di Andrea Colombo
Il Manifesto, 11 agosto 2026
Meloni e la premier danese via social invocano i return hub ma la rincorsa a chiudere i confini manda in crisi i rapporti nell’Unione. Giorgia Meloni, premier del governo più di destra che ci sia in Europa, e Mette Fredriksen, leader socialdemocratica di uno di quelli più di sinistra, inaugurano insieme, con post corredato da amicale video, una settimana delicatissima sul fronte dell’immigrazione. Ammettono di non essere sempre d’accordo su tutto. Ma quando si tratta di migranti parlano la stessa identica lingua: “Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre nazioni, sia in Europa”.
Non millantano: la svolta che ha spostato l’Unione verso la strategia dei respingimenti e della “fortezza Europa” è in buona parte frutto dei loro sforzi congiunti. La posizione delle premier di sponde opposte è identica, dalla “necessità di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere” all’allarme per gli “impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici, erosione della fiducia dei cittadini”.
Le due mirano a un obiettivo preciso e non lo nascondono: “Ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa”. Il post a braccetto è una pressione bipartisan sull’Europa perché accolga e sostenga anche economicamente la proposta di erigere centri di rimpatrio nei paesi terzi, sul modello sperimentato con grande insuccesso dall’Italia in Albania. È un’offensiva che coinvolge in pieno anche il Ppe. Mentre le due premier occupavano la rete, il leader del Ppe Weber rilanciava dalle colonne del Frankfurter Allgemeine Zeitung la loro stessa formula: “L’Europa deve realizzare rapidamente dei return hub in Africa”. Per questo “serve un mandato chiaro alla commissione”. Weber aggiunge una seconda proposta: “Se le autorità nazionali non sono disposte a proteggere le nostre frontiere, allora Frontex deve ricevere anche poteri di comando”. La corsa a perdifiato verso la blindatura armata dei confini che manda in solluchero Tajani: “Condivido le proposte di Weber e del Ppe. Dobbiamo difendere insieme le nostre frontiere esterne e potenziare Frontex come vera agenzia europea di guardia di frontiera”.
Per l’Europa si avvicina una fase elettorale decisiva. Sarà giocata non su problemini secondari come la guerra in Ucraina, la crisi energetica o il cambiamento climatico, ma sull’eterno panico da invasione migrante. Con la destra all’offensiva ovunque, i centristi e a volte anche la sinistra a rincorrere. In Francia l’ex primo ministro Philippe, che si prepara a competere con Le Pen, è tassativo: chiede di sospendere sia Schengen che le richieste di asilo. Ma una competizione tutta giocata sul chi promette il pugno più duro contro gli immigrati porta inevitabilmente a una guerra di tutti contro tutti fra gli Stati europei.
L’Italia ha già più fronti aperti. Il governo Merz, il più amichevole con l’Italia tra i grandi Paesi europei, insiste con la richiesta di “restituire” all’Italia e alla Grecia i cosiddetti “dublinanti”, sbarcati nei Paesi di primo approdo ma poi passati in Germania. Per Berlino, dopo la sanatoria che ha riguardato circa 60mila immigrati fatti passare dalle frontiere colabrodo italiane, devono essere riaccolti dall’Italia quelli arrivati dal dicembre scorso. Il Viminale replica che non ne accoglierà nessuno prima che siano state computate le “compensazioni” previste dall’accordo di giugno e punta l’indice contro le Ong “prevalentemente tedesche”, ree di salvare migranti e portarli in Italia. Si tratta di persone, “non possono diventare merce di scambio tra i governi” replicano le Ong, ma la realtà è che oggi quelle persone sono invece proprio strumenti di propaganda politica.
Il fronte aperto con Berlino si aggiunge allo scontro con la Spagna. Il commissario europeo agli Interni Brunner continua nella sua opera di mediazione. Il primo passo dovrebbe essere la blindatura di Ceuta da parte di Madrid, anche con l’aiuto europeo. Su questa base, il 15 agosto l’Italia riaprirebbe i confini, Sánchez dovrebbe fare lo stesso poco dopo. Sempre che tutto vada bene e non è affatto detto.










