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di Eliana Riva

Il Manifesto, 4 maggio 2025

Nonostante la nave abbia subito un gravissimo attacco armato in acque internazionali, la Guardia costiera le ha vietato l’entrata in un porto sicuro. Rimane in acqua al largo di Malta la Conscience, la nave della Freedom Flotilla bombardata nella notte tra giovedì e venerdì da due droni che hanno gravemente danneggiato i motori e il sistema elettrico. La falla causata dal raid è sotto controllo anche se la nave potrebbe riprendere a imbarcare acqua. Gli attivisti a bordo sono riusciti a far ripartire uno dei due generatori e hanno chiesto alle autorità di Malta un ingresso di emergenza. Ma, nonostante la nave abbia subito un gravissimo attacco armato in acque internazionali, la Guardia costiera le ha vietato l’entrata in un porto sicuro. La sagoma alla deriva rappresenterà per sempre la vergogna internazionale di una barca umanitaria bombardata e abbandonata a se stessa a dodici miglia dalle coste europee.

I volontari a bordo (diciotto e non trenta come gli organizzatori avevano comunicato ieri per proteggere l’integrità del gruppo), hanno potuto solo salutare da lontano gli altri attivisti, tra cui Greta Thunberg, che avrebbero dovuto imbarcarsi ieri per portare aiuti umanitari a Gaza. Le motovedette circondano lo scafo e tengono lontane le barche della flotta inviate in soccorso.

L’organizzazione denuncia un accanimento da parte dei militari, che da ieri controllano e ricontrollano i documenti dei volontari, intimando a qualcuno di loro di recarsi presso la stazione di polizia per approfondimenti. Israele, che è stato accusato dell’attacco, non ha ancora commentato l’accaduto, né spiegato per quale motivo un suo aereo da guerra abbia sorvolato per ore la costa di Malta e l’area in cui si trovava la Conscience.