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di Alessandra Ziniti

 

La Repubblica, 7 novembre 2019

 

La Libia è pronta a rivedere gli accordi con l'Italia per la gestione dei flussi migratori e il governo ha pronto un "piano operativo umanitario" in quattro punti. Alla commissione italo-libica il governo Conte proporrà innanzitutto un percorso che arrivi alla chiusura dei centri di detenzione per favorire l'apertura di strutture gestite direttamente dall'Onu.

Ma, chiamata a riferire alla Camera sulle modifiche al contestatissimo Memorandum siglato con un Paese dove le violazioni dei diritti umani dei migranti sono quotidiane, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ha usato parole che hanno chiarito, una volta per tutte, come il governo giallo-rosso non intenda fare alcun passo indietro sui suoi rapporti con la Libia: "I flussi dalla Libia si sono ridotti del 97 per cento e anche le morti sono diminuite. E il Memorandum ha contribuito a questo risultato.

L'Italia è il principale partner della Libia nel processo di stabilizzazione e condizioni di insicurezza possono aumentare il rischio di infiltrazioni jihadiste tra i migranti in partenza". Parole che non esprimono certo la tanto reclamata discontinuità con il governo precedente. E a sinistra riesplode la polemica. Nel Pd, va giù pesante Matteo Orfini che cita il discorso del ministro: "Intervento imbarazzante e ipocrita. I lager sono "centri di migranti". Il memorandum "una cornice da difendere". I libici "partner affidabili'. Davvero vogliamo continuare a far finta di non sapere?".

Ma la premessa di Luciana Lamorgese è inequivocabile: "Nonostante la diminuzione dei flussi sarebbe ingiustificabile un calo di attenzione sulle dinamiche migratorie che continuano a interessare il nostro Paese".

E allora ecco i quattro punti che l'Italia vuole inserire negli accordi: innanzitutto i centri di detenzione. Alla Libia verrà chiesto di consentire subito una maggiore libertà a Unhcr e Oim nei centri detenzione a garanzia dei diritti dei migranti ma l'obiettivo è arrivare alla chiusura e alla trasformazione in strutture gestite dalle agenzie dell'Onu. Secondo punto: i corridoi umanitari. Ancora una goccia nel mare per mancanza di disponibilità di posti in Europa. L'Italia intende coinvolgere gli altri Stati membri in questo "strumento ordinario".

C'è poi da blindare il confine sud della Libia per fermare l'ingresso nel Paese dei migranti subsahariani e da riproporre il piano di sostegno alle municipalità libiche, con la distribuzione di apparecchiature mediche, materiale sanitario, materiale per scuole e farmaci.

Troppo poco per alcuni parlamentari di sinistra: "Se parti dall'idea che nei campi libici ci siano ospiti e non prigionieri, hai mancato del tutto il punto del rispetto dei diritti umani", dice il dem Fausto Raciti. Erasmo Palazzotto (Leu) e Riccardo Magi (+Europa) chiedono l'immediata chiusura dei centri di detenzione. Durissimo il cartello di associazioni: "Il Memorandum - dice Filippo Miraglia dell'Arci - è uno strumento per bloccare le persone nell'inferno libico e un'arma per le milizie che controllano i traffici".