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di Silvia Bignami


La Repubblica, 18 novembre 2019

 

Dalla convention di Bologna Zingaretti invoca un cambio nell'agenda dell'esecutivo. Replica grillina: "L'Italia è sott'acqua e loro pensano ai migranti". Orlando: "Noi capaci di pensare due cose insieme".

Alza la testa e la voce. Spezza il sorriso arringando la platea con l'agenda che deve riempire di anima il Pd e di contenuti il governo. Nicola Zingarettí dal palco dell'assemblea Pd riunita a Bologna incalza Palazzo Chigi: "Chiederemo Ius Soli e Ius Culturae, certo che lo faremo.

E poi via i decreti sicurezza, più giustizia sociale e fiscale, parità di salario tra uomo e donna, e battaglia al machismo sovranista". Profumo di sinistra che piace alla platea dem, reduce da una tre giorni di applausi a Maurizio Landini e di entusiasmo per le 12mila sardine sul Crescentone contro Salvini.

Ma che si infrange subito contro il muro a 5 Stelle, riaprendo lo scontro a Roma: "Sono sconcertato - gela Luigi Di Maio - Col maltempo che flagella l'Italia, il futuro di 11 mila lavoratori a Taranto a rischio, qui si parla di Ius soli". Si litiga di nuovo, stavolta tra Pd e 5 Stelle, impegnati a battibeccare fino a sera. Al capo politico del Movimento, che riduce le richieste dem a "slogan e campagna elettorale" risponde il sarcasmo di Andrea Orlando: "Noi non pensiamo ai guai dell'Italia? Sembrerà impossibile ai 5 Stelle, ma noi riusciamo a pensare anche due cose nella stessa giornata".

Ribatte in serata di Maio: "Da una parte si vuol fare lo Ius Soli e dall'altra togliere quota 100. Assurdo". Così la frattura nel governo è aperta, proprio nel giorno in cui il Pd si dà nuova forma e una nuova sostanza. A cominciare dallo Statuto, che cambia con la fine della corrispondenza tra segretario e candidato premier, archiviata con 566 voti a favore (5 astenuti e un contrario) insieme all'autosufficienza Pd.

"Finalmente si cambia, è l'inizio di un partito più aperto" dice Zingaretti. Ma anche di un partito che sulle orme di Fabrizio Barca, ex ministro ospite sabato della tre giorni democratica, deve ritrovare "radicalità". Da qui l'agenda di Zingaretti per mettere il governo sulla strada indicata dal Pd "che è il primo partito della coalizione nel Paese".

"Ci batteremo perché al più presto si rivedano i decreti Salvini - attacca il segretario. Ci batteremo per far approvare lo Ius culturae e Ius soli. Faremo una legge per la parità salariale tra donne e uomini. E lo faremo per raggiungere l'obiettivo e non per mettere bandierine e avere un'intervista sui giornali. Serietà e non comizi".

Il leader dem insiste sulla giustizia sociale, per "temperare il capitalismo" e su quella fiscale, contrapposta al "no fax" a ogni costo di Matteo Renzi. All'ex segretario Pd, che con Italia Viva vuol svuotare il Pd come ha fatto Macron coi socialisti francesi, Zingaretti manda un messaggio: "Non s'illuda chi combatte il Pd per rosicchiare consensi. Scava la fossa per sé e per il centrosinistra".

Il leader tiene aperta la porta ai 5 Stelle, "perché non si può governare da avversari", ma per ora il Movimento risponde picche. E anzi, la "radicalità" cui s'aspira alla kermesse bolognese finisce per far alzare le antenne pure all'anima liberai che alberga nel Pd. S'alza la voce governista di Lorenzo Guerini, e un ex renziano come Andrea Marcucci sí unisce a Giorgio Gori nell'ammonire di "non fare un favore" a Renzi spostando il Pd troppo a sinistra. "Quello che leggo da Bologna non mi convince - twitta in serata il sindaco di Pesaro Matteo Ricci - Zingaretti corregga il tiro, perché serve un polo riformista, non la sinistra radicale".