di Tommaso Ciriaco
La Repubblica, 9 giugno 2021
Dai salvataggi in mare alla redistribuzione e aiuti alla Libia. Ci lavora il Pd. Contatti con Viminale e Chigi. Si punta a tenere dentro anche Salvini in vista del Consiglio Ue di fine mese. Mentre i ministri degli Interni europei sembrano arrancare anche per rilanciare il patto di Malta sulla redistribuzione volontaria dei migranti tra Paesi volenterosi dell'Unione, la maggioranza di governo prova a costruire le condizioni per aiutare Mario Draghi nel difficile negoziato in Europa, in vista del Consiglio europeo del 24-25 giugno. L'obiettivo è portare l'Unione a investire - politicamente e finanziariamente - sui Paesi costieri del Nord Africa. Contestualmente, si mira a favorire un'intesa per la chiusura dei campi in Libia, per rafforzare i salvataggi in mare e creare corridoi umanitari, oltreché per puntare sui rimpatri assistiti. Sono tutte linee guida della mozione che il Partito democratico sta scrivendo proprio in queste ore, in vista del passaggio parlamentare del 21 giugno, alla vigila del summit dei leader Ue di fine mese. Una bozza che il Nazareno sta negoziando con l'esecutivo, a partire dal Viminale. E che ha l'ambizione di diventare testo condiviso di maggioranza - Salvini permettendo - che aiuti il premier nella difficile trattativa a Bruxelles.
È una partita tutta in salita. Un accordo complessivo in sede europea sconta resistenze fortissime dei Paesi di Visegrad. Sono le capitali di solito "gestite" con grande abilità da Angela Merkel. Nulla di tutto questo è più possibile, a causa delle imminenti elezioni tedesche che sanciranno la fine dell'era della Cancelliera. La conseguenza è lo stallo della grande riforma dei migranti presentata ormai dieci mesi fa dalla Commissione di Ursula von der Leyen, rimasta lettera morta a causa dei veti incrociati dei Paesi dell'Est e di quelli Mediterranei, che la giudicano troppo timida.
E siamo all'oggi. Draghi, come è noto, su muove su due binari. Il primo è quello che mira a rafforzare l'intesa con Parigi, per costruire la stabilizzazione del teatro libico. Il secondo passa dalla pressione diplomatica per far avanzare il negoziato a Bruxelles. Le resistenze, però, restano. Per questo, proprio la segreteria del Partito democratico ha affidato a Enrico Borghi e Lia Quartapelle la missione di elaborare un testo che possa nello stesso tempo segnare l'identità del partito e aiutare il governo in vista della battaglia in Europa.
Nelle scorse settimane, riservatamente, la piattaforma è stata illustrata alla ministra Luciana Lamorgese. E non sono mancati i contatti con Palazzo Chigi. Ne sta uscendo fuori un testo che prevede tra i punti centrali alcuni principi: salvataggi in mare, corridoi umanitari e chiusura dei campi in Libia, redistribuzione dei migranti, rimpatri assistiti e integrazione degli aventi diritto (anche sulla base delle esigenze dei Paesi "ospitanti").
E ancora, presidio delle frontiere Sud della Libia, con particolare attenzione alle vicende del Sahel (dossier che sta a cuore soprattutto a Macron). Infine, un piano europeo per l'Africa che punti a sostituire l'economia illegale basata sul traffico illecito di esseri umani con investimenti sullo sviluppo. Nella bozza è stato inserito anche il richiamo al rischio che i flussi migratori illegali possano essere utilizzati da potenze straniere ai fini di una cinica competizione geopolitica.
L'obiettivo è portare anche Matteo Salvini e il resto del centrodestra su questa linea. Facendo leva sul fatto che gran parte del piano richiama principi enunciati proprio da Draghi. Tutto per sostenere lo sforzo del premier in Europa. Nel frattempo, anche l'incontro tra i ministri dell'Interno non sembra portare a risultati sul fronte del patto di Malta (che tra l'altro lo stesso Draghi considerava non sufficiente a risolvere in modo strutturale i nodi sul tavolo).
Lo lascia intendere anche Luciana Lamorgese, che rivolgendosi ai colleghi continentali ha insistito sulla necessità di sostenere i Paesi della sponda africana: "Per ridurre la pressione migratoria ai confini esterni europei, e conseguentemente anche i movimenti secondari all'interno dell'Unione - ha detto - dobbiamo intensificare tutti i nostri sforzi a livello politico affinché le istituzioni della Ue pongano subito mano a robusti accordi di partenariato strategico con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, a partire dalla Libia e dalla Tunisia, per consolidare i processi di stabilizzazione in atto e per contribuire al loro sviluppo economico".
È lo stesso pallino di Draghi. Il premier italiano, assieme a Macron, punta a rafforzare anche finanziariamente Tripoli per stabilizzare l'attuale quadro politico, nonostante le resistenze del blocco dell'Est Europa. "Per i Paesi mediterranei riuniti nel gruppo Med5 - ha aggiunto non a caso Lamorgese - è fondamentale che la trattativa sul nuovo Patto immigrazione e asilo segua contemporaneamente, su un doppio binario: i temi legati alla responsabilità e quelli concernenti la solidarietà tra Stati membri con la previsione di un equo meccanismo di redistribuzione dei migranti in Europa". Non sarà un obiettivo facile da raggiungere.











