sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

La Repubblica, 2 maggio 2023

Critiche delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative. Per Amnesty International quella lituana è una legge che dà il via libera alla tortura. L’UNHCR teme per l’incolumità delle persone alla frontiera. Sul confine polacco si continua a morire.

La Lituania ha approvato una legge che legalizza i respingimenti nonostante le critiche. Con 86 voti a favore, 8 contrari e 20 astensioni, il parlamento ha adottato gli emendamenti alla legge sul confine e la protezione dello Stato da applicare nelle situazioni di emergenza. La normativa stabilisce che le persone migranti che tentano di attraversare irregolarmente il confine possono essere respinte dal capo della Guardia di frontiera locale senza possibilità di fare ricorso, ma assicura però la tutela delle persone vulnerabili. L’approvazione di questi emendamenti è un ulteriore passo avanti per consolidare la pratica, già ampiamente diffusa, dei respingimenti alla frontiera, inizialmente introdotta con un’ordinanza della ministra dell’Interno Agne Bilotaite nel 2021 e successivamente formalizzata con una decisione del governo.

La critica delle ONG e della politica europea. Per Amnesty International si tratta di un provvedimento che dà il via libera alla tortura. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, in una dichiarazione, ha posto l’accento sulle segnalazioni di violenza e di altre violazioni dei diritti umani commesse contro i migranti, nell’ambito dei respingimenti al confine tra la Lituania e la Bielorussia. Dunja Mijatovic ha esortato il Parlamento a fermare questi abusi e a garantire un monitoraggio indipendente ed efficace dei diritti alle frontiere. Il diritto internazionale vieta i respingimenti perché le persone devono sempre avere la possibilità di chiedere asilo. E su questo punto si sofferma l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ovvero sulla necessità di mettere le persone bisognose di protezione internazionale nella condizione di poter fare richiesta di asilo e di non essere respinte alla frontiera.

La posizione della Lituania. Per la ministra dell’Interno Agne Bilotaite il Paese non ha alternative in questo momento: bisogna proteggersi dall’afflusso dei profughi e strumenti come i respingimenti sono necessari in questo contesto geopolitico. Vilnius accusa la Bielorussia di avere deliberatamente favorito il passaggio dei migranti verso i Paesi europei, tra cui Polonia e Lituania.

Morire sul confine. Intanto i dati raccontano di continui incidenti sui confini con la Bielorussia. Un totale di 43 persone ha perso la vita sul lato polacco del confine tra Minsk e Varsavia dall’inizio della crisi umanitaria nel settembre 2021. Il 18 aprile un corpo è stato trovato in una foresta vicino alla città di Janowa nei pressi del fiume Narewka. Il 22 aprile un altro corpo è stato trovato dai turisti nelle vicinanze del villaggio di Istok, vicino al confine con la foresta di Bialowieska. Il 23 aprile un uomo siriano di 58 anni, che stava lottando per la propria vita dopo essere precipitato da un muro alto cinque metri e lungo 186 km costruito l’anno scorso dalle autorità polacche, è deceduto. Per Piotr Czaban, volontario del Servizio di emergenza umanitaria polacco, ci sono molti più morti di quelli scoperti fino a ora sul versante polacco e bielorusso. Molte delle vittime individuate da Czaban e dalla sua organizzazione sono finite a causa dell’ipotermia.

Quando la geografia complica la vita dei profughi. La Helsinki Foundation for Human Rights denuncia che i migranti sono spesso costretti a tornare in Bielorussia attraverso le aree paludose e i fiumi. Purtroppo la stessa conformazione geografica del territorio al confine polacco-bielorusso e le condizioni meteorologiche, soprattutto in inverno e in autunno, rappresentano una minaccia per la vita e per la salute delle persone in movimento.

La Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte sta indagando su numerosi casi di respingimenti effettuati sul confine tra Polonia e Bielorussia. Uno di essi riguarda la ripetuta espulsione dalla Polonia di una famiglia con un bambino disabile di 10 anni, costretto insieme ai genitori a rimanere nella foresta, con la neve e le temperature sotto lo zero, per tanto tempo. Un altro concerne lo stato di salute di un profugo iracheno continuamente vittima di violenza da parte della guardia frontiera polacca, detenuto per 185 giorni in un centro sovraffollato senza poter fare richiesta di asilo.