivano da “Paesi sicuri” e sono quindi destinati (ma non è comunque previsto l’obbligo) all’Albania se in possesso dei requisiti personali richiesti. Si tratta proprio delle due nazionalità ai primi posti della classifica di persone sbarcate nel nostro Paese nel 2024: a ieri i bengalesi sono stati 11.713, i più numerosi, mentre gli egiziani sono al quarto posto con 3.790 arrivi su un totale di 58.769. Fra gli altri nuovi Paesi sicuri (Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia e Sri Lanka) ci sono anche Tunisia (7.542 arrivi) e Gambia (1.416), in uno scenario in cui il 2024 è comunque un anno con numeri di persone approdate sulle coste italiane di molto inferiori rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (147.238) e del 2022 (91.220).
I rischi per il Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo del 2026 - La stagione invernale, con burrasche e temperature rigide, potrebbe portare adesso a un ulteriore calo di partenze e traversate del Mediterraneo. Rimane il problema legato ai tempi, ma non solo. La decisione dei giudici europei, prevista entro gennaio 2025, potrebbe avere ripercussioni anche su una delle basi del Patto sull’Immigrazione e l’Asilo siglato nel maggio scorso che prevede - a partire dal 2026 - procedure di frontiera accelerate senza soffermarsi sul luogo in cui devono essere eseguite basandosi sull’autodeterminazione dei singoli Stati per la definizione di “Paese sicuro” rispetto alla provenienza dei migranti. Quanto basta per comprendere come lo scontro tra politica e giudici possa addirittura salire di livello.











