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di Bianca Caramelli

Il Manifesto, 17 giugno 2026

Quattrocento persone dalla fine del 2022 “accompagnate in tutta la fase per il riconoscimento della protezione internazionale”. Una rete sparsa su tutto il territorio: sono i 20 circoli rifugio dell’Arci, che dalla fine del 2022 hanno accolto più di 400 persone. Ieri nella sede Arci di Pietralata a Roma alcune di loro hanno raccontato storie ed esperienze personali, in vista della Giornata mondiale delle persone rifugiate del 20 giugno. Tra loro un ragazzo appena maggiorenne, arrivato dall’Afghanistan in Italia l’anno scorso, insieme alla madre. “La vita qui è stata piena di sorprese, l’accidevo ringraziare il corridoio umanitario per questo”, ha spiegato.

La Rete è nata durante la pandemia Covid per accogliere le persone che erano in strada. Poi c’è stato l’allargamento alle persone che arrivavano da corridoi umanitari. Arci ha contribuito a quelli dall’Afghanistan e dalla Libia, grazie alla firma di due diversi protocolli ministeriali, rispettivamente nel 2021 e nel 2023. Il primo aveva come obiettivo quello di portare in Italia 200 persone, il secondo 300 nell’arco di tre anni. Tutte sono entrate nel sistema di accoglienza dei circoli rifugio, che si trovano in 13 diverse regioni italiane. Quelli di Genova, Roma e Viterbo hanno aiutato anche 13 persone dall’Egitto e 3 dalla Palestina, in seguito a due operazioni di evacuazione per cittadine e cittadini palestinesi.

“Il nostro è un modello di accoglienza diffusa - spiega Valentina Itri, coordinatrice dall’ufficio immigrazione di Arci nazionale - fatta di appartamenti dedicati e di quelli di alcune famiglie socie. Le persone che arrivano vengono accompagnate in tutta la fase per il riconoscimento della protezione internazionale. I minori vengono iscritti a scuola, gli adulti seguono dei corsi di lingua e vengono introdotti a percorsi di formazione per l’inserimento lavorativo. Per chi proviene dalla Libia, poi, il primo anno è dedicato alla cura del corpo e della mente, data l’estrema necessità”. Quasi la metà delle persone accolte sono donne. Arci ha infatti individuato delle categorie di soggettività cui dare il proprio supporto. “Innanzitutto donne sole o con figli minori perseguitate per il loro attivismo civico o sociale, poi giornaliste e giornalisti presi di mira per il loro lavoro di denuncia” spiega ancora Itri. L’altro gruppo sono invece “persone della comunità Lgbt discriminate per orientamento di genere o sessuale”. Questo perché Arci è “l’unica società di terzo settore non confessionale che ha firmato i corridoi, quindi volevamo allargarli anche in questo senso”.

Ma al di là degli obiettivi prefissati, la rete ha anche aperto e migliorato un sistema di autosegnalazione per persone in situazioni di difficoltà. “Crediamo molto nell’autodeterminazione, anche dal punto di vista della ricerca di soluzioni - continua Itri -. Per questo abbiamo allargato il nostro servizio gratuito, il numero verde dedicato a chi cerca asilo. Ci sono arrivate segnalazioni da Afghanistan, Pakistan, Iran e dalla Libia stessa. Con alcune di queste persone abbiamo instaurato un dialogo duraturo nel tempo, riuscendo a raccogliere la documentazione utile per farle arrivare in Italia”.