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di Vincenzo R. Spagnolo

Avvenire, 1 agosto 2023

Alle indagini sul naufragio in Calabria contribuiscono le testimonianze raccolte dagli avvocati dei superstiti, che parlano di un velivolo “bianco e rosso” e 3 mercantili “con bandiera italiana” passati accanto al barcone In quanti, comandanti di navi e piloti di elicottero, durante quei quattro giorni di navigazione con mare mosso da Smirne fino a Steccato di Cutro, videro transitare in mare il caicco Summer Love, col suo carico di uomini, donne e bambini in fuga da persecuzioni e povertà, e finsero di non vedere, voltandosi dall’altra parte? “Noi non accusiamo nessuno, abbiamo solo fatto il nostro lavoro”, dicono ad Avvenire gli avvocati Enrico Calabrese e Marco Bona, che assistono le famiglie di 16 sopravvissuti e di 47 vittime del naufragio (in cui perirono almeno 94 persone, compresi 35 bambini, oltre a 30 dispersi e 81 sopravvissuti), precisando l’intento col quale hanno raccolto il materiale probatorio messo a disposizione il 20 luglio della procura di Crotone, che indaga su presunte responsabilità delle autorità italiane nella tragica vicenda. Si tratta delle video-testimonianze di tre sopravvissuti, in base alle quali diverse ore prima del naufragio - il caicco venne più volte avvistato.

Non solo da un aereo di Frontex, come era già emerso nei mesi scorsi, ma anche da altre imbarcazioni commerciali, almeno tre, e da un elicottero “bianco” con la “coda rossa”. Una unità militare italiana? Nelle scorse ore la Guardia costiera ha fermamente smentito. Ora toccherà al procuratore crotonese Giuseppe Capoccia e ai suoi sostituti vagliare quel materiale ed eventualmente cercare ulteriori elementi di riscontro, nel filone di inchiesta che già vede indagate sei persone (tre militari della Guardia di Finanza e altri tre nomi coperti da omissis) per omicidio colposo in conseguenza di omissione di soccorso. L’altro filone è quello che vede indagati quattro presunti scafisti, rintracciati dopo il naufragio.

“Tre mercantili italiani” - In passato i due legali torinesi hanno assistito altre vittime di gravi naufragi, compreso quello della Costa Concordia. Da marzo hanno assunto la difesa di diversi familiari della tragedia di Cutro (un pool di avvocati crotonesi, con Luigi Li Gotti e Francesco Verri, ne assiste altri). “Abbiamo fatto indagini e sentito tantissimi sopravvissuti e familiari”, raccontano Bona e Calabrese, che sono stati in diversi campi d’accoglienza della Germania settentrionale per raccogliere le testimonianze. In particolare, quelle di tre sopravvissuti afghani “sembrano indicare la presenza di un elicottero diverse ore prima che la nave fosse sorvolata dall’aereo di Frontex”, spiega l’avvocato Bona, e sono “sicuramente meritevoli di approfondimento”. I nomi dei testimoni vengono tenuti al riparo dalla ribalta mediatica (“Nel loro Paese, i loro familiari potrebbero essere minacciati”), ma le deposizioni paiono circostanziate e concordanti su più aspetti. In una di esse, un sopravvissuto, che ha perso nel naufragio la moglie e tre figli piccoli, racconta l’odissea: “Abbiamo lasciato l’Afghanistan per motivi di sicurezza, dopo la conquista da parte dei talebani”. Una tappa in Iran, poi i contatti n con uno scafista in Turchia e la partenza da Smirne per l’Italia: “Siamo stati sulla rotta per 4 notti, dal 21 al 25 febbraio”. Un tempo molto lungo, durante il quale è impensabile che nessuno li abbia notati. E infatti: “Durante il viaggio abbiamo visto navi mercantili italiane, con bandiera italiana, passare accanto alla nostra imbarcazione e dirigersi verso la Grecia”, racconta il teste agli avvocati torinesi, ribadendo che “ci sono state tre navi commerciali”. Ora, può essere che chi comandava quelle navi non si sia accorto dell’effettiva situazione del barcone. In ogni caso, sia come sia, ha tirato dritto mentre il caicco navigava con mare forte, con la prua verso la Calabria.

I due passaggi dell’elicottero - La testimonianza arriva quindi a sabato 25: “Erano circa le 19, mentre eravamo seduti sul ponte superiore quando un elicottero italiano è arrivato e ha fatto una deviazione sopra di noi. Poi se n’è andato e gli scafisti ci hanno fatto scendere di corsa al livello inferiore. Era un elicottero militare bianco. Nella notte, quando eravamo di nuovo in cima all’imbarcazione, erano circa le 22, l’elicottero ha fatto un altro giro sopra di noi. E uno scafista ci ha detto di nuovo di scendere”. Per ben due volte, dunque, fra le 19 e le 22 del sabato, ossia almeno 6 ore prima del naufragio (avvenuto alle 4 di mattina della domenica) un elicottero “bianco, militare, italiano”, secondo i testimoni, sorvola il caicco. Poi se ne va. A chi appartiene? Chi lo pilota? Riferisce a qualche autorità ciò che ha visto volando a bassa quota sul barcone? Domande finora senza risposta.

“Bianco e rosso” - Quando, ascoltando tre superstiti afghani, gli avvocati Bona e Calabrese si sono accorti che l’elemento dell’elicottero ricorreva, hanno provato a vederci chiaro. E hanno mostrato ai testimoni le foto di repertorio di due modelli di elicotteri di diverso colore: uno giallo, come quelli adoperati dalla Guardia di Finanza, e uno bianco e rosso, del tipo in uso alla Guardia costiera. I tre hanno riconosciuto come simile a quello intravisto (descritto come “tutto bianco con una coda rossa e insegne rosse”) il secondo modello. Se quelle testimonianze fossero riscontrate, è il ragionamento di Bona e Calabrese, bisognerebbe quindi “spostare le lancette dell’orologio indietro per quanto riguarda la conoscenza della presenza dell’imbarcazione al largo delle coste calabre da parte delle autorità italiane, in particolare della Guardia costiera”. Sarebbe, argomentano i due avvocati, “un elemento molto importante per valutare le responsabilità penali e civili”, perché farebbe supporre “che quanto accaduto fosse evitabile e scongiurabile”.

La smentita e le domande - Nelle scorse ore, come detto, la Guardia costiera italiana ha smentito, “come risulta dagli ordini di volo” delle proprie “basi aeree”, che un suo elicottero fosse in volo in quel tratto di mare. E c’è chi solleva dubbi rispetto alla possibilità, in una sera d’inverno con mare mosso, per qualcuno di individuare con certezza i colori di un elicottero in rapido sorvolo. E se fosse stato un mezzo aereo di un altro Stato? Se si prende per buona la descrizione dei testimoni (“Bianco e coda rossa”), si dovrebbero escludere elicotteri della Grecia, che sono azzurri. Insomma, la vicenda dovrà essere approfondita. Non per il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, per il quale “insinuare che qualcuno non sia intervenuto di proposito, pur capendo il potenziale pericolo, è un insulto non solo alla Guardia Costiera ma all’Italia intera”. Ma gli avvocati torinesi non intendono insinuare alcunché: “Era un nostro dovere deontologico raccogliere quelle deposizioni - dicono ad Avvenire - e abbiamo depositato il tutto in Procura. Altri dovranno decidere...”.