sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Eleonora Camilli

La Stampa, 8 agosto 2023

Il 3 giorni tre naufragi e decine di vittime, partenze quintuplicate in un anno. Fallisce nei numeri l’intesa siglata con Saied. Le Ong: “Obbligati a partire”. È di almeno undici morti e 44 dispersi il bilancio provvisorio dell’ultimo naufragio davanti alle coste della Tunisia. Il terzo in tre giorni, che allunga il tragico bollettino delle morti in mare lungo quella che è diventata la rotta migratoria principale verso il nostro Paese.

Dei 93.685 migranti arrivati dall’inizio dell’anno 58.488 sono stati registrati infatti come partenze dalla Tunisia, un numero quintuplicato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando erano appena 12 mila. A questi si aggiungono i 30.495 arrivi dalla Libia, più o meno in linea con le cifre del 2022, i 4.315 dalla Turchia e i 387 dall’Algeria, per un numero complessivo 93.685 migranti approdati sulle coste italiane: il 109% in più rispetto allo scorso anno.

L’obiettivo del governo di “fermare le partenze” attraverso una serie di accordi con i Paesi di origine e transito dei migranti, vacilla così davanti alla realtà dei dati, che parlano di un aumento degli sbarchi, dei naufragi e dei morti in mare. A tre settimane dalla firma del Memorandum of understanding tra Ue e Tunisia e dalla conferenza di Roma, cha ha visto proprio il presidente tunisino, Kais Saied, come ospite d’onore, l’andamento dei flussi non è cambiato. Per il governo Meloni l’accordo di partenariato raggiunto e le interlocuzioni di questi mesi sono il primo passo di un processo a lungo termine per governare l’immigrazione irregolare. Il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, continua a ripetere che un risultato è già stato ottenuto: dall’inizio dell’anno la guardia costiera tunisina ha intercettato in mare e riportato indietro oltre 30 mila persone. Ma gli incontri tra i due Paesi, iniziati in primavera, avrebbero dovuto scongiurare il picco degli arrivi in questi mesi estivi. Un obiettivo ambizioso e difficile da raggiungere per l’instabilità sulla questione migratoria nel Paese nord africano.

“Non era mai successo che ci fossero così tante partenze dalla Tunisia”, sottolinea Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim). “La rotta ha iniziato a intensificarsi già a fine 2022, tra ottobre e novembre, ma l’incremento maggiore c’è stato tra gennaio e febbraio, dopo le dichiarazioni di Saied contro i migranti nel Paese, il 21 febbraio scorso”. L’accusa rivolta agli stranieri di “sostituzione etnica” ha generato infatti un’ondata di discriminazioni e una vera e propria caccia al nero. “Sono aumentati così gli arrivi soprattutto di cittadini subsahariani, provenienti da Guinea e Costa D’avorio. Le persone hanno iniziato a scappare in maniera consistente dal Paese. La maggior parte di quelle con cui abbiamo parlato non aveva intenzione di intraprendere un viaggio verso l’Europa. Molti migranti, grazie ai visti facilitati per alcuni paesi, erano arrivati a Tunisi per lavorare. Ma da quando sono iniziate le discriminazioni e la situazione in Tunisia è deteriorata sono stati costretti a prendere la via del mare. - continua Di Giacomo -. L’ unico mese in cui abbiamo registrato una diminuzione è stato maggio, ma solo perché in quel periodo ci sono state condizioni meteomarine proibitive. A giugno le partenze sono ricominciate e la rotta ha mantenuto gli stessi ritmi fino a oggi, non abbiamo notato cambiamenti”.

Ad aumentare oltre agli arrivi è anche il numero delle vittime del mare: 1844 da gennaio. Una cifra che l’Oim per le migrazioni considera al ribasso. Potrebbero essere molti di più perché i natanti utilizzati per le partenze dai porti di Sfax sono spesso barchini di ferro inadatti alla navigazione. Una volta in alto mare si spezzano o si ribaltano. In termini assoluti i dati sono simili all’andamento degli anni 2016 e 2017. “Non siamo in emergenza, 93 mila arrivi sono numeri alti ma gestibili - aggiunge il portavoce di Oim -. Il problema è che in mancanza di una missione coordinata di salvataggio in mare i migranti vengono portati tutti a Lampedusa e l’isola torna sotto pressione”. Nelle ultime ore l’hotspot dell’isola ha registrato il numero record di 2250 presenze, tra cui 550 minori (400 dei quali non accompagnati).

Stando ai dati, a lasciare il Paese tunisino sono anche tante famiglie stremate da una condizione economica e sociale, ormai deteriorata nel paese. “Si pensa che dando dei soldi alla Tunisia i migranti smettano di venire in Italia e in Europa. Non è così” spiega Sara Prestianni, esperta di politiche migratorie e direttrice advocacy dell’organizzazione EuroMed rights -. La deriva autoritaria, l’instabilità politica, sociale ed economica, la repressione della libertà di espressione e l’aumento di razzismo e dei discorsi d’odio non potevano che far aumentare il numero di persone in fuga. Era impossibile pensare il contrario. Eppure questi elementi non vengono mai presi in considerazione nelle trattative tra i paesi. Non si risolve il problema dando delle motovedette per intercettare in mare e rimandare indietro i migranti verso la Tunisi, perché queste persone cercheranno di nuovo di tentare il viaggio e ripartire. Sono le situazioni di vita nei paesi di origine e transito che spingono le migrazioni. Invece, la soluzione che viene venduta di dare fondi per rafforzare il controllo delle frontiere non funziona. Quello che abbiamo assistito in questi mesi è solo la legittimazione di un potere autoritario, che deporta i migranti al confine con la Libia lasciandoli morire nel deserto. In cambio di un risultato che non sarà raggiunto: quello di fermare le partenze”.

In queste ore una denuncia sul “regime autoritario e razzista” del presidente tunisino arriva anche da 270 accademici europei, americani o tunisini che in una petizione pubblica hanno chiesto il ritiro della laurea honoris causa conferita nel 2021 dall’Università italiana La Sapienza. L’accusa per il capo di Stato tunisino è “di aver commesso gravi abusi nei confronti dei migranti che risiedono o transitano nel Paese”. Tra i firmatari, Mouna Balghouthi, coordinatrice tunisina dell’Ong Mobilizing for rights associates (Mra) e ricercatrice in filosofia all’Università El Manar di Tunisi, Sana Ben Achour, attivista femminista e professoressa di diritto pubblico, e il matematico francese Cédric Villani. Gli accademici condannano anche le riforme costituzionali “intese a concentrare il potere nelle sue mani, a minare i fondamenti istituzionali essenziali per i diritti umani, anche a minare l’indipendenza della magistratura e il diritto alla libertà di espressione”.