di Brunella Giovara
La Repubblica, 6 agosto 2020
Tre casi Covid nell'ex caserma dell'esercito. Il Pd: "Il Friuli non può essere lasciato da solo a gestire i flussi dalla Slovenia. L'Ue ci aiuti". Questo posto è una polveriera, anche se il reggimento di artiglieria dell'Esercito se ne è andato da anni. Lunedì scorso fuoco e fiamme, 500 migranti chiusi nell'ex caserma come in galera hanno protestato e incendiato materassi, nell'unica zona rossa rimasta in Italia, decisa dal sindaco leghista Fontanini. Tre casi di positività al Covid, 500 in quarantena fino al 15 agosto, si poteva facilmente immaginare che sarebbe finita così, in una rivolta di disperati, afgani, pakistani, cingalesi, gente che arriva seguendo la rotta balcanica, e qui approda, con speranze zero.
Martedì ancora qualche fiammata, poi è intervenuta la prefettura che ha portato l'imam sul posto, a calmare gli animi, a mediare. Ieri, calma assoluta, le pattuglie della polizia, i volontari della protezione civile fermi sotto la scritta Caserma A. Cavarzerani, e il tricolore che sventola fiacco. "Gestiamo la situazione con tutte le forze possibili", dice il questore di Udine, Manuela De Bernardin Stadoan, una che è andata a vedere di persona - non è comune - che cosa stava succedendo dietro al muraglione. Spiega che "a luglio si sono intensificati i rintracci", le segnalazioni di gruppi di migranti sulle provinciali, uomini giovani, poche donne, ragazzini. La rotta balcanica sputa sulla frontiera centinaia di futuri richiedenti asilo, la Slovenia è a due passi, i controlli sono stati rafforzati sui valichi secondari, strade di montagna, o di pianura, "il ministero ha già mandato e sta ancora mandando rinforzi", dice il questore. Nessuno però si illude che serva a qualcosa.
Ieri, un gruppetto trovato a Cormons. Mercoledì otto del Bangladesh intercettati dai carabinieri a Pozzuolo, periferia di Udine. "Ricordo quando il governatore Fedriga minacciò di costruire un muro lungo tutto il confine, l'abbiamo a lungo canzonato...". Cristiano Schaurli è il segretario regionale del Pd, e sa che il confine gigantesco da Trieste all'Austria "non è militarizzabile", giacché non siamo in guerra, quindi "i migranti continueranno ad arrivare, la rotta balcanica ha avuto in questi ultimi 4 mesi più afflusso che quella via mare. L'Europa dovrebbe occuparsi del problema, il Friuli non può essere lasciato solo a gestire i flussi", alla maniera leghista, poi.
Anche il salviniano Fedriga sa benissimo che l'idea del muro è umoristica, roba da vendere agli elettori. Però la rivolta dei 500 "è benzina per il fuoco della Lega", dice Schaurli, e in questa che è pur sempre la terra di Pasolini e di padre Turoldo (uno che diceva "prima gli esseri umani") la gente non vuole più vedere gli immigrati, nascono comitati anti caserma, ci si lamenta che le case si stanno deprezzando e via così. Si possono ricordare alcuni precedenti, esperimenti che la Lega più destra ha fatto qui, come il no agli atleti africani alla mezza maratona di Trieste, aprile 2019, o quella volta che il Comune di Codroipo vietò l'uso di bambole di colore negli asili nido. Ma la deriva fascista e pure nazista adesso è più concreta, plateale, esibita.
L'altro giorno a Trieste 14 giovani di CasaPound hanno fatto irruzione nel Consiglio regionale - non si sa come si possa entrare così in un palazzo delle istituzioni, ma è stato molto facile - e qui hanno letto un proclama dove si chiedeva di "fare qualcosa" contro i migranti e "la distruzione della società occidentale". Ed ecco farsi avanti il consigliere leghista Calligaris, che affronta i CasaPound, e cosa gli dice? "Potevate chiedere un incontro, vi spiegavamo che nessuno qui può bloccare la rotta balcanica perché non abbiamo la competenza".
Però li ha subito superati a destra, aggiungendo "io sono uno di quelli che gli sparerebbe, a quella gente lì. Tranquillamente". Poi si è scusato, ed è stato subito perdonato da Fedriga. E che dire del coordinatore della protezione di Grado, tale Felluga, che ha scritto su Facebook "non preoccupatevi, stiamo organizzando gli squadroni della morte e nel giro di due giorni riportiamo la normalità". Come si riporta la normalità, in un centro di accoglienza da 300 posti, che oggi ospita 500 persone? "Quattro taniche di benzina e si accende il forno crematorio, così non rompono più", più chiaro di così.










