di Fabio Tonacci
La Repubblica, 27 giugno 2019
Il Viminale cavalca da mesi lo slogan dei porti chiusi, ma a giugno ci sono stati mille sbarchi sulle coste italiane. Eppure si parla soltanto dei 42 migranti salvati dalla Ong. Mentre Salvini indica il dito, l'Italia non vede la Luna. E la Luna sono 344 migranti arrivati con barche e barchini direttamente sulle nostre coste, negli stessi giorni in cui il ministro si è esibito in direttive contro la Sea-Watch 3 e nella propaganda dei porti chiusi, orchestrando la più asfissiante manovra a tenaglia contro una Ong mai vista finora. La grande ipocrisia di Matteo Salvini sta tutta qui, nella realtà dei fatti.
E in quel suo tentativo di illudere l'opinione pubblica di aver risolto un fenomeno epocale qual è quello delle migrazioni dall'Africa, bloccando una sola nave a quindici miglia da Lampedusa. Lì dove per quattordici giorni ha galleggiato la coscienza sporca dell'Europa. Il 19 giugno, per esempio. Settimo giorno dello stallo.
A fine giornata, Salvini in diretta Facebook racconta che a lui "il rifugiato vero non pone alcun problema", e che, invece, "il problema sono le centinaia di migliaia di furbi e spacciatori che arrivano in Italia a far casino". Poi un saluto all'equipaggio di Sea-Watch 3, alla sua maniera: "In Italia non si arriva". Peccato che in Italia, e proprio a Lampedusa, siano appena arrivati 45 migranti (kenioti, somali, ivoriani, senegalesi) su una barca di legno, portati a terra da una motovedetta della Guardia di finanza. Però il problema è la Sea-Watch.
Il 24 giugno, dodicesimo giorno di stallo. "Caro parroco - scrive Salvini su Twitter, rivolgendosi a don Carmelo che protesta dormendo sul sagrato della chiesa - io non cambio idea: porti chiusi a chi aiuta i trafficanti di esseri umani. Dorma bene". E sono appena arrivati, sempre a bordo di barchini, 59 migranti a Crotone e tre (tunisini) a Lampedusa.
Tre sono quelli che sono stati rintracciati, gli altri sono spariti appena hanno toccato terra. Ma il problema è la Sea-Watch. Ancora ieri, 26 giugno, quattordicesimo giorno di stallo: Salvini defmisce la capitana Carola "sbruffoncella" e "fuorilegge", mentre a Crotone un veliero monoalbero di 16 metri si incaglia sulla spiaggia, con 47 migranti sopra (iracheni, pakistani, curdi). Porti diversamente chiusi, vien da dire.
Dall'inizio dell'anno i conteggi del Viminale segnano 2.511 arrivi (quasi 1.000 solo a giugno), di cui 1.159 direttamente sulle spiagge italiane, senza interventi di soccorso di navi mercantili o militari. Le Ong hanno salvato e portato 185 persone (escludendo i 42 ancora sul ponte della Sea-Watch 3, e per i quali la capitana Carola Rackete ha ricevuto rifiuti allo sbarco da Italia, Malta, Olanda e Francia).
E che sia una questione tutta politica, e non di accoglienza, lo si capisce perché per quelli della Ong tedesca ci sono una cinquantina di città tedesche che vogliono ospitare i richiedenti asilo salvati il 12 giugno scorso, e anche l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia si è detto disponibile. Ma Salvini fa finta di non sentire, non li fa scendere. Perché il problema, il suo problema, è la Sea-Watch.










