di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 settembre 2025
Mediterraneo Due vittime, cinque ricoverati: hanno inalato idrocarburi. Detenuta l’Aurora Sar. La Sea-Eye 5 a Brindisi, costretta a un viaggio di 40 ore: “Disumano”. Aumentano gli arrivi via mare (+5%), ma diminuiscono le richieste d’asilo (-25%). Dalla scorsa domenica a ieri in Italia sono arrivate via mare circa 2.400 persone. La gran parte ha toccato terra sull’isola di Lampedusa. Il viaggio più drammatico è stato quello di un barcone di otto metri che trasportava 44 persone di nazionalità egiziana, eritrea, etiope, gambiana e algerina: a bordo, nella notte tra lunedì e martedì, i militari della guardia di finanza hanno trovato due morti, probabilmente a causa dell’inalazione di idrocarburi, e tre intossicati.
“Arrivavano dalla Libia. Esprimiamo il nostro cordoglio per le vittime”, ha scritto sui suoi canali social Mediterranean Hope, il progetto umanitario che offre assistenza sul molo Favaloro. I cadaveri sono stati portati alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, le persone affette da problemi sanitari al poliambulatorio della più grande delle Pelagie. Dove nel pomeriggio di ieri sono arrivati altre due migranti intossicati per motivi analoghi: inalazione e ingestione di carburante. Erano su un barchino di appena cinque metri con altri 15 eritrei, sudanesi e ivoriani. Partito dalle coste tunisine di El Olga, a differenza di quasi tutte le altre imbarcazioni che provenivano dalla Libia. I naufraghi sono stati individuati dal pattugliatore Avallone delle fiamme gialle.
Gli sbarchi sono continuati senza sosta: quindici lunedì, dieci ieri. Un’imbarcazione è arrivata autonomamente sulle coste di Lampedusa, nella località di Cala Uccello, con una settantina di migranti. Complessivamente nell’hotspot ci sono 1.646 persone. Altissimo il numero di minori: 221. Il meccanismo di svuotamento della struttura di Contrada Imbriacola messo su dal Viminale è più rapido ed efficiente rispetto a quelli predisposti dai governi precedenti. Domani mattina, però, non potrà essere realizzato alcun trasferimento verso la Sicilia. Il traghetto di linea Sansovino, che fa scalo a Porto Empedocle, non ha potuto mollare gli ormeggi a causa delle condizioni avverse del mare, destinate a peggiorare nei prossimi giorni.
Sempre ieri altri arrivi ci sono stati sulle coste sarde: una serie di piccoli barchini partiti dall’Algeria con otto/nove persone a bordo. Fino al tardo pomeriggio erano sbarcate in tutto 86 persone. Altre 52, tra cui tre neonati e due donne incinte, sono invece giunte nel porto di Brindisi con la Sea-Eye 5. Non proprio una nave, ma un mezzo veloce di soli 22 metri che il ministero dell’Interno ha comunque costretto a navigare per 40 ore in condizioni che la ong ha definito “estreme”. “La Sea-Eye 5 è progettata per i salvataggi di emergenza, ma non per lunghe tratte di transito. È disumano”, ha affermato l’organizzazione umanitaria che aveva chiesto ripetutamente l’assegnazione di un porto più vicino. Per il presidente Gorden Isler si tratta di “disgustosi giochi di potere politici” e “comportamenti assolutamente inaccettabili”.
Intanto la scure dei fermi amministrativi si è abbattuta ieri sulla Aurora, di Sea-Watch. Anche questa non una nave vera e propria, ma un mezzo di soccorso rapido. “Ancora una volta usano la burocrazia per fermare il soccorso civile nel Mediterraneo, ricorrendo ad argomenti pretestuosi”, attacca l’ong a cui è stato contestato, come giorni prima a Mediterranea, di non aver rispettato l’indicazione del porto assegnato dal Viminale: Reggio Calabria. Le 75 persone soccorse sono invece state portate a Pozzallo dove “sono sbarcate con l’autorizzazone delle stesse autorità”, continua Sea-Watch. La durata della detenzione, e l’importo della multa, saranno stabiliti nei prossimi giorni.
Complessivamente dal primo gennaio di quest’anno sono arrivati via mare circa 47mila cittadini stranieri. L’aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 inizia a diventare considerevole: +5,5%. I numeri sono pienamente gestibili, ma cozzano con la retorica del governo che continua a vantare grandi successi sul contrasto delle traversate, anche grazie alle “soluzioni innovative” proposte all’Europa. Ovvero i centri in Albania rimasti al palo. Intanto tra i primi sei mesi del 2024 e quelli del 2025, nonostante la crescita degli sbarchi, sono diminuite le domande di protezione: -25% (media Ue -23%). Il dato è dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (Euaa), ma da solo non spiega se un maggior numero di persone rispetto al passato ha lasciato l’Italia subito dopo l’arrivo oppure se il governo Meloni è riuscito a scoraggiare le richieste di protezione, verosimilmente facendo aumentare chi si trova costretto a vivere in condizione di irregolarità.











