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di Paola D’Amico

Corriere della Sera, 7 gennaio 2024

Secondo Giovanni Lattanzi di Aoi, servono meno Cas (Centri accoglienza straordinari) e più Sai (Sistema accoglienza integrato) gestiti sul territorio dai Comuni con le realtà del Terzo settore. Gli sbarchi di migranti lungo le nostre coste, nel 2023, sono stati poco meno di 160mila, per l’esattezza: 157.652. Numeri in crescita di circa il 40% rispetto al 2022, quando furono 105.129 e al 2021 quando si fermarono a 67.477. Lontano, comunque, dagli sbarchi record di cui si dibatte da mesi e che fanno restare attivo lo “stato di emergenza” dalla scorsa primavera. Nel triennio 2014-2016, infatti, gli ingressi in Italia furono superiori. Nel 2016 il picco, con 181.436 sbarchi. Ma Fondazione Openpolis, che ha diffuso i dati del Ministero dell’Interno, ridimensiona gli allarmismi e invita chi parla di “emergenza” a concentrarsi invece sul tema della accoglienza.

Il Patto migrazioni e asilo in Ue - Il sistema di accoglienza sta ancora attraversando una fase di transizione a causa di una nuova riforma (la terza in 5 anni), “che per l’ennesima volta non sembra voler affrontare il tema in modo strutturale”, dicono da Openpolis. Intanto, lo scorso 20 dicembre il consiglio dell’Unione europea e il parlamento europeo hanno raggiunto l’accordo sul nuovo Patto migrazioni e asilo. Si tratta di un pacchetto legislativo che riforma le politiche migratorie nel vecchio continente. E si concretizza in una serie di dispositivi che “irrigidiscono le regole per l’accesso di richiedenti asilo e rifugiati nei paesi membri dell’Ue, dando continuità a una tendenza che ha portato, in questi anni, l’Europa a chiudere sempre di più le sue frontiere esterne”.

Sbarchi da gennaio - Restando sulla cronaca, venerdì 5 gennaio a Salerno la Ong spagnola Open Arms ha sbarcato 60 migranti, 17 dei quali minori. Sabato mattina, poi, la Polizia di Stato con la Guardia di Finanza ha arrestato due cittadini egiziani appena ventenni tratti in salvo dalla stessa nave e accusati di essere scafisti di una imbarcazione partita dalle coste libiche con a bordo sei persone.

Aoi e il modello di accoglienza SAI - Giovanni Lattanzi, dell’esecutivo Aoi (l’Associazione delle Ong italiane), conferma l’analisi di Openpolis e aggiunge: “Nei flussi ci sono alti e bassi ma non siamo in uno stato emergenziale. Il tema che va messo al centro di ogni discussione è quello della accoglienza. C’è un modello che funziona, il Sai-sistema di accoglienza integrato, che vede protagonisti i Comuni con le realtà del Terzo settore. Ma - aggiunge Lattanzi - si applica solo a chi ha già ottenuto la protezione internazionale non ai richiedenti”. Per i quali ci sono solo i Cas-Centri di accoglienza straordinari, “dove hanno un posto per dormire e un pasto ma nulla per l’integrazione, né corsi di alfabetizzazione, né formazione”. Una sorta di limbo dove si può restare mesi quando non anni, nell’attesa che la domanda di protezione internazionale sua accolta o respinta, Occorre cambiare passo, “attrezzarsi con un modello di accoglienza strutturale. Le nostre organizzazioni sono a disposizione”. In una parola, più Sai e meno Cas. L’esperto di Aoi aggiunge anche che “nel concetto di accoglienza strutturata va inserita la revisione del sistema di ingresso. Solo i canali regolari di ingresso fanno diminuire gli arrivi di fortuna e le morti nel Mediterraneo”.