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di Nello Trocchia

Il Domani, 2 luglio 2026

Migrante liberato dal Cpr albanese, il tribunale di Roma: “Alla luce di tale situazione di provvisoria incertezza, appare necessario ed equo privilegiare, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, la tutela della libertà personale quale diritto di rilevanza costituzionale. Per questi motivi non convalida il trattenimento di M.K.”. Due righe per sospendere l’impianto normativo sui diritti dei migranti voluto dal governo Meloni nonostante l’approvazione del regolamento europeo sui rimpatri. Regolamento salutato con giubilo e come una vittoria dalla presidente del Consiglio. La decisione è stata assunta dal tribunale di Roma, poche ore fa, e firmata dalla giudice Maria Carmela Magarò che ha liberato un migrante, rinchiuso nel Cpr di Gjader in Albania, in nome della tutela della libertà personale come diritto costituzionalmente preminente.

Il giudizio tiene ovviamente conto delle nuove disposizioni europee e italiane, ma la decisione è agganciata alla mancata decisione della Corte di Giustizia. “Nel presente procedimento si pongono questioni di compatibilità con il diritto dell’Unione che risultano già sostanzialmente devolute alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con i rinvii pregiudiziali indicati”, si legge nella sentenza. “Navighiamo controvento per sfidare le politiche razziste”, in viaggio con Amnesty verso i Cpr in Albania Propaganda e realtà Il migrante, con precedenti penali alle spalle, difeso dall’avvocata Debora Piazza, risulta destinatario di un decreto di espulsione e rinchiuso nel Cpr di Gradisca nell’aprile di quest’anno. A quel punto, grazie alle nuove norme volute dal governo Meloni, è stato trasferito nel centro per rimpatri in Albania aumentando i costi di gestione e aprendo la porta al sicuro ricorso. Non è la prima volta che accade, uno strumento usato come propaganda durante la campagna elettorale per il referendum.

Meloni, in quelle settimane, utilizzava casi di migranti irregolari con condanne e pene scontate, destinatari di provvedimenti di espulsione, che non venivano subito eseguiti. E così si innescava il meccanismo che rende il procedimento farraginoso, costoso e dall’esito certo. L’iter è noto. Nell’attesa di espulsione i migranti finiscono nei Cpr con l’avallo di un giudice. A questo punto, grazie alla normativa voluta dal governo delle destre per tenere in piedi il baraccone albanese, nasce il problema. La nuova legge di ratifica del protocollo Italia-Albania consente al nostro paese di trasferire nel cpr di Gjadër anche migranti detenuti nei centri italiani. Il migrante così fa richiesta di asilo e la corte d’appello competente, in attesa del pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione europea, libera il soggetto. Se l’Europa diventa prigione, cosa cambia con il Patto Ue per le persone migranti Il nuovo regolamento europeo Il 12 giugno è arrivata l’approvazione del nuovo regolamento europeo sui migranti.

Il regolamento consente la possibilità “per uno stato membro di condurre e trattenere coattivamente cittadini di paesi terzi, anche richiedenti protezione internazionale, in aree situate fuori dal territorio dell’Unione in esecuzione del protocollo Italia-Albania”. Eppure nulla cambia perché, come scrive la giudice nel pronunciamento odierno, permane la “situazione di provvisoria incertezza” in attesa del pronunciamento della corte di Giustizia europea. “Che ci faccio qui?”, il senso di ingiustizia dentro i Cpr albanesi Ora il migrante, che ha presentato domanda di protezione internazionale, dovrà tornare in Italia. Nell’iter di valutazione della domanda di asilo, M.K. ha raccontato la sua vita. A 14 anni in Marocco viveva da solo e vendeva “coperture per il letto, sigarette e pepe nero”. Nero come la fame. In Europa è arrivato nascondendosi sotto l’autobus, dalla Spagna poi ha continuato a viaggiare e ci volevano soldi per i trasferimenti. Ha incontrato la droga, presa e venduta, l’arresto per furto. Poi l’Italia, il permesso di soggiorno e il lavoro nei campi, prima di tornare in Marocco perché il padre stava male. Da lì di nuovo nel nostro paese fino al Cpr di Gradisca, poi il viaggio in Albania e ora la nuova libertà. Regolamento rimpatri e “mandato potenziato” di Frontex, la consulente dell’agenzia: “Non siamo come l’Ice”.