sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Serena Riformato

La Stampa, 17 aprile 2023

Cinque governatori non sottoscrivono lo stato di emergenza. Fronda anche dei sindaci Pd. Sarà Valerio Valenti, capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, il nuovo commissario per l’emergenza migranti.

Ma i suoi poteri, ufficializzati ieri da un’ordinanza della Protezione civile, non potranno essere esercitati su tutto il territorio italiano. Le cinque regioni a guida centrosinistra - Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Valle d’Aosta - scelgono di non firmare l’intesa: nei loro confronti, in sintesi, “la struttura commissariale non potrà prendere decisioni unilaterali”, spiegano dallo staff del presidente toscano Eugenio Giani. Un esempio: così come avviene oggi, la decisione di costruire un hotspot o centro per i rimpatri dovrà comunque essere concordata con l’amministrazione interessata e passare da un’ordinanza controfirmata dal governatore. Passaggio che non sarà invece più necessario nelle altre regioni.

Dagli ambienti del Viminale si fa notare che la decisione andrà a creare un doppio regime: chi ha riconosciuto l’emergenza beneficerà di procedure semplificate, i “dissidenti” continueranno con le procedure normali, e tutte le lentezze che possono comportare. “Le regioni di sinistra sono le uniche che si oppongono ad una cosa normale che ci chiede anche l’Europa e cioè di allontanare dal territorio chi entra irregolarmente” attacca il vice premier e leader della Lega Matteo Salvini, mentre i capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo parlano di scelta gravissima: “Fanno ideologia sulla pelle dei migranti” attaccano, mentre il vice segretario del Carroccio Andrea Crippa chiede provocatoriamente: “Le regioni di sinistra preferiscono il modello Soumahoro?”.

Con i governatori, anche i sindaci Pd si confermano prima linea dell’opposizione. Dopo l’iniziativa delle scorse settimane in difesa delle famiglie arcobaleno, i primi cittadini di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Firenze criticano nel merito le modifiche proposte dal governo e dalla maggioranza al decreto Cutro: “Non bisogna ragionare in ottica emergenziale”, scrivono. Due criticità nello specifico, secondo gli amministratori dem: “l’esclusione dei richiedenti asilo dal Sai”, l’accoglienza diffusa, e l’intenzione di cancellare la “protezione speciale, misura presente in quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale”. Al contrario, rilanciano i sindaci, vanno invece ripensate le vie legali per l’integrazione a partire dalla “regolarizzazione degli immigrati già presenti in Italia, anche attraverso il ricorso allo ius scholae”.

In parlamento intanto le opposizioni tentano di ostacolare con 350 emendamenti l’esame sul decreto Cutro che riprenderà oggi in commissione Affari costituzionali al Senato. Quasi scontato che la partita decisiva - con il voto degli emendamenti di governo e maggioranza - si giochi in aula, dove il provvedimento è atteso fra martedì e mercoledì.