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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 9 aprile 2025

L’associazione di giuristi pubblica un’analisi dettagliata sulle nuove norme che estendono l’uso delle strutture d’oltre Adriatico ai migranti “irregolari” già presenti sul territorio nazionale. In Albania è tutto pronto per i primi trasferimenti di cittadini stranieri “irregolari” dal territorio italiano. Potrebbero partire dal Cpr di Brindisi, sicuramente dalla Puglia. Gli operatori Medihospes sono nei centri e il Tavolo asilo e immigrazione, con i parlamentari d’opposizione, lancia un nuovo monitoraggio. Mentre nella Commissione affari costituzionali della Camera si stanno svolgendo le audizioni sul decreto del governo che amplia la destinazione d’uso delle strutture: dai richiedenti asilo agli “irregolari”. Oggi interverrà anche l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) che sul tema ha pubblicato una dettagliata analisi giuridica. Ne parliamo con l’avvocata Nazzarena Zorzella.

“Un laboratorio autoritario delle politiche migratorie”. Così Asgi definisce il dl, perché?

Perché segna un cambio di paradigma sulla questione migratoria. Finora abbiamo assistito all’esternalizzazione delle frontiere e poi dei richiedenti asilo, il salto ulteriore è l’esternalizzazione dei corpi di migranti già trattenuti sul territorio nazionale, di persone che nella stragrande maggioranza dei casi vivono in Italia da tempo e sono destinatarie di un’espulsione.

Il governo è stato eletto con il mandato di contrastare l’immigrazione irregolare. Se ritiene che i centri in Albania siano uno strumento utile perché dovrebbe abbandonarli?

Ho contato 21 nuovi provvedimenti legislativi in materia. Vanno tutti in direzione opposta al contrasto dell’immigrazione irregolare. Pensiamo alla protezione speciale: secondo il ministero ora si può riconoscere solo all’interno della protezione internazionale, un modo per chiudere la possibilità di regolarizzazione a fronte dell’avvenuta integrazione. Oppure alla finta riforma del decreto flussi che rende un meccanismo complesso ancora più farraginoso con una serie di step amministrativi alla fine dei quali anche se il lavoratore è arrivato con un regolare visto potrebbe non avere il permesso di soggiorno per mancanza di requisiti mai verificati prima. Il governo non vuole combattere l’immigrazione irregolare, vuole criminalizzare le persone straniere.

Ma l’accordo con Tirana punta a scoraggiare le traversate...

Una tesi priva di senso. Anche perché non si parla più di trasferire richiedenti asilo prima dello sbarco, ma migranti dall’Italia. Dove sta l’effetto deterrente?

Tra le possibili illegittimità costituzionali sottolineate il fatto che nessun giudice si pronuncia sul trasferimento in Albania. Ma non succede nemmeno per gli spostamenti da un Cpr all’altro sul territorio nazionale. Perché in questo caso dovrebbe esserci?

Infatti crediamo sia illegittimo anche quando il trasferimento avviene da un Cpr italiano a un altro. Sulle modalità di trattenimento in queste strutture si esprimerà a giugno la Corte costituzionale. Nel caso albanese, però, l’illegittimità è ancora più eclatante. Troveremo l’occasione per sollevare l’eccezione di incostituzionalità per violazione della riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sostiene che il Cpr di Gjader sia equivalente a quelli di Trapani o Milano...

Questa corrispondenza non c’è. Intanto perché è fuori dal territorio nazionale. E qua si pone il tema della compatibilità con il diritto Ue che per definizione si applica solo sul territorio degli Stati membri. L’Albania non lo è e il fatto che nel luogo fisico di Gjader o Shengjin si eserciti la giurisdizione italiana non è sufficiente a legittimare l’applicazione e le garanzie previste dalle norme comunitarie.

Da un punto di vista giuridico saranno possibili i rimpatri direttamente dall’Albania?

Equivarrebbe a farli da un paese terzo e non c’è alcuna legittimazione di legge che lo consenta. Anche perché il protocollo è chiaro nel dire che la giurisdizione italiana si esercita solo nei centri. Nel momento stesso in cui metti il piede fuori da quelle strutture sei sul territorio albanese, soggetto alla legislazione di Tirana. Se nel trasporto dal Cpr all’aeroporto di Tirana succedesse qualcosa o la persona si opponesse al rimpatrio sarebbe sottoposta alla legge albanese, senza che ciò sia previsto dal protocollo, oppure a quella italiana?

Nel secondo caso si applicherebbe il recente “decreto sicurezza” che punisce duramente simili condotte...

La norma rende reato anche la resistenza passiva in Cpr e carceri. Per questo parliamo di “stretto dialogo” tra il decreto Albania e quello “sicurezza”. È la chiusura del cerchio: le persone trattenute che resisteranno a ordini della pubblica amministrazione non meglio definiti saranno soggette a una normativa durissima. Finiranno nel carcere adiacente al Cpr, sempre a Gjader, dove l’esercizio del diritto di difesa sarà inevitabilmente compromesso.