La Repubblica, 5 luglio 2024
La denuncia di Amnesty International: la legislazione e la prassi italiana non sono in linea con gli obblighi internazionali e violano i diritti di asilo e di accesso alla giustizia. In Italia i migranti e i richiedenti asilo vengono illegalmente privati della libertà in Centri di detenzione che non rispettano gli standard internazionali. La detenzione dovrebbe essere eccezionale e costituire una misura di ultima istanza, sottolinea l’organizzazione. Tuttavia nei centri italiani sono trattenute persone con gravi problemi di salute mentale; persone che vorrebbero fare richiesta di asilo a causa dell’orientamento sessuale o dell’attivismo politico ma provenienti da Paesi che il governo ha arbitrariamente designato come “sicuri”; persone in fuga dalla violenza di genere o dallo sfruttamento lavorativo.
Le decisioni del governo Meloni. Nel 2023 il governo italiano ha adottato nuove iniziative che aumentano il ricorso alla detenzione legata alla migrazione, tra cui: piani per la costruzione di nuovi centri di reclusione, l’allungamento del tempo massimo di detenzione per il rimpatrio a 18 mesi e l’applicazione di “procedure di frontiera” con conseguente detenzione automatica delle persone sul territorio sulla base della loro nazionalità, in contraddizione con il diritto internazionale che richiede una valutazione individuale. Amnesty International ha visitato due centri di detenzione, Ponte Galeria, nel Lazio, e Pian del Lago, in Sicilia, nell’aprile 2024. In entrambi sono detenute persone provenienti da Tunisia, Iran, Georgia, Marocco, Perù, Egitto, Gambia e Cina, tra gli altri.
Prevale la logica punitiva. L’organizzazione ha riscontrato che le condizioni all’interno dei centri non sono in linea con le leggi e con gli standard internazionali. La detenzione amministrativa legata alla migrazione, infatti, non dovrebbe avere carattere punitivo e non dovrebbe imporre condizioni simili al carcere. Cosa che non avviene in Italia dove invece le strutture sono spoglie, inadeguate dal punto di vista sanitario e della sicurezza e dove vengono imposte misure di comportamento estremamente restrittive.
Le regole all’interno dei centri. Le persone non possono circolare liberamente nemmeno all’interno delle strutture: ogni spostamento deve essere autorizzato e scortato dalle forze dell’ordine. I letti consistono in materassi di schiuma poggiati sul cemento. I bagni sono in pessime condizioni e talvolta privi di porte. Gli interruttori della luce vengono accesi e spenti dalle guardie e le finestre sono chiuse ermeticamente. Gli smartphone personali sono vietati.
Peggio delle carceri. Le persone sono costrette a trascorrere il tempo in spazi recintati, in condizioni per molti aspetti peggiori di quelle del carcere perché viene negata loro anche una minima autonomia. Non vengono organizzate né proposte attività e questo, combinato con la mancanza di informazioni certe sul futuro, porta a enormi danni psicologici tra i migranti detenuti.










