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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 1 aprile 2025

Bruxelles non si oppone al nuovo uso, ma le ambiguità giuridiche restano. Tra 7-10 giorni i primi trasferimenti. Esposto alla Corte dei conti. “Secondo le nostre informazioni in questi centri si applicherà la legge italiana, come è stato per l’asilo”. Ieri il portavoce per gli Affari interni e l’immigrazione della Commissione Ue Markus Lammert ha risposto così al giornalista di Radio Radicale David Carretta, che chiedeva conto del cambio di destinazione d’uso dei centri in Albania decretato venerdì dal governo Meloni. All’avvio del protocollo l’istituzione comunitaria aveva sostenuto questa posizione, “non sono contro ma fuori il diritto Ue”, in base al fatto che Shengjin e Gjader non si trovano in territorio italiano, e dunque europeo, e che i migranti non avevano superato i confini comuni. L’Ue non aveva dunque giurisdizione. Una tesi spericolata, contraddetta dal fatto che la Corte di giustizia europea si esprimerà sul tema, che adesso manca pure della premessa originaria visto che saranno trasferite persone entrate e vissute in Italia. Per questo il deputato di +Europa Riccardo Magi attacca: “Dalla Commissione nessun via libera, il portavoce si è arrampicato sugli specchi per compiacere il governo italiano”.

Secondo Lammert - che esprime una posizione politica mentre il controllo di legalità spetta ai giudici - “in linea di principio il progetto rispetta le norme Ue”. In ogni caso, ha specificato, si tratta di cosa diversa dagli “hub per i rimpatri” in paesi terzi che, forse, saranno istituiti da una nuova direttiva. In pratica, dopo averli mandati oltre Adriatico e parcheggiati per un po’, i migranti dovranno comunque essere riportati in Italia prima di finire, eventualmente, su un aereo diretto nel loro paese. Un meccanismo crudele e illogico, su cui non è escluso si accendano i fari della Corte dei conti: il portavoce di Coalizione civica Treviso, Luigi Calesso, ha presentato un esposto domenica scorsa chiedendo verifiche.

Intanto in zona Viminale fervono i preparativi per il primo trasferimento “tra 7-10 giorni”, ha detto il ministro Matteo Piantedosi. Sarà il test sulle novità del decreto. Inizialmente le strutture del protocollo Meloni-Rama erano state pensate per i richiedenti asilo originari dei “paesi sicuri” a cui sono riservate, prima dell’ingresso nel territorio nazionale, le procedure accelerate di frontiera che prevedono la detenzione fino a 28 giorni. In attesa che su questo aspetto si esprima la Corte di giustizia Ue - il 10 aprile leggeremo il parere indipendente dell’Avvocato generale - l’esecutivo si gioca la carta di ampliare le funzioni, ma le zone d’ombra restano tante.

I trasferimenti riguarderanno irregolari che non hanno mai chiesto asilo o quelli che hanno ricevuto un diniego definitivo. Entrambi destinatari di provvedimenti di espulsione e con il trattenimento già convalidato dal giudice di pace. Ma bisognerà vedere cosa accadrà se una persona del primo gruppo chiede protezione o una del secondo “reitera la domanda”. A quel punto dovrebbe esprimersi la Corte d’appello di Roma, ma il fatto che il migrante si trovi in Albania potrebbe creare problemi di diversa natura.

Altra ambiguità riguarda il trasferimento a Gjader senza nuova convalida del giudice. Il governo ha detto chiaramente che lo ritiene uguale a uno “dal Cpr di Trapani a quello di Milano”. Secondo la docente di diritto Ue Chiara Favilli, però, si rischiano questioni di legittimità: “L’articolo 13 della Costituzione prevede che la legge stabilisca casi e modi della privazione della libertà personale e che ci sia una convalida dell’autorità giudiziaria. Questo decreto non dispone chiaramente i presupposti del trasferimento in Albania e lascia molta discrezionalità all’autorità di polizia”.

Da chiarire resta poi la logistica dell’operazione. “L’ingresso dei migranti in acque territoriali e nel territorio della Repubblica di Albania avviene esclusivamente con i mezzi delle competenti autorità italiane”, dice il protocollo. Per come era pensato all’inizio sarebbe dovuto avvenire tutto in nave dal porto di Shengjin, ma venerdì Piantedosi non ha escluso l’utilizzo di aerei. Servirebbe, a meno di pensare a un servizio in elicottero, un salvacondotto del governo albanese tra lo scalo di Tirana e Gjader. Da quel versante non risultano ancora novità legali.

Restano invece i malumori politici. “Non riteniamo corretto sia stata cambiata in questo modo la destinazione dei centri, che dovevano servire per i richiedenti asilo trovati in mezzo al mare. Siamo preoccupati per le novità non trasparenti”, afferma Lindita Metaliaj. La deputata è stata eletta a Lezhe, vicino Gjader, dal Partito democratico, l’opposizione di centro-destra al primo ministro Edi Rama. Tutta l’attenzione è concentrata sulle elezioni del prossimo 11 maggio, ma è in corso un approfondimento su possibili azioni politiche e legali contro la modifica unilaterale dell’accordo.