di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 aprile 2025
Il rapporto degli esperti indipendenti del Comitato per i diritti umani: garantire a Shengjin e Gjader diritto di difesa e proporzionalità della detenzione. Le raccomandazioni sono rivolte a Tirana ma parlano anche a Roma. I Centri italiani in Albania preoccupano l’Onu. Lo afferma un rapporto del “Comitato per i diritti umani” scritto al termine di una missione di monitoraggio in Albania. L’organo è composto da esperti indipendenti nominati dagli Stati firmatari della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici - tra loro ci sono Italia e Albania - per monitorarne l’applicazione. Critiche e raccomandazioni sono rivolte a Tirana, ma quelle sul “trattamento di migranti, rifugiati e richiedenti asilo” parlano anche a Roma. Il Comitato è “preoccupato per i potenziali conflitti tra il protocollo e la convenzione”, come quelli che riguardano “la detenzione automatica dei migranti e il rischio di una detenzione prolungata, nonché il rischio di essere soggetti a procedure di migrazione o asilo inadeguate”.
Il rapporto è stato pubblicato venerdì scorso, mentre il governo Meloni decretava che nei centri saranno trasferiti anche cittadini stranieri “irregolari” dall’Italia. Le critiche si riferiscono quindi alla destinazione originaria delle strutture, quella per i richiedenti asilo. Il Comitato fa tre raccomandazioni all’Albania, rispetto alla sua legislazione e al protocollo. Uno: che la detenzione di richiedenti asilo e migranti sia una “misura di ultima istanza, ragionevole e proporzionata” e che esistano alternative concrete al trattenimento. Due: che sia rispettato il principio di non respingimento e garantito un meccanismo di ricorso giudiziario indipendente a chi chiede protezione. Tre: che l’assistenza legale gratuita sia accessibile “nella pratica” durante le procedure d’asilo.
Il primo e il terzo punto evidenziano aspetti problematici dell’accordo, soprattutto della sua versione iniziale (sospesa in attesa della sentenza della Corte di giustizia Ue sui “paesi sicuri”). Oltre Adriatico, infatti, non esistono alternative alla detenzione e il diritto alla difesa - denunciano i legali dei migranti - è compromesso da tempistiche express e difficoltà ad avere colloqui riservati con gli assistiti.
Il fatto che l’organismo Onu rivolga queste raccomandazioni a Tirana, sebbene evidentemente valgano anche per Roma, mostra ancora una volta che quei centri non solo restano territorio albanese ma hanno anche una doppia giurisdizione. Come del resto aveva affermato in maniera chiara la Corte costituzionale del paese delle Aquile. Un motivo in più per dubitare che il Cpr di Gjader sia la stessa identica cosa di quelli di Milano o Trapani, come sostiene il governo.











