sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Stefano Giantin

 

La Stampa, 5 dicembre 2019

 

 

L'inferno in terra è una distesa di fango, punteggiata da piccole tende - alcune schiantate sotto il peso della neve - che non offrono riparo alcuno dalle intemperie. È un luogo dove centinaia di disperati, tanti con addosso miseri vestiti, alcuni con ai piedi solo dei sandali, sopravvivono alla neve, a temperature sottozero, sopra quella che un tempo fu era una discarica, vicino a colline ancora oggi disseminate di mine antiuomo.

E praticamente senza servizi igienici e senza alcun tipo di riscaldamento, mentre d'estate il problema maggiore sono i serpenti. Abitato da 500 persone Inferno nel cuore dell'Europa che risponde al nome di Vucjak, il terribile campo profughi allestito mesi fa nei pressi di Bihac, in Bosnia, dove due giorni fa è caduta la prima neve, ultimo oltraggio per almeno 500 migranti che sopravvivono nel sito. E che hanno così deciso di rifiutare ogni tipo d'aiuto, inclusi cibo e acqua.

Sciopero della fame che è una forma di protesta estrema dei migranti, hanno segnalato i media locali, contro le terribili condizioni in cui da mesi sono costretti a vivere, praticamente senza assistenza, mentre attendono la chance giusta per varcare irregolarmente la vicina frontiera con la Croazia e poi proseguire verso Nord, meta l'Europa più ricca.

Ma è anche un ultimatum, reso manifesto su cartelli ottenuti da vecchi cartoni, su cui migranti e profughi hanno scritto "aprite la frontiera" e "vogliamo passare il confine". Migranti che da martedì "rifiutano cibo caldo e tè", ha confermato ieri al portale Klix un membro della Croce Rossa. Problema che perdura da troppo tempo, quello di Vucjak, malgrado gli appelli della comunità internazionale affinché Sarajevo chiuda il campo.

L'ultimo in ordine di tempo - e il più drammatico - l'urlo indignato della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa (CoE), Dunja Mijatovic, anche lei bosniaca, in visita in questi giorni nel suo Paese natale. E la prima tappa è stata proprio Vucjak, "una vergogna per la Bosnia-Erzegovina", qualcosa "che non avevo mai visto nella mia lunga carriera", ha affermato.

Le condizioni nel campo, ha aggiunto Mijatovic, non sono "degne di esseri umani". L'unica cosa da fare ora è "chiudere" Vucjak, subito, spostare i migranti in luoghi accettabili, dove le loro richieste d'asilo possano essere esaminate. E bisogna farlo prima che "la gente inizi a morire", perché il gelo vero, in Bosnia, deve ancora arrivare.