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di Elisa Sola

La Stampa, 19 marzo 2025

La procuratrice dei minori: sfruttati, ma non chiedono aiuto. Emma Avezzù: “Arrivano dal nord e centro Africa: molti sono sfruttati da adulti”. “Spesso sono vittime di tratta usati per spacciare. Non chiedono aiuto quindi ci mancano riscontri”. Arrivano dal mare, dopo viaggi tempestosi. Bagnati dalle onde, avvolti da coperte termiche. Dichiarano un nome, se sono abbastanza grandi per parlare. Si chiamano Joy. Si chiamano Ben. Si chiamano Mohamed. Sono senza documenti. Senza un’età definita. Senza un’identità. Sono l’esercito indistinto di quelli che la nostra burocrazia chiama “minorenni non accompagnati”. Sono neonati, per la minor parte delle volte. O bambini ragazzini, nella maggior parte dei casi. Vengono accolti nelle comunità più vicine al luogo dello sbarco. E poi trasferiti al Nord. Spesso a Torino.

Perché Torino? Sarà perché la frontiera francese è vicina, è il luogo più ambito per molti di questi ragazzini sperduti. “Vorrei raggiungere mio zio”. “Ho un cugino che vive là”. Non è chiaro se gli adulti evocati siano davvero parenti. O connazionali pronti a sfruttarli. “Il sospetto che possano essere vittime di tratta, c’è”, spiega Emma Avezzù, a capo della procura dei minori di Torino. “Parliamo di sospetti - precisa - facciamo delle ipotesi perché osserviamo dei fenomeni. È il caso dei nordafricani minorenni che chiedono, appena sbarcati, di poter raggiungere presunti parenti a Torino. Non sappiamo perché, ma abbiamo il dubbio che possano essere messi sulla strada per delinquere”. Sfrecciano sui monopattini davanti a Porta nuova. Fumano l’erba nei giardini Sambuy. A volte gli agenti della Polfer li arrestano per piccoli spacci, piccoli furti, rapine. Chi sono? E chi sono davvero gli “zii” che dovrebbero proteggerli?

Baby pusher - Ci sono anche delle certezze. Come nel caso dei baby pusher. Di baby non hanno più nulla. Se non l’età, mai dichiarata e bruciata dalla vita di strada. “Su di loro non abbiamo dubbi - dichiara Avezzù - arrivano dalla Nigeria, dal Gambia, per essere assoldati”. Le inchieste sulla mafia nigeriana lo dimostrano. L’esercito di sfruttati spaccia da largo Palermo a piazza Bengasi, seguendo la linea del 4 e della metro.

Prove di iniziazione - L’ultima inchiesta sui Viking, branca della mafia nigeriana al centro di un processo finito con 22 condanne, racconta molto bene il mondo dei bambini sfruttati. Le femmine vengono messe sulla strada anche a 12 anni. Vendute dopo “riti di affiliazione” che consistono in stupri di gruppo. I maschi, se superano la “prova della iniziazione” - pestaggi violentissimi a suon di bastonate e ferite inferte con cocci di bottiglia - sono pronti per spacciare coca, eroina e crack. Anche loro sono dei fantasmi. Con nomignoli scelti dal clan. Quanti anni hanno, non lo sanno neanche loro. È un dato che si sa, a volte, solo se vengono arrestati. Dice Avezzù: “Non possiamo dare numeri. Non emergono. Sono nascosti. Non chiedono aiuto”.

Le identità rubate - Poi ci son i neonati dalle identità rubate. Gestiti da ladri di documenti scoperti per caso. Da un’inchiesta coordinata dal pm Mario Bendoni, era emerso il traffico, gestito da uomini marocchini, che assegnavano a bambini nati a Torino genitori diversi da quelli veri. Solo sulla carta, per truffare lo Stato e fare ottenere alle madri e a uomini che non erano i loro veri padri la cittadinanza nel nostro Paese. Su questo fenomeno non ci sono dati. Come si fa a contare gli invisibili? Il reato si chiama “alterazione dello stato civile” praticata con la sostituzione del neonato. La pena va fino a dieci anni.

I bambini venduti - Bambini con genitori diversi dai propri. E bambini venduti. Come la piccola di sette mesi, trovata ieri in un alloggio di Barriera. Sedata e fatta arrivare su una barca in Italia a ottobre. Figlia di chi? Figlia di nessuno. “È un caso eccezionale - commenta Avezzù - è davvero molto piccola. Non è mai stata registrata. Sappiamo che è stata portata via dalla mamma, una donna sola che vive in Marocco. E vivere sole in Marocco, Paese musulmano, da madri sole non è per nulla facile. La neonata è stata portata in Italia e affidata, dietro pagamento, a due connazionali. Non sappiamo perché. Come procura siamo stati in silenzio finora per non rovinare l’indagine. Una qualsiasi nostra mossa avrebbe potuto destare sospetti e portare gli indagati a nascondere o persino a sopprimere questa bambina. Ora che è stata salvata, avvieremo la procedura di adottabilità”.

I numeri - Quanti sono i neonati fantasma? Nessuno lo può dire. Anni fa hanno scoperto un bambino di Moncalieri che non era mai stato registrato all’anagrafe. Era un “senza identità”, anche lui. Non possiamo contare i neonati invisibili, ma possiamo osservare. Fa notare Avezzù: “Come le puerpere che escono dall’ospedale senza dichiarazione di nascita. È vero che la si può fare anche in Comune, ma occorre vigilare”. Qualcuna potrebbe sfuggire. Qualche neonato finire nell’esercito del nulla.