di Danilo Ceccarelli
La Stampa, 1 settembre 2026
Il leader del Maggio francese Cohn-Bendit: “La storia non sempre va avanti, oggi molti subiscono il fascino della regressione”. “Viviamo in un mondo in cui far paura dà i suoi frutti”. È la ricetta del successo dell’estrema destra in Europa riassunta da Daniel Cohn-Bendit, ex eurodeputato dei Verdi e storico leader del ‘68 parigino, che analizza la strategia sovranista: “Si comporta come i comunisti degli anni Cinquanta: in campagna elettorale promettono di tutto ma quando arrivano al potere fanno il contrario”.
Monsieur Cohn-Bendit, come si questa progressione?
“Le nostre società sono stanche e temono i problemi odierni. Ci eravamo abituati all’idea kantiana di una pace perpetua, poi improvvisamente la Russia ha attaccato l’Ucraina e in Europa è tornata l’ansia della guerra. Allora una parte della società si è coperta gli occhi per non vedere quello che sta accadendo, come fanno i bambini. Per questo quando i sovranisti e i populisti come Donald Tump affermano che il riscaldamento climatico non esiste riscuotono successo. Se non c’è, non bisogna averne paura. Ma le nostre società, così facendo, subiscono una regressione infantile”.
Come si è arrivati a questo punto?
“C’è una moltitudine di responsabilità. Le forze democratiche riformiste, che siano di destra o di sinistra, non sono state in grado di ridare speranza alla società”.
Che pericoli corre l’Ue?
“Il rischio per l’Europa è quello di rimanere bloccata e di essere incapace di rispondere alla sua principale sfida: quella di un mondo dominato da Cina, Russia e Stati Uniti. In un simile quadro, l’estrema destra sbandiera il miraggio di un rafforzamento nazionale, che però andrebbe solamente ad indebolire l’Ue e gli Stati in cui verrebbe applicato”.
Lo stesso promosso in Germania dall’Afd, che alle elezioni di questa domenica in Sassonia potrebbe aggiudicarsi il suo primo Land...
“L’Afd è molto forte ma non vincerà. Incasserà circa il 40% dei voti senza ottenere la maggioranza assoluta, mentre i social-democratici, i cristiano-democratici, i Verdi e Die Linke arriveranno al 46%. L’estrema destra non riuscirà ad arrivare al governo a causa della proporzionale”.
In Francia, però, Marine Le Pen viene data come favorita alle presidenziali del 2027...
“Anche lei fa leva sul razzismo. L’estrema destra vuole ottenere il potere attraverso la paura dello straniero, sbandierando l’idea di una società etnicamente omogenea, raggiungibile con la remigrazione. Le Pen ha promesso che in caso di vittoria organizzerà un referendum per vietare l’utilizzo del velo, ma la Corte costituzionale non glielo permetterà. Questo la leader del Rassemblement lo sa, ma sfrutta comunque il tema per la sua campagna elettorale”.
A proposito di immigrazione, l’Italia ha prolungato la sospensione di Schengen con la Spagna...
“È ridicolo. L’Italia applica controlli nei suoi aeroporti per bloccare i giovani immigrati di Ceuta che dovrebbero arrivare in aereo? Si gioca con la paura ma non c’è nessun pericolo”.
Pensa che il risultato del recente referendum tenutosi in Islanda, dove è stata bocciata la proposta di riallacciare le negoziazioni per entrare nell’Ue, abbia subito l’influenza sovranista?
“L’esito di quel voto è riconducibile alla tradizionale ambiguità che i Paesi scandinavi hanno nei confronti dell’Ue. Tutta l’economia dell’Islanda dipende dall’Europa, ma Reykjavík non può dire la sua all’interno dell’Unione e questo in un certo qual modo la rassicura. Un po’ come la Danimarca, che non vuole l’euro nonostante la sua moneta dipenda dalla valuta comune”.
L’Europa deve fare i conti anche con le ingerenze esterne che sostengono i movimenti populisti e sovranisti, come quelle ormai esplicite di Elon Musk...
“In una situazione di angoscia come quella odierna ci sono figure come la sua che accentuano il senso di smarrimento della popolazione. Bisogna ricordare chi è Musk per capire i motivi del suo successo negli ambienti dell’estrema destra europea: una persona di un’intelligenza incredibile, con delle capacità imprenditoriali straordinarie. Ma è rimasto traumatizzato dalla perdita di potere dei bianchi nel Sudafrica, dove è nato, per questo gioca sul concetto di purezza etnica, che a suo dire bisogna ritrovare”.
Da giovane, quando nel ‘68 guidava le proteste del Maggio parigino, avrebbe mai immaginato di dover parlare ancora di certi argomenti sessant’anni dopo?
“La storia non si ferma mai, ma non sempre avanza positivamente. Nel mondo di oggi, che ovviamente non è lo stesso di quello del ‘68, c’è una fascinazione nei confronti della regressione, sulla quale tutti fanno leva”.









