di Damiano Aliprnandi
Il Dubbio, 16 maggio 2024
L’Italia continua ad affrontare la sfida dell’accoglienza dei migranti con un approccio emergenziale, che si dimostra inefficace e poco virtuoso. Questo è quanto emerge da un’analisi dettagliata della fondazione OpenPolis, che evidenzia come i numeri non supportino la narrativa di un’invasione. I dati rivelano che nel 2022 solo il 35,7% dei posti disponibili era coperto dal sistema ordinario di accoglienza (Sai), mentre la restante parte era gestita da centri di accoglienza straordinaria (Cas) e strutture di prima accoglienza. Inoltre, l’accoglienza diffusa, ritenuta un modello più positivo, è ancora scarsamente diffusa: solo in 29 province su 107 i centri sono distribuiti in almeno la metà dei comuni.
Per comprendere il fallimento gestionale, OpenPolis fa parlare i numeri. Nel 2023 infatti le presenze nel sistema di accoglienza hanno raggiunto un picco di 141 mila persone (erano 121.325 i posti nel sistema di accoglienza a fine 2022). “Rispetto all’anno precedente è stato quindi necessario reperire tra i 20 e i 30 mila posti, così come già avvenuto tra 2021 e 2022 - scrive OpenPolis. - La variazione di posti nel sistema di accoglienza è un tema serio, che tuttavia non costituisce un’eccezione. Ogni anno infatti, a seconda dei flussi, il numero complessivo di persone ospitate varia”. Proprio per questo originariamente la legge aveva previsto di affiancare al sistema ordinario (oggi noto come sistema di accoglienza e integrazione - Sai) i centri di accoglienza straordinaria (Cas) attivabili dalle prefetture, anche con procedure d’urgenza. “La logica - sottolinea la fondazione - vorrebbe quindi che il Sai copra gran parte delle necessità lasciando a un sistema più elastico, quello dei Cas, il compito di gestire le variazioni più repentine”.
Il report di OpenPolis, dal titolo “L’accoglienza in Italia in assenza di una prospettiva”, rileva che l’approccio emergenziale presenta diverse criticità. Mancanza di pianificazione: non vi è una strategia a lungo termine per la gestione del fenomeno migratorio, con conseguenti carenze strutturali e difficoltà nell’integrazione degli immigrati. Scarsa trasparenza: i dati relativi al sistema di accoglienza non sono facilmente accessibili, ostacolando la valutazione della sua efficacia e la pianificazione di interventi mirati. Concentrazione in alcune aree: l’accoglienza non è distribuita uniformemente sul territorio, con alcune zone che sopportano un carico maggiore rispetto ad altre. Prevalenza di strutture governative: Iicentri governativi (Cas e prima accoglienza) prevalgono sul sistema ordinario (Sai), che offre un modello di accoglienza più strutturato e orientato all’integrazione.
Secondo OpenPolis, per superare le criticità attuali, è necessario abbandonare l’approccio emergenziale e adottare un modello di accoglienza strutturale e virtuoso. Questo dovrebbe basarsi sul potenziamento del sistema ordinario Sai, ovvero incrementare i posti disponibili nel Sai e rafforzarne le capacità per offrire un’accoglienza adeguata e favorire l’integrazione degli immigrati. C’è bisogno di maggior trasparenza, quindi rendere i dati relativi al sistema di accoglienza facilmente accessibili e promuovere una maggiore informazione pubblica. Altro punto fondamentale è la necessità di distribuire i centri di accoglienza in modo più uniforme sul territorio, evitando la concentrazione in alcune aree. Inoltre, punto fondamentale, è quello di favorire l’accoglienza diffusa su piccoli centri, contrastando la creazione di ghetti e promuovendo l’integrazione con le comunità locali. Da qui, emerge l’urgenza di un cambio di rotta. L’adozione di un modello di accoglienza più virtuoso è urgente non solo per garantire il rispetto dei diritti degli immigrati, ma anche per favorire la coesione sociale e lo sviluppo delle comunità locali. L’attuale sistema frammentato e inefficiente rischia di alimentare tensioni e conflitti, mentre un modello strutturato e ben gestito può rappresentare un’opportunità per il Paese.











