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La Stampa, 4 agosto 2022

Medici senza frontiere, Sos Mediterranee e Sea Watch chiedono agli stati dell’Ue di impegnarsi per arginare le stragi in mare. Negli ultimi giorni soccorse 444 persone.

“Sos Mediterranee, Medici senza frontiere e Sea-Watch chiedono che gli Stati dell’UE mettano a disposizione una flotta adeguata di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale gestita a livello istituzionale, e che forniscano una risposta tempestiva e adeguata a tutte le richieste di soccorso, unitamente a una pianificazione degli sbarchi dei sopravvissuti”.

È questo l’appello delle ong che in questi giorni stanno fronteggiando da sole l’emergenza nel mar Mediterraneo. Un’emergenza che al di là del racconto politico, non riguarda gli sbarchi, ma la sicurezza di coloro che affrontano il viaggio per arrivare sulle coste europee sfidando il mare.

In cinque giorni la Geo Barents, nave SAR di MSF, e la Ocean Viking, nave SAR di Sos Mediterranee in partnership con la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, hanno salvato sedici imbarcazioni in difficoltà, mentre la settimana precedente la Sea-Watch 3 ha soccorso cinque imbarcazioni per un totale di 444 persone.

Vite in balia delle onde che senza la presenza di navi civili di ricerca e soccorso, sarebbero abbandonati al loro destino nelle acque internazionali al largo della Libia, sulla rotta migratoria marittima più letale al mondo dal 2014. “Il mancato impegno a livello europeo di un’attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, oltre ai ritardi nell’assegnazione di un luogo sicuro di sbarco, hanno minato l’integrità e la capacità del sistema di ricerca e soccorso e quindi la possibilità di salvare vite umane” si legge nel comunicato congiunto.

“Dall’inizio dell’estate - dichiara Juan Matias Gil, capomissione SAR di MSF - il team di ricerca e soccorso di MSF ha effettuato tre missioni in mare. Purtroppo, il primo salvataggio ha avuto esiti drammatici, con circa 30 dispersi e la morte di una donna. Attualmente, dato lo stato di necessità, sono 659 le persone a bordo della Geo Barents, un numero superiore alla capacità della nave. Considerati i bisogni, limitarsi a colmare il vuoto delle istituzioni nella conduzione di un’operazione di ricerca e soccorso non è più sufficiente e accrescere la capacità di risposta nel Mediterraneo centrale si pone come una necessità imprescindibile”.

Il lavoro delle ong è ostacolato dalla mancata cooperazione delle autorità libiche che “non hanno quasi mai risposto, trascurando il loro obbligo legale di coordinare l’assistenza. Inoltre, quando intervengono e intercettano le imbarcazioni in difficoltà, le autorità libiche rimpatriano sistematicamente e forzatamente i sopravvissuti in Libia, un paese che secondo le Nazioni Unite non può essere considerato un luogo sicuro”.

Nonostante la grave mancanza di adeguate risorse per la ricerca e il soccorso in questo tratto di mare, le persone continuano a fuggire dalla Libia via mare, rischiando la vita per cercare salvezza. Nella stagione estiva, quando le condizioni meteorologiche sono più favorevoli per tentare un viaggio così pericoloso, le partenze dalla Libia sono più frequenti ed è quindi necessaria una flotta di ricerca e soccorso adeguata.

“Tenere le persone soccorse bloccate in mare per giorni in attesa di sbarcare in un luogo sicuro - afferma Xavier Lauth, direttore delle operazioni di SOS MEDITERRANEE - è un’ulteriore violenza imposta a chi è già estremamente vulnerabile. L’ultima e unica speranza che hanno è quella di riuscire a fuggire dalla Libia, che spesso definiscono un inferno sulla terra, attraversando il mare a prescindere dai rischi che corrono. La rimozione di operazioni di ricerca e soccorso europei adeguati e competenti nelle acque internazionali al largo della Libia si è rivelata letale e inefficace nel prevenire pericolosi attraversamenti”.

Mentre la Sea-Watch 3 il 30 luglio ha completato le operazioni di sbarco di 438 persone presso il porto di Taranto e la Ocean Viking il 1° agosto ha fatto sbarcare a Salerno 387 donne, bambini e uomini soccorsi tra il 24 e il 25 luglio, la Geo Barents è ancora in attesa di una soluzione per i sopravvissuti soccorsi sette giorni fa.

“Oltre a essere venute meno al loro dovere di soccorrere le persone in mare - sottolinea Mattea Weihe, portavoce di Sea-Watch - le autorità europee ritardano spesso gli sbarchi. La lunga attesa non fa che stancare ulteriormente le persone soccorse: sono sopravvissute al Mediterraneo, ma invece di trovare sicurezza aspettano giorni di fronte alle porte chiuse dell’Europa prima che i loro diritti umani vengano rispettati”.