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di Matteo Sannicolò

Corriere dell’Alto Adige, 17 maggio 2026

Il corteo si è riunito a Piedicastello: al centro della contestazione il presidente Fugatti. “Il Cpr non è altro che un lager. Dove le persone vengono private di qualsiasi diritto. È anticostituzionale: non lo vogliamo né a Trento né altrove”. È questo il messaggio comune che risuona nelle parole dei circa mille manifestanti, scesi in piazza ieri pomeriggio per ribadire la loro ferma contrarietà alla realizzazione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) all’interno del capoluogo trentino. Al centro della contestazione, in particolare, è finito il presidente della provincia Maurizio Fugatti, che lo scorso ottobre ha firmato un accordo con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Un protocollo che ha stabilito le principali linee guida, nonché la stima dei costi, la localizzazione e le tempistiche di realizzazione della struttura. Il Cpr, stando all’accordo con Roma, dovrebbe sorgere in via Maso Visintainer (Piedicastello), su un’area di 2.700 metri quadrati stretta tra la tangenziale e l’autostrada del Brennero. La struttura - da 25 posti - sarà realizzata al posto dell’immobile che oggi occupa il terreno e che sarà quindi demolito. L’obiettivo iniziale era quello di rendere operativo il Cpr nella seconda metà del 2026, anche se l’apertura potrebbe slittare ai primi mesi del nuovo anno.

Tuttavia, sono in molti a voler scongiurare questo possibile scenario per la città di Trento: dal mondo della politica a quello dell’associazionismo, passando per studenti liceali e universitari. Ma anche le organizzazioni sindacali. Ieri, per le vie del centro storico, hanno sfilato circa un migliaio di persone. Un corteo autorizzato, pacifico ma decisamente rumoroso, scortato per tutta la sua durata dagli agenti della polizia di Stato. Tra gli organizzatori sentiamo Stefano Bleggi, membro del coordinamento No Cpr: “Sono luoghi di tortura e di sofferenza per persone che non hanno nessuna colpa, se non quella di non avere un permesso di soggiorno”, afferma Bleggi, puntando il dito contro le istituzioni. “Siamo contrari alle politiche di razzismo sistemico del governo Meloni, dell’Unione europea e della Provincia a guida Fugatti. Per questo - continua - rifiutiamo in toto l’accordo sottoscritto con il ministro Piantedosi: un accordo infame, con due milioni di euro si vuole costruire un lager a Piedicastello”. Per i manifestanti l’unica alternativa possibile alla realizzazione di un Cpr è il ripristino del sistema di accoglienza diffusa sul territorio. “Pensiamo che queste strutcondo ture siano disumane e anticostituzionali e costruirne uno a Trento è una cosa indecente - dichiara Damiano Depaoli, studente al quarto anno del liceo scientifico Galilei di Trento -. Per me si dovrebbero riaprire tutti quei progetti per l’integrazione e l’insegnamento della lingua: attività bloccate da quando si è insediata l’amministrazione Fugatti. Una volta i migranti riuscivano a integrarsi in tutta la provincia, mentre ora vengono concentrati solo a Trento: è evidente che in questo modo la gestione è difficile”. SeDepaoli gli stranieri vengono sempre più spesso “usati come strumento di propaganda”, per “designare l’immigrato come il nemico e la persona da espellere dal territorio”. A nome del coordinamento studentesco, inoltre, a lanciare un messaggio è anche la giovane Sofia Scandella: “Ci chiediamo come si sia potuto appoggiare un progetto simile. Nei Cpr, come se non bastasse, ai detenuti viene dato cibo scaduto, vengono picchiati e sedati con psicofarmaci. Il tasso di suicidi è altissimo, con altrettanti episodi di autolesionismo - rimarca Scandella -. Come studentesse e studenti non possiamo accettare che nella nostra città venga costruito un lager”.

In piazza troviamo anche Paolo Rosà, pensionato di Rovereto, che racconta la sua personale esperienza vissuta con un richiedente protezione internazionale: “Io sono qui soprattutto per mandare un messaggio a quelle persone che non si interessano di questi temi - osserva -. L’unica alternativa è l’accoglienza diffusa: io durante il lockdown ho ospitato per sei mesi un ragazzo del Mali, che altrimenti avrebbe probabilmente dormito sotto un ponte. Per me è stata un’esperienza meravigliosa. Ora lui lavora nell’agricoltura ed è riuscito a ricominciare una nuova vita”.

Mentre il corteo sfilava lungo via Belenzani, molte persone hanno chiamato in causa anche il Comune di Trento, chiedendo espressamente una “presa di posizione da parte del consiglio comunale”, per manifestare la propria contrarietà a questo tipo di soluzione. Il Cpr, come detto, dovrebbe sorgere a Piedicastello, dove gli abitanti hanno già espresso il loro parere, come ricorda il presidente della Circoscrizione Andrea La Malfa: “Hanno deciso di farlo qui contro la nostra volontà. Ora vogliamo capire come fermare questo progetto. Come fermare la Provincia e il Ministero”.