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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 17 agosto 2025

È avvenuto in silenzio e in fretta, davanti a pochissime persone, il rito funebre delle prime undici salme dei migranti morti mercoledì scorso a poche miglia dalle coste di Lampedusa. I feretri sono giunti ieri mattina a Porto Empedocle a bordo del traghetto di linea Las Palmas da Lampedusa, dove erano approdati insieme alle sessanta persone sopravvissute al naufragio. Alle prime ore del mattino, in una zona del porto inaccessibile e riservata, sotto gli occhi di pochi giornalisti e di qualche autorità, sono state tratte fuori dai furgoni 4 delle 11 bare trasportate fuori dall’isola. Tra queste anche quella di Sihoom, la bambina somala di un anno e mezzo annegata insieme al padre quando l’isola era oramai in vista. Un breve rito interreligioso, lontano dai familiari, prima della tumulazione dispersa nella provincia siciliana. La prefettura di Agrigento ha gestito la suddivisione: tre a Canicattì, altri tre a Palma di Montichiaro, due a Grotte, due a Castrofilippo e uno a Joppolo Giancaxio. La bara della bimba somala è stata trasportata insieme a quella del padre a Canicattì, ma la sua tumulazione è al momento in sospeso: ieri la madre, ancora nell’hotspot di Lampedusa, ha chiesto di poter stare vicino alle tombe dei suoi cari. La disponibilità l’aveva data anche il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino: sono terminati i lavori di ampliamento del cimitero dell’isola, i posti liberi sono 500.

Sullo stesso traghetto che ha ospitato i feretri, altri 259 migranti sono arrivati a Porto Empedocle da Lampedusa per essere trasferiti all’hub di Catania e nei centri per minori non accompagnati dell’isola. Non sono superstiti del naufragio, sono stati individuati come vulnerabili in base al vademecum del Viminale. Nel gruppo, con diverse donne incinte, anche al sesto mese, provenienti da Guinea ed Egitto, ci sono coloro che portano i segni delle gravi violenze subite prima della partenza dalla Libia. I medici hanno riscontrato mutilazioni genitali, un uomo che ha perso l’udito, alcuni hanno paresi al volto, in un caso un deficit visivo e un altro di epilessia.

Il risultato della cerimonia funebre al livello massimo di discrezione è quello più gradito all’esecutivo: nessuna immagine di bare in fila, nessun momento corale che possa sollevare ulteriori domande o destare una sgradita indignazione, la strage di Ferragosto dopo una mezza giornata di dichiarazioni contro “l’inumano cinismo dei trafficanti” è già inghiottita nel silenzio. Una dispersione dell’attenzione che riuscì nel caso del naufragio di Roccella Jonica nel giugno del 2024, avvenuto a 120 miglia dalle coste calabresi, quando le salme recuperate delle 56 vittime vennero distribuite su più porti nel corso dei giorni. Qualcosa di simile rischiò di avvenire anche a Cutro, dove a febbraio 2023 94 persone persero la vita a pochi metri dalla costa. Allora il Viminale cercò di trasferire le bare a Bologna senza l’ok delle famiglie, che arrivate fuori dal PalaMilone di Crotone bloccarono la strada in protesta fermando l’operazione. Il giorno dopo si sarebbe tenuta la disastrosa conferenza stampa del governo.

“L’impressione è che anche questi momenti di ricomposizione debbano essere sottratti alla vista, alla riflessione, ai dubbi. Già 11 bare, neanche tutte quelle delle vittime del naufragio, sarebbe stata una scena che sbigottisce. E non credo ci sia stata risparmiata per la nostra serenità, quanto per la serenità di chi conduce le danze” racconta l’ammiraglio della Guardia costiera in congedo, Vittorio Alessandro, che ha assistito al rito funebre. Assieme al lutto negato, rimangono ancora gli interrogativi sulla dinamica del naufragio: “Senza ricomposizione a terra, quelle morti rimangono sospese. La magistratura vedrà, ma tutto lascia supporre che ci sia stata ancora una errata considerazione del rischio” dice. Il nodo da sciogliere è se l’imbarcazione fosse stata avvistata prima che si rovesciasse: “Se qualcuno non dice con nettezza il contrario sono autorizzato ad avere il dubbio. È negli atti dei processi questa idea, e tutto sommato sta anche nelle direttive, che se una barca procede è un problema di polizia. Mentre noi sappiamo che queste persone muoiono già prima di partire, è la visione del soccorso che ha cambiato asse di indirizzo. È una linea interpretativa che può portare a molti altri danni” spiega l’ammiraglio in concedo.