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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 17 aprile 2025

Quinta ispezione dei parlamentari d’opposizione e del Tavolo asilo e immigrazione nei Centri in Albania. “Ci sono state proteste e atti di autolesionismo. Ma nessuna rivolta, né arresti. Le persone vivono un grande sconforto: non capiscono perché sono qui”, dice l’esponente. La deputata del Pd Rachele Scarpa risponde al telefono appena uscita dal Cpr di Gjader, in Albania, dove ha svolto il quinto sopralluogo. È stata la parlamentare più assidua nelle strutture d’oltre Adriatico. “Non ci hanno fatto ispezionare la parte detentiva”, denuncia. La delegazione, organizzata dall’opposizione e dal Tavolo asilo e immigrazione, è riuscita a parlare solo con alcuni dei trattenuti: non tutti hanno precedenti penali, sono originari di Algeria, Bangladesh, Marocco, Moldavia, Nigeria e Pakistan.

Sono state smentite le notizie, uscite non si sa bene da dove, su una rivolta nel centro e sull’arresto di dieci migranti. Com’è la situazione all’interno?

Di grande sconforto per le persone trattenute. A malapena hanno capito perché sono state trasferite in Albania. Ci hanno raccontato che si sono verificati atti di autolesionismo e proteste, a conferma che quando alle persone viene tolto tutto hanno solo due modi per esprimersi: sul proprio corpo o sull’ambiente intorno. Comunque per ora dovrebbe essersi trattato di proteste contenute. Nessuno è stato trasferito nel penitenziario adiacente al Cpr.

Avete visto ambienti danneggiati?

Non abbiamo avuto la possibilità di entrare all’interno della parte detentiva. In pratica abbiamo girato intorno al Cpr parlando brevemente con chi era all’esterno dei moduli abitativi, a cui però non ci è stato consentito l’accesso. Forse perché avremmo trovato qualcosa.

Delle 40 persone iniziali ne restano 38. Un’altra è stata riportata in Italia. Perché?

Abbiamo dovuto desumere questo fatto dalla consultazione del registro degli eventi critici perché nessuna informazione ci è stata data in maniera esplicita. La prefettura non c’era e l’ente gestore dice di non essere autorizzato a rispondere alle nostre domande. In ogni caso sappiamo che una persona ha compiuto diversi atti di autolesionismo e quindi è stata richiesta una nuova valutazione dell’idoneità al trattenimento. La commissione per le vulnerabilità, che sostituisce l’Asl, ha negato l’idoneità. Verosimilmente la persona è stata riportata in Italia martedì sera. Ma non abbiamo conferme ufficiali sulle modalità. Comunque in poche ore due migranti sono stati rimandati indietro: una doppia sofferenza per loro, un doppio spreco di risorse pubbliche per noi.

Non vi fanno entrare, non vi danno informazioni. E il potere ispettivo dei parlamentari?

Questa opacità è un ordine esplicito del governo. È il segno di riconoscimento di tutta l’operazione Albania. Già un Cpr posizionato all’estero limita i nostri poteri di controllo, non facciamo finta non sia così. Dopo il nuovo decreto rileviamo anche la negazione delle informazioni richieste, per cui abbiamo presentato degli accessi agli atti.

E se comunque non ve le daranno?

Attendiamo la scadenza dei trenta giorni. Poi avvieremo azioni legali.

Almeno le persone trattenute hanno una tutela legale?

L’ente gestore dice che tutti hanno ricevuto un avvocato d’ufficio o ne hanno nominato uno di fiducia. Ma non possiamo confermarlo, abbiamo incontrato solo una parte dei trattenuti. Quelli con cui abbiamo parlato hanno detto che hanno potuto effettuare delle telefonate. Ma con tempistiche ridotte.

Il monitoraggio andrà avanti?

Sì, deputati ed europarlamentari garantiranno una presenza anche nei prossimi giorni e settimane. Vogliamo capire bene cosa sta accadendo e mantenere alta l’attenzione. Vogliamo che quelle persone, messe ai margini, non si sentano abbandonate.