di Danilo Ceccarelli
La Stampa, 27 aprile 2023
Pugno duro di Macron sui flussi migratori: è il secondo “scontro” tra Parigi e Roma dopo la crisi della Ocean Viking di novembre. Emmanuel Macron teme la risacca dell’ondata di sbarchi sulle coste italiane, e per precauzione torna a blindare le frontiere: dalla prossima settimana al confine verranno dispiegati 150 agenti in più tra poliziotti e gendarmi nel dipartimento delle Alpi marittime per “fronteggiare l’accresciuta pressione migratoria” proveniente dall’Italia. Ad annunciarlo la premier Elisabeth Borne, durante la presentazione della road map del governo per i prossimi 100 giorni, durante i quali l’inquilino dell’Eliseo punta alla “pacificazione” per ripartire, mentre in tutto il Paese continuano le contestazioni contro la riforma delle pensioni recentemente approvata. Intanto, la Francia applica una nuova stretta ai suoi confini, alla quale ne dovrebbe seguire un’altra la prossima estate, quando sarà lanciata la “sperimentazione” di una “border force” che secondo quanto dichiarato da Borne “assocerà in modo più stretto le forze di sicurezza interne, doganali e militari”. “La sua applicazione dovrà essere effettiva entro sei mesi”, ha sottolineato la prima ministra.
Macron corre così il rischio di aprire una nuova crisi su un dossier che da anni infiamma le relazioni bilaterali, proprio quando tra i due Paesi sembrava essere tornata un’intesa, almeno apparente. Mentre Giorgia Meloni è alle prese con l’impennata di sbarchi, il presidente francese preferisce giocare d’anticipo evitando di ritrovarsi a dover gestire una situazione incontrollabile. A preoccupare la Francia sono soprattutto i movimenti secondari legati agli arrivi sulle coste italiane, dove Parigi chiede di applicare il regolamento di Dublino che impone all’Italia la presa a carico di chi arriva. La Francia teme l’onda lunga degli sbarchi che potrebbe riversarsi sui confini con l’Italia e preferisce usare il pugno duro, come già visto in passato.
Come durante la crisi della Ocean Viking, durante a quale si consumò il primo strappo diplomatico tra Roma e Parigi durante la presidenza Meloni. Dopo aver aperto il porto di Tolone lo scorso novembre per far attraccare la nave con a bordo più di 230 migranti, la Francia ha blindato il confine con 500 agenti supplementari e ha bloccato i ricollocamenti denunciando la scelta “disumana” dell’Italia. L’ultimo capitolo di una querelle fatta di accuse reciproche, respingimenti - sono circa 80, in media, i migranti respinti ogni giorno dalle autorità francesi nella sola frontiera di Ventimiglia - ed episodi. La tensione arrivò alle stelle già nel 2018, quando un furgone della Gendarmeria francese sconfinò passando per Claviere prima di lasciare due migranti africani nel territorio italiano.
Ma la decisione di rafforzare i controlli al confine con l’Italia nasconde anche una debolezza di Macron sul piano interno: dopo essere riuscito a far passare a forza la tanto contestata riforma delle pensioni evitando il voto dell’Assemblea nazionale grazie al ricorso all’articolo 49.3, il governo sembra aver perso la credibilità necessaria per portare avanti gli altri testi, primo fra tutti quello sull’immigrazione. Un problema per una maggioranza che all’Assemblea nazionale è solo relativa e ha bisogno in continuo dell’appoggio del centro-destra. “Ad oggi non esiste una maggioranza per votare un simile testo, come ho potuto verificare ieri intrattenendomi con i responsabili dei Repubblicani”, ha riconosciuto la premier, annunciando il rinvio del progetto al prossimo autunno. Eppure, il presidente sperava di riappacificare gli animi delle opposizioni proprio con il pacchetto sull’immigrazione, che inizialmente prevedeva uno snellimento delle procedure di espulsione e una regolarizzazione degli stranieri impiegati nei settori dove la manodopera scarseggia.
Nonostante l’impasse, però, la prima ministra ci tiene a ricordare che il dossier migratorio e la lotta ai flussi irregolari resta una “priorità” per l’esecutivo. La stretta alla frontiera con l’Italia vuole esserne la dimostrazione. Macron ricorre al pugno duro per esorcizzare i segnali di debolezza di questi ultimi giorni, concentrando l’attenzione sui confini. Poco importa se questa strategia rischia di creare nuove tensioni con l’Italia: l’importante per il presidente è risanare prima la frattura che si è consumata con i suoi concittadini.










