di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 15 luglio 2024
Ma il protocollo slitta ancora: partenza il 10 agosto. Già montati 10 maxischermi nelle aule. La richiesta del ministero: ogni giorno udienze in videoconferenza in contemporanea. Organici aumentati del 50 % e altri 40.000 euro per l’affitto di una palazzina. Nelle aule del tribunale di Roma sono già stati montati ben dieci maxischermi. L’indicazione pressante del ministero di Grazia e giustizia è: udienze di convalida dei fermi dei migranti portati in Albania a tutto spiano, dieci in contemporanea. In videoconferenza naturalmente. E pazienza se la bistrattata giustizia italiana non ha gli occhi neanche per piangere. Per far partire alla grande il protocollo Albania, vera e propria ossessione di Giorgia Meloni, il governo è pronto a fare di tutto.
La moltiplicazione degli organici - Non ci sono abbastanza giudici? Eccoli qua: l’organico della sezione immigrazione passerà da 14 a 22 unità (con un mirabolante più 50 %) ma soprattutto il presidente del tribunale ha dato disposizione che, nel periodo feriale, tutti i giudici in servizio (anche quelli di altre sezioni che di immigrazione non sanno proprio nulla) vengano utilizzate per le convalide dei fermi dei migranti che vanno fatte entro 48 ore dal provvedimento che sarà firmato dal questore di Roma. Come se l’esame delle richieste d’asilo dei migranti soccorsi nel Mediterraneo e provenienti da Paesi sicuri, fosse la grande emergenza italiana. Ma Palazzo Chigi non ammette défaillance: tutto deve andare per il verso giusto.
Ulteriori costi per l’affitto di una palazzina - I costi, si sa, non sono un problema. Altri 40.000 euro sono in arrivo per l’affitto di nuovi locali per ospitare giudici, cancellieri e giudici di pace che dovranno seguire tutto l’iter per la detenzione amministrativa dei migranti che il governo spera di rimandare a casa.
I moduli per Gjader non sono ancora arrivati - Intanto, a contrariare Palazzo Chigi è arrivata la notizia di un ulteriore rinvio: si partirà il 10 agosto e non più l’1 come aveva annunciato la premier a giugno dopo la sua visita in Albania. I moduli abitativi arriveranno solo il 30 luglio e saranno necessari dieci giorni per montarli nel centro di Gjader dove, secondo programma, ogni migrante, in attesa di conoscere l’esito della richiesta d’asilo processata con le procedure accelerate di frontiera, trascorrerà 28 giorni in regime di detenzione amministrativa. Sempre che i fermi siano convalidati entro 48 ore.
Tutti i dubbi sulla cauzione per i migranti - Perché sul protocollo restano i dubbi di legittimità già espressi nei mesi scorsi dai giudici delle sezioni immigrazione riguardo alla ormai famosa cauzione, unica alternativa per evitare la detenzione amministrativa. L’atteso verdetto della Corte di giustizia europea non arriverà prima del prossimo anno e così, per cercare di bypassare le obiezioni, il ministro dell’Interno Piantedosi ha rimodulato i termini della cauzione, ora variabile da 2.500 a 5.000 euro e pagabile anche da parenti fino al terzo grado che stanno in Europa. Una formulazione che resta discriminatoria.
Ecco come funzionerà - Così come restano in piedi i dubbi sui vari step dell’operazione. Dal 10 agosto a portare i migranti in Albania sarà una nave della Marina italiana a bordo della quale agenti di polizia, con l’aiuto di mediatori culturali, effettueranno un primo screening delle persone salvate per individuare coloro che provengono dai cosiddetti Paesi sicuri e non presentano vulnerabilità: dunque solo uomini maggiorenni apparentemente non fragili. Un secondo screening più approfondito verrà fatto nell’hotspot di Shengjin ma in nessun caso minori, donne, anziani o fragili saranno detenuti e anche i nuclei familiari di primo grado non saranno divisi. Da settembre a fare la spola tra il Mediterraneo e l’Albania sarà invece una nave privata noleggiata.
E i rimpatri avverranno dall’Italia - C’è poi l’ultimo capitolo dei rimpatri, il vero obiettivo dell’operazione Albania. E resta confermato il paradosso: i voli che riporteranno i migranti espulsi nei loro Paesi d’origine dovranno partire dall’Italia. Dunque, alla fine della fiera, anche questi dovranno prima essere portati al di qua dell’Adriatico. Dove ben più facilmente e decisamente con costi ben più bassi avrebbero potuto essere portati sin dall’inizio.










