di Francesco Grignetti
La Stampa, 24 dicembre 2024
Il vertice di Palazzo Chigi conferma il piano immigrazione: nuovi trasferimenti a gennaio. Tajani: “Le soluzioni innovative vengono apprezzate”. L’opposizione: “È un fallimento”. Nessun tentennamento sul modello Albania. La premier e l’intero governo ci si giocano la faccia e quindi ieri s’è tenuta una riunione ristretta, prima del Consiglio dei ministri del pomeriggio, per fare il punto e ribadire che quella è la strada. La “soluzione innovativa”, per dirla con le parole di Giorgia Meloni, che non s’è trattenuta dalla soddisfazione nel corso del vertice. “La Cassazione ci dà ragione. Da gennaio ripartiamo con i trasferimenti in Albania. E ora che la competenza sui trasferimenti passa alle corti d’Appello, siamo fiduciosi che le cose miglioreranno”.
Nella nota diffusa da palazzo Chigi, si sottolinea infatti “la ferma intenzione di continuare a lavorare, insieme ai partner Ue e in linea con le conclusioni del Consiglio Europeo dello scorso 19 dicembre, sulle cosiddette “soluzioni innovative” al fenomeno migratorio”. Conferma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “Abbiamo ribadito il nostro impegno a seguire il percorso che anche l’Unione Europea ha riconosciuto, anche all’ultimo Consiglio. Le soluzioni innovative vengono apprezzate anche da altri Paesi”.
La ripartenza del modello Albania ruota tutto, insomma, attorno alla recente sentenza della Corte di Cassazione, che giuridicamente è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ma che il governo esalta come fosse un successo completo. “Abbiamo avuto una sentenza della Corte che conferma la bontà delle scelte del governo. Continueremo a lavorare in questa direzione”, dice ad esempio Tajani. Oppure il collega Matteo Piantedosi, Interno: “La Cassazione ha confermato la possibilità di una prossima riattivazione dei centri”.
C’è da aspettarsi allora che la nave Libra riprenda la rotta per l’Albania con i primi migranti a bordo a partire dall’11 gennaio prossimo, quando ad occuparsi di chi finisce nei centri detentivi albanesi non saranno più i giudici della sezione Immigrazione del tribunale di Roma, bensì i loro colleghi della corte di Appello. Saranno questi ultimi a doversi confrontare con quanto deciso dalla Cassazione, ovvero che la lista dei Paesi sicuri non può essere ignorata, ma che caso per caso si dovrà motivare quale sia il rischio che il migrante rischia a essere rimpatriato. In prospettiva, poi, pende la decisione della Corte europea di giustizia, attesa per il marzo 2025. Nel frattempo, però, potrebbe accadere - e palazzo Chigi ci spera tanto - che i governi europei e la Commissione decidano di anticipare i tempi del nuovo Patto per l’asilo (che entrerebbe in vigore nel luglio 2026).
Con l’occhio delle opposizioni, invece, la sentenza della Cassazione è una barriera quasi insuperabile. Così dice Elly Schlein: “Sono rimasti solo lei e qualche suo ministro ormai a reputare più importante la propaganda elettorale rispetto alle condizioni materiali delle persone”.
Secondo la segretaria del Pd, “si tratta di un progetto inumano, inefficace, dispendioso e privo di risultati concreti. Continuare a investire risorse pubbliche in un’operazione che viola i diritti fondamentali è irresponsabile. Sbagliare è umano ma perseverare è inammissibile in un Paese in cui 4 milioni e mezzo di persone non riescono a curarsi”.
Per segretario di +Europa, Riccardo Magi, “è surreale che Meloni invece di dichiarare il fallimento dell’operazione abbia deciso di andare avanti in un tragico gioco dell’oca”. E dice Chiara Appendino, M5s: “Un miliardo di euro buttati nel cesso. Meloni dice che il centro funzionerà, ma oggi non funziona e se anche dovesse funzionare parleremmo comunque di tremila migranti”.
Il Consiglio dei ministri ha approvato anche un decreto Caivano-bis che estende il modello Caivano (un commissario straordinario e un impegno corale di istituzioni varie, ministeri, Invitalia, Sport e salute) a sette nuovi quartieri o città particolarmente degradati. L’intervento riguarderà Scampia e Secondigliano a Napoli, Borgonuovo a Palermo, San Cristoforo a Catania, Quarticciolo e Alessandrino a Roma, San Ferdinando a Rosarno, il comune di Rozzano in Lombardia e Orta Nova in provincia di Foggia.










