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di Goffredo Buccini


Corriere della Sera, 17 settembre 2019

 

L'assessore-sceriffo ha scoperto dieci case dormitorio piene di immigrati clandestini. Ma i proprietari, che non pagano neppure le tasse, non sono stranieri. Prima gli italiani? Sì: ad approfittarsi dei più deboli. Viene da Genova una notizia che dovrebbe far riflettere le prefiche della xenofobia, sempre pronte a intonare il lamento della "sostituzione etnica".

Se sostituzione c'è (e in alcuni carruggi genovesi c'è, eccome: gli antichi residenti essendo spariti quasi del tutto) i primi agenti di questo fenomeno sono nostri connazionali senza scrupoli. Lo certifica il leghista Stefano Garassino (detto "lo Sceriffo"), assessore alla Sicurezza della giunta guidata da Marco Bucci. Seguendo un'intuizione che covava da tempo, lo Sceriffo è andato coi suoi vigili a ficcare il naso in uno di questi vicoli, salita San Paolo, accanto alla famigerata via Pré, dopo un lavoro incrociato con l'Agenzia del territorio, quella delle Entrate e l'Amiu (la municipalizzata della nettezza urbana).

Ha scoperto dieci case dormitorio piene di immigrati clandestini accatastati in letti a castello (per 2-300 euro mensili a posto letto), senza nemmeno l'acqua corrente: veri invisibili. Dai prestanome è arrivato ai proprietari, quasi tutti italiani che non pagavano nemmeno le tasse ("sciacalli che approfittano della situazione per arricchirsi", li bolla pragmatico l'assessore). Era storia nota ma mai messa così in chiaro.

Vecchi residenti rovinati dalla crisi lasciano le case in centro, speculatori italiani le comprano a due soldi: subaffittando a posto letto ricavano seimila euro al mese laddove ne prenderebbero 600 con affitti regolari. E chi occuperà quei posti letto?

I migranti senza permesso di soggiorno, l'ultimo anello debole. Garassino ha seguito la pista della "rumenta" (l'immondizia): se un quartiere ne produce per 28 mila e i residenti sono ventimila, lì ci sono 8 mila invisibili. Ora dice che sciacalli senza coscienza "mettono in pericolo la sicurezza nazionale". E promette repliche. Con uno slogan stavolta assai condivisibile: prima la legalità.