di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 11 novembre 2024
Sisto: “No a critiche personali ai magistrati”. La giudice Albano: “La legislazione nazionale è subordinata a quella europea”. Francesco Paolo Sisto e i ringraziamenti al Guardasigilli Carlo Nordio in videocollegamento dal Veneto, la giudice Silvia Albano torna a mettere le cose in chiaro. Dal suo punto di vista di magistrato della sezione immigrazione del Tribunale di Roma e di presidente di Magistratura democratica, la corrente della cosiddette “toghe rosse” riunite per celebrare i sessant’anni di vita. “Il giudice italiano è anche giudice europeo - afferma - e firmando i trattati l’Italia ha ceduto una parte della sua sovranità. La legislazione nazionale è subordinata rispetto a quella europea e se il giudice nazionale ritiene che una norma sia in contrasto quelle dell’Unione, o nutre dei dubbi, ha due strade: disapplicarla o rivolgersi alla Corte di giustizia europea. Non è opposizione al governo, ma il nostro lavoro”.
Tre settimane fa, per aver firmato uno dei decreti che hanno annullato i trattenimenti dei primi migranti portati in Albania, proprio lei è finita al centro di polemiche e accuse di “scelta pregiudiziale”, con tanto di minacce e conseguente affidamento di una tutela da parte delle forze dell’ordine. “Ho fatto da parafulmine - commenta - e ne è scaturita una campagna che nei fatti s’è tradotta in una intimidazione”.
Perché la storia non è finita, e già oggi il Tribunale di Roma è chiamato a decidere la sorte di altri sette naufraghi trasferiti nei container albanesi. Stavolta a pronunciarsi non sarà Albano, che spiega: “Non si tratta di posizioni dei singoli magistrati. La sezione si è già riunita, c’è un verbale e ci sono questioni giuridiche importanti da affrontare. Lo facciamo sempre quando entra in vigore una nuova normativa, perché va analizzato come si rapporta al diritto nazionale e sovranazionale”.
Non è un’anticipazione di giudizio, bensì l’illustrazione di una situazione “normale” sul piano giuridico che però è diventata ad altissimo coefficiente politico. Promettendo nuove scintille tra governo, maggioranza e i giudici chiamati a decidere. Tanto che il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, mette le mani avanti: “Temo che possa innescarsi di nuovo una polemica che non giova a nessuno, e confido che ciò che è stato scritto nei provvedimenti già emersi possa essere letto e compreso. Si può dissentire o meno, l’ultima parola la diranno la Corte di Cassazione e quella di Lussemburgo, ma non c’è nessuna volontà di politicizzazione, o di alimentare uno scontro con le forze politiche da parte dei giudici”.
A dimostrare che i timori di Santalucia siano più che fondati ci aveva pensato il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, che alle parole di Albano era scattato: “Ci sono sentenze già scritte. Stiamo peggio che in Corea del Nord. Lì, forse, ci sono più garanzie e più trasparenza nella giustizia di quante ve ne siano in Italia”. Tra giuristi i toni sono diversi, e nel convegno di Md il viceministro Sisto - avvocato, oltreché senatore di Forza Italia - esprime perplessità “sul piano tecnico”, in attesa che la Cassazione esamini il ricorso del governo contro i verdetti “anti-Albania” nell’udienza del prossimo 4 dicembre. “Mi ha colpito che sono scritti tutti allo stesso modo - dice - con le stesse identiche parole; e poi il fatto che per la valutazione dei Paesi sicuri siano stati utilizzati degli allegati precedenti al decreto legge rinviato alla Corte europea”.
Sisto strappa persino un (contenuto) applauso della platea non certo benevola nei suoi confronti quando stigmatizza gli attacchi personalizzati ai magistrati che hanno preso decisioni sgradite: “I giudici devono rispondere dei loro provvedimenti, non della loro vita privata”. Ma c’è molto altro a dividerlo dalle toghe che lo ascoltano. Quando Silvia Albano sottolineava come “sia normale e giusto che i magistrati dicano la loro sulle riforme che riguardano questioni di loro competenza, senza che ciò precluda la possibilità di decidere su quelle stesse materie applicando e interpretando le nuove norme”, scuoteva vistosamente la testa, per poi replicare: “A prescindere dalla libertà di espressione, se un giudice si occupa di certe materie non dovrebbe parlarne pubblicamente prima. Ci vuole maggiore cautela”. Il resto del confronto (e delle polemiche) alle prossime puntate.











