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di Marco Bresolin

La Stampa, 24 marzo 2023

I dubbi della Germania: “Il rispetto dei diritti umani deve essere al centro della cooperazione”. La premier italiana lancia l’allarme: “Il collasso di Tunisi potrebbe provocare 900 mila rifugiati”. È giusto aumentare la cooperazione con Libia e Tunisia per cercare di frenare le partenze dei migranti, ma “il rispetto dei diritti umani deve essere al centro di questa cooperazione”. La questione si sta facendo sempre più largo tra i governi europei, soprattutto quelli del Nord, preoccupati che l’Ue - anche su spinta dell’Italia - finisca per stringere patti col diavolo. Un timore che diverse delegazioni dei Paesi Ue hanno sollevato nelle riunioni dei gruppi di esperti e che sono state poi raccolte in un’analisi effettuata dai servizi del Consiglio.

La questione del rispetto dei diritti umani - relativa alla svolta autoritaria del presidente tunisino Kais Saied, ma soprattutto alla situazione in Libia - è stata sollevata tra gli altri anche dal governo tedesco. E a Bruxelles ci sono diverse perplessità anche sull’intenzione di consegnare altre due motovedette alla guardia costiera libica, come indicato nella lettera di Ursula von der Leyen, perché non è chiaro come verranno utilizzate. Su questo anche il Parlamento europeo aveva più volte espresso dubbi. Le attività di ricerca e soccorso di Tripoli e Tunisi lasciano infatti molto a desiderare, come dimostrano le ultime due tragedie: quella di dieci giorni fa al largo delle coste libiche e quella di mercoledì notte a poche miglia dalla costa tunisina, dove già si contano 7 vittime (tra cui quattro bambini e un neonato) e una ventina di dispersi. Il governo italiano sta cercando di ottenere la sponda della Commissione per un intervento deciso in Tunisia, soprattutto per cercare di sbloccare il maxi-prestito da 1,9 miliardi di dollari del Fondo monetario internazionale, e la commissaria Ylva Johansson ha confermato che andrà a Tunisi con Matteo Piantedosi. Ma non è ancora chiaro se ci sarà anche il suo collega francese. “Ci stiamo lavorando” ha spiegato la commissaria.

La questione immigrazione continua dunque a dividere i Paesi europei, anche se alla fine è arrivato il via libera alle poche righe di conclusioni che invitano a una “rapida attuazione” dei punti discussi a febbraio, ma se ne riparlerà a giugno. L’obiettivo iniziale di ieri era di relegare la questione a un punto informativo della Commissione, all’ora di cena si è aperto un mini-dibattito al tavolo del Consiglio europeo, durante il quale i dieci leader che hanno preso la parola hanno espresso i loro diversi punti di vista. Per Giorgia Meloni c’è il rischio che un crollo della Tunisia possa portare a una “catastrofe umanitaria con oltre 900 mila rifugiati”. Poi ha preso la parola l’olandese Mark Rutte, che si è detto d’accordo con Meloni sulla necessità di proteggere le frontiere esterne e di lottare contro i trafficanti, ma è tornato a insistere sul rispetto delle regole di Dublino per frenare i movimenti secondari, tema che vede l’Italia sul banco degli imputati.

“Dobbiamo evitare una frattura tra i Paesi di primo ingresso e quelli che li ricevono” ha avvertito il premier spagnolo Pedro Sanchez, mentre il presidente bulgaro Rumen Radev ha ribadito la richiesta di fondi Ue per finanziare la costruzione della barriera al confine con la Turchia, ma anche per acquistare sistemi di sorveglianza. Il polacco Mateusz Morawiecki, in grande sintonia con Meloni, ha sottolineato che i Paesi più esposti dovrebbero avere più fondi, mentre per Viktor Orban la ricetta è sempre e solo la stessa: “No migranti, no gender e no guerra”.

Come rivelato ieri da La Stampa nell’edizione online, il Consiglio ha effettuato un’analisi molto critica nei confronti della lettera di Ursula von der Leyen contenente un rapporto sulle azioni sin qui intraprese e su quelle programmate sul fronte immigrazione. Sullo stanziamento di fondi, l’analisi del Consiglio punta il dito contro la lettera di von der Leyen, che non offrirebbe garanzie sull’utilizzo di risorse aggiuntive. E mette in luce anche le divisioni tra i governi sulla recente proposta della Commissione sul riconoscimento reciproco delle procedure di rimpatrio, che piace a Italia e Grecia, ma non a molti altri, come Francia, Ungheria e Paesi Bassi.

Gli aspetti relativi alla questione immigrazione sono stati affrontati lateralmente anche durante la sessione iniziale del Consiglio europeo con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Ma con il portoghese il confronto si è concentrato soprattutto sul dossier Ucraina. Nel primo pomeriggio c’è stato un video-collegamento con Volodymyr Zelensky. Secondo il presidente c’è il rischio che i ritardi relativi alla consegna delle armi e ai nuovi pacchetti di sanzioni possano causare un prolungamento della guerra.