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di Alessandra Ziniti


La Repubblica, 13 gennaio 2020

 

Aprire a nuovi mondi come le Sardine, l'associazionismo, l'area cattolica del terzo settore significa fare un intervento serio sulle leggi bandiera di Matteo Salvini. Abrogarle sarebbe il segno della vera discontinuità con il precedente governo giallo-verde.

E anche un messaggio verso quegli interlocutori esterni che cerca Nicola Zingaretti. Le piazze dei giovani hanno pochi punti programmatici ma uno di questi è certamente una diversa politica dell'accoglienza. La Chiesa si aspetta una correzione di rotta decisa.

E poi c'è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ha promulgato i decreti ma il secondo è stato accompagnato da una serie di rilievi che il Quirinale si aspetta di vedere applicati al più presto. Anche perché, spiegano al Colle, "quando si scrivono delle note a corredo della firma il pensiero sottostante è che potrebbero esserci dei problemi con la Corte Costituzionale".

Ovvero, un pezzo dei decreti Salvini è contro la nostra Carta. Un allarme abbastanza esplicito e grave. Nel Pd c'è il fronte dell'abrogazione, già messa nero su bianco in un provvedimento di legge, ed è guidato da Matteo Orfini, anche avversario delle misure adottate da Marco Minniti sul fenomeno migratorio. Matteo Mauri, viceministro dell'Interno, considera il recepimento dei rilievi del capo dello Stato "il minimo sindacale".

Come dire: non basta, è troppo poco. Sulla stessa linea, da sempre, si trova il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio. Le osservazioni del Quirinale toccano una parte del sicurezza bis: sulla sproporzione delle multe per le navi che soccorrono le persone in mare e sulle aggravanti per l'aggressione a pubblici ufficiali. Ma Delrio considera altrettanto pericoloso il primo decreto. "Smontando il sistema degli Sprar e dell'accoglienza diffusa è aumentato il numero degli irregolari. E non sappiamo dove sono andati a finire".

Dunque l'intervento deve essere massiccio, incisivo. Una rottura netta col passato. Delrio sta lavorando a una mediazione nei suoi rapporti parlamentari. Con difficoltà perché il M5S frena parecchio. "Vanno adottati subito i rilievi del presidente della Repubblica.

Ma è arrivato anche il momento di una riforma organica per una nuova legge sull'immigrazione", dice il capogruppo. E su questo sta cercando di costruire un arduo compromesso. Così i tempi non sono brevissimi. "Mi aspetto il coraggio - dice Orfini - Zingaretti e il capodelegazione Franceschini diano seguito alle loro parole. Perché dal Viminale filtra la volontà di una modifica soft. Non va bene".

Il punto è come conciliare la discontinuità dell'esecutivo giallo-rosso con la presenza dei 5 stelle e di Conte, gli stessi che hanno votato e approvato i decreti sicurezza. "Noi abbiamo accettato il taglio dei parlamentari - sottolinea Orfini loro accettino le modifiche alle leggi sull'immigrazione". L'ala "sinistra" del Movimento per il momento è silente. Non si è alzata una voce né da Roberto Fico, né da chi ha espresso dubbi e mal di pancia a suo tempo come i deputati Sarti e Sportiello. "Non c'è una sensibilità simile alla nostra", ammette Delrio.

Luigi Di Maio è per il "minimo sindacale", cioè si accolgono le osservazioni del Quirinale e stop. Ma questa posizione, se accettata dal Pd, può spegnere all'origine l'allargamento immaginato dal suo segretario. Mattia Santori, leader delle Sardine, ieri ha criticato l'immobilismo: "Manca discontinuità, è come quando la sinistra ai tempi di Berlusconi non faceva la legge sul conflitto di interessi".

L'equilibrio del governo, già molto fragile, rischia di spezzarsi su questo terreno incandescente. Lo ha capito bene Matteo Renzi che infatti rinuncia ad aprire un altro fronte dopo la prescrizione. "Bisogna avere almeno la decenza di ascoltare il capo dello Stato. Poi aspettiamo le valutazioni del governo". La partita, prima ancora che in Parlamento, si gioca in Consiglio dei ministri dove il titolare dell'Interno Luciana Lamorgese deve portare la sua proposta di revisione. E dove i 5 stelle sarebbero chiamati a cambiare la loro posizione sui migranti in maniera radicale.