di Francesca Basso
Corriere della Sera, 4 ottobre 2023
Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel: “La migrazione sarà il tema più difficile a Granada”. “Lo Stato di diritto vale per tutti, anche per le Ong. Alcune fanno un ottimo lavoro, ad altre bisogna chiedere se agiscono in linea con lo Stato di diritto”. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel parla a un gruppo di media, tra cui il Corriere, a pochi giorni dal vertice informale che si terrà venerdì a Granada e che sarà preceduto dalla Comunità politica europea. Un summit che si preannuncia complicato.
Cosa ci si deve aspettare sulla migrazione?
“Sarà probabilmente la parte più difficile del summit, per alcune personalità politiche e gruppi politici è un dibattito ideologico, ma abbiamo gli strumenti per affrontare insieme questa sfida”.
Ci saranno progressi sul Patto per la migrazione?
“Ci sono due dimensioni. Quella interna, su cui è in corso il lavoro per arrivare a un accordo tra i Ventisette sul Patto per la migrazione e l’asilo. Aspettiamo di vedere quali decisioni prenderanno gli Stati. C’è poi la dimensione esterna, su cui si sta concentrando il Consiglio europeo”.
Su cosa?
“Vediamo alcuni elementi pragmatici convergenti. In un formato ridotto qualche giorno fa a Malta abbiamo avuto un’ottima discussione (la riunione con i 9 Paesi Ue che si affacciano sul Mediterraneo, ndr). In primo luogo, lottiamo contro i trafficanti e per questo abbiamo bisogno di una maggiore cooperazione a tutti i livelli Ue, tra i Paesi Ue e con i Paesi terzi. Serve un approccio olistico. In un anno abbiamo assistito a un enorme aumento dei migranti irregolari provenienti dall’Africa occidentale, Burkina Faso, Senegal, Costa d’Avorio, transitano talvolta attraverso la Nigeria, la Libia e la Tunisia prima di arrivare in Ue. Ma la Tunisia ha accordi per la liberalizzazione dei visti con questi Stati. Questa è una questione governativa che va affrontata in cooperazione con i Paesi terzi. C’è poi la questione delle Ong nel Mediterraneo: c’è un dibattito ideologico, facciamo in modo che diventi più pragmatico. Lo Stato di diritto vale per tutti, anche per le Ong. Alcune fanno un ottimo lavoro, ad altre bisogna chiedere se agiscono in linea con lo Stato di diritto. Non permettiamo ai trafficanti di decidere chi è autorizzato a venire nell’Ue. Solo le autorità hanno la legittimità democratica di decidere in linea con le convenzioni e il diritto internazionali. Infine dobbiamo cooperare con i Paesi terzi per aprire canali legali di ingresso”.
La Tunisia ha rifiutato gli aiuti Ue. Il Memorandum è stato un’errore?
“È troppo presto per giudicare. Abbiamo urgente bisogno di negoziare la migrazione con i Paesi terzi. Gli Stati membri hanno sostenuto l’accordo con la Tunisia in linea di principio. Ma volevano sapere cosa dovevano fare, cosa che capisco perfettamente. Il Consiglio dovrebbe essere coinvolto in modo che gli Stati membri possano garantire il giusto equilibrio tra i nostri valori e i nostri interessi. E ci sono domande non solo dai Paesi dell’Ue. Le Nazioni Unite hanno scritto due lettere alla Commissione europea e al Servizio europeo per l’azione esterna. Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, critica il fatto che l’accordo non contenga praticamente alcuna disposizione per la protezione dei diritti dei migranti e dei rifugiati. Il presidente della Commissione dell’Unione africana ci ha anche detto molto chiaramente che non apprezzano il modo in cui lavoriamo con la Tunisia. Dobbiamo tenerne conto, anche se l’accordo con la Tunisia era certamente animato da buone intenzioni”.
A Granada parlerete di allargamento. Crede ancora nella data del 2030?
“Granada è un punto di partenza. C’è una maggiore comprensione della necessità di riformare l’Ue e accelerare gli sforzi per garantire che l’allargamento non solo assicuri un’Europa più grande, ma anche più forte, efficiente e influente. Ho posto tre domande: Cosa vogliamo fare insieme? Priorità e politiche. Come decidiamo insieme? E come finanziamo il processo? Le tre questioni sono collegate. Non bisogna avere troppa paura, perché la ricostruzione dell’Ucraina sarà sostenuta non solo dall’Ue ma anche da altri partner. L’ingresso è un processo basato sul merito. La data è un incoraggiamento ad accelerare gli sforzi”.
Le dichiarazioni di Robert Fico sullo stop agli aiuti all’Ucraina vi preoccupano?
“C’era lo stesso sospetto nei confronti dell’Italia prima delle elezioni, ma vediamo che c’è una dinamica di cooperazione nel Consiglio europeo effettiva e funzionante. Lavoreremo con il governo slovacco e terremo conto delle sue preoccupazioni e aspettative come facciamo con gli altri governi. Le decisioni prese in un anno e mezzo hanno mostrato l’unità europea”.
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“Vogliamo una relazione più stabile e prevedibile con la Turchia. Riconosciamo il ruolo che gioca nella regione, in Siria, Libia, nel Mar Nero. A luglio ha aiutato a sbloccare l’allargamento della Nato insieme ad altri. Dobbiamo concentrarci su poche priorità: la cooperazione economica, l’unione delle dogane. In parallelo dobbiamo rilanciare il processo per la riunificazione di Cipro”.










