di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 19 ottobre 2024
Il provvedimento riguarda i 12 stranieri che si trovano nei centri al di là dell’Adriatico. Bangladesh ed Egitto non sono “paesi sicuri”. La sezione immigrazione del tribunale di Roma non ha convalidato il trattenimento dei migranti all’interno del centro italiano di permanenza per il rimpatrio di Gjader in Albania. Il provvedimento era stato disposto per i dodici stranieri dalla questura di Roma il 17 ottobre scorso, i quali fanno parte dei 16 migranti (dieci provenienti dal Bangladesh e 6 dall’Egitto) trasportati in Albania al Cpr di Gjader dalla nave Libra della Marina militare italiana.
Il destino dei 12 richiedenti asilo è quello di essere riportati in Italia: per effetto del provvedimento non possono rimanere nelle strutture ma non possono nemmeno essere lasciati liberi in territorio albanese. Una nave della Marina Militare domani li riporterà a Bari e successivamente trasferiti in un centro di accoglienza: qui potranno presentare ricorso entro due settimane per ottenere la protezione internazionale.
“I due Paesi da cui provengono i migranti, Bangladesh ed Egitto, non sono sicuri anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea” scrivono i giudici di Roma. Secondo i quali lo stato di libertà potrà essere riacquistato solo al loro rientro in Italia. Per i magistrati “manca il titolo” in base al quale i migranti potevano essere trattenuti in Albania.
L’ordinanza del tribunale di Roma - analoga ad altre già adottate dai giudici di diverse città italiane - pone in serio dubbio il fondamento dell’intero piano albanese, per il quale il governo ha previsto una spesa in cinque anni di oltre 600 milioni. Il presupposto da cui sono nate le norme varate dal ministro Piantedosi è che i rimpatri possano seguire una procedura accelerata (4 settimane) quando riguardano cittadini di una lista di Paesi considerati “sicuri” e che quindi non danno luogo a richieste di asilo. La sentenza della Corte di Giustizia ha però stabilito che tale requisito lo hanno solo nazioni in cui tutte le categorie di individui, nessuna esclusa, siano al riparo da discriminazioni. Non raggiungerebbero questo status molti dei 22 Paesi individuati come “sicuri” dall’Italia. Da qui l’impossibilità di trattenere gli stranieri nei Cpr destinati a questa “procedura accelerata”. “I provvedimenti adottati hanno analizzato le specificità di ciascuna richiesta” ha dichiarato in una nota ufficiale la presidente di sezione del tribunale di Roma Giuliana Sangiovanni.
Riguardo alle reazioni politiche, la Lega batte tutti sul tempo: “I giudici pro immigrati si candidino alle elezioni ma sappiano che non ci faremo intimidire” fa sapere una nota ufficiale del partito di Salvini. “La sinistra giudiziaria aiuta quella parlamentare” sostiene e invece Fratelli d’Italia sul suo profilo ufficiale di X. Il senatore meloniano Rastrelli si spinge a parlare di “atto di guerra dei magistrati contro il governo”. “Abbiamo presentato un’interrogazione sui costi per l’Albania, c’è un danno erariale” incalza invece la segretaria del Pd Elly Schlein. Più pacata la reazione del ministro Matteo Piantedosi: “Rispettiamo la decisione dei giudici, presenteremo ricorso”.










