di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 10 febbraio 2023
L’idea, fino a pochi mesi fa evocata solo dal gruppo di Visegrad, raccoglie ora consensi più trasversali con la saldatura del fronte dei Paesi del Mediterraneo, quelli dell’area baltica e quelli del Nord Europa concordi nella necessità di una stretta incentrata sulla protezione dei confini. Uniti sull’idea di fare dell’Europa una fortezza, chiudendo le porte ai migranti, meno su come farlo e su come e a chi dare solidarietà per il maggior onere nella gestione dei flussi migratori. Ognuno deciso comunque a far valere la priorità delle proprie richieste sulla spinta di nazionalismi che prevalgono sullo spirito comunitario. “Sosterrò le richieste degli altri Paesi e spero che loro sosterranno le mie”. Con questo auspicio era cominciata la giornata di Giorgia Meloni al Consiglio europeo, con l’Italia pronta a dare il suo assenso alla costruzione di barriere fisiche sui confini di terra e la premier convinta di “aver fatto passi avanti enormi anche sul tema della specificità del confine marittimo”.
Consensi trasversali sulle barriere alle frontiere - L’immagine della “Fortezza Europa”, fino a pochi mesi fa evocata solo dal gruppo di Visegrad, raccoglie ora consensi più trasversali con la saldatura del fronte dei Paesi del Mediterraneo, quelli dell’area baltica e quelli del Nord Europa concordi nella necessità di una stretta europea incentrata sulla protezione dei confini, sul rilancio dei rimpatri e su un piano di investimenti in Africa. Anche Germania e Francia spingono spingere sull’acceleratore con il cancelliere Olaf Scholz che chiede “politiche pratiche già quest’anno” e Emmanuel Macron che sollecita “coerenza per ridurre la pressione migratoria”.
Le spinte nazionaliste - Che poi tutto questo si traduca nella decisione di finanziare la costruzione di muri come chiede lo schieramento guidato da Austria, Polonia, Grecia, è tutto da vedere. “C’è bisogno di misure che funzionino davvero. La Bulgaria, ad esempio, ha bisogno di un aiuto concreto, di denaro per poter effettivamente attuare la protezione delle frontiere, sostenerlo è anche l’obiettivo dell’Austria”, la posizione del cancelliere austriaco Karl Nehammer. E “non è molto logico che l’Ue finanzi tecnologie o droni e sistemi di sorveglianza, ma rifiuti di finanziare i muri” quella del premier greco Kyriakos Mitsotakis che insiste nel chiedere che “le recinzioni dovrebbero essere incluse nel pacchetto di finanziamenti europei”. Muri o non muri, paesi come la Polonia avvertono che i loro confini li difenderanno comunque: “Siamo inequivocabilmente a favore della chiusura delle frontiere esterne, la sovranità degli Stati membri non dovrebbe essere minacciata da una protezione inefficace delle frontiere e non, ad esempio, da quote o ridistribuzione dei migranti, dice il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki. Che l’accordo su come difendere le frontiere dell’Europa non sia proprio a portata di mano lo ammette il premier olandese Mark Rutte : “La bozza delle conclusioni del Consiglio europeo afferma che ogni Paese decide per sè, la Commissione potrebbe contribuire a finanziare le barriere. Tuttavia, molti Paesi sono contrari alle barriere finanziate dalla Commissione e la coalizione olandese è divisa su questo argomento”.
Solo Borrell contrario ai muri - Certo è che l’unico ad opporsi nettamente alla costruzione dei muri sembra rimasto l’Alto rappresentante Ue Joseph Borrell che insiste sui rimpatri, chiedendo ai Paesi terzi di “riprendersi indietro i migranti irregolari offrendo corridoi di immigrazione regolare” perché il punto non è fermare un fenomeno “antico come l’umanità ma gestirlo “in un modo umano prima di tutto”. Persino la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola sembra avere difficoltà nel mettere a fuoco la strada da seguire: “Penso che piuttosto che focalizzarsi sulle divergenze tra gli Stati e sulle linee di frattura sia geografiche che politiche, che riflettono molte posizioni nazionali, direi di guardare dove si trova la nostra politica sulle frontiere esterne”.











