di Rossella Verga
Corriere della Sera, 29 agosto 2023
L’infermiera, 78 anni, è impegnata dal 1990 al fianco della Croce Rossa Italiana. Sull’isola assiste le mamme e i bambini arrivati sui barconi: “Con la mia corazza contrasto il dolore”.
La frequenza di radio Lampedusa irrompe sulla barca dei turisti: “Three babies and five women, no children”. L’imbarcazione sta rientrando in porto dopo aver portato il gruppo a fare il bagno nelle acque abbaglianti dell’isola siciliana più vicina all’Africa che all’Italia. Ma questa voce, improvvisa, è un pugno nello stomaco che richiama a una realtà di sofferenza. L’altra faccia dell’isola delle meraviglie cristalline è al largo della costa, s’insinua sul canale della radio di bordo e chiede aiuto in inglese. Gli scafisti snocciolano coordinate per consentire ai soccorritori di raggiungere l’ennesimo barchino in ferro, abbandonato all’orizzonte con il suo carico di migranti in fuga dalle guerre e dalla fame. Arrivano da Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, facendo rotta verso il cuore grande dell’isola e lontano dai trafficanti.
Operatori e volontari sono pronti ad accoglierli, come l’infermiera della Croce Rossa Italiana Livia Cecconetto, che con i suoi 78 anni superbamente portati dedica le giornate a medicare, preparare biberon e cambiare pannolini. Mentre in mare i migranti cercano salvezza, a terra la macchina della solidarietà è in moto. Sorella Livia, volontaria dal ‘90, non parla le lingue, ma ne conosce bene una che si comprende in tutto il mondo. È stata anche lei, durante l’estate rovente, ad occuparsi dell’accoglienza di mamme e bambini nell’hotspot di Contrada Imbriacola, luogo di prima assistenza sempre sul filo del collasso, con una capienza di 400 persone e punte di presenze di oltre 4000. Finiranno tra le sue braccia quei tre bebè e le cinque donne in arrivo dal mare. “Non parlo le lingue - dice - ma il mio linguaggio universale è il sorriso, la presenza che fa capire che ci sono per loro e questo i migranti lo percepiscono. Una signora prima di ripartire per Porto Empedocle mi è venuta a toccare le mani e poi l’interprete mi ha spiegato che voleva ringraziami perché le avevo trasmesso pace e serenità. Il linguaggio del corpo a volte vale più delle parole”.
La Porta più a sud d’Europa si apre quotidianamente per i migranti in arrivo da Tunisia e Libia. Dal primo giugno la Croce Rossa Italiana ha preso in gestione, su disposizione del governo, l’hotspot al centro dell’isola, con un’organizzazione che impegna 120 operatori ogni giorno. Grazie a loro, ciascuno allo sbarco - in attesa di essere fotosegnalato - troverà sostegno: acqua, cibo, vestiti, un letto e soprattutto mani tese. Livia Cecconetto, di Novi Ligure, è una veterana degli aiuti umanitari. Al fianco della Cri si è prodigata in tutte le emergenze italiane, dai terremoti alle alluvioni, ed è partita per numerose missioni all’estero. Bagdad, Nassiria in Iraq, Libia, Pakistan, Haiti. Catastrofi e guerre l’hanno vista sempre in prima linea, richiamata dal bisogno e dal dolore. “Mi sono sempre sentita spinta come da una vocazione - racconta - e non ho mai smesso di praticare i principi della Croce Rossa e di onorare il motto di noi infermiere volontarie: ama, lavora, conforta, salva”. Livia il dolore lo sa riconoscere e affrontare. “L’ho vissuto sulla mia pelle - spiega - con la perdita di una figlia, poi del marito. Forse anche per questo non ho più paura di nulla. Sono una resiliente e so che qualunque cosa mi succeda sono divisa al 50 per cento: se muoio vedo una figlia, se vivo resto con l’altra e con i miei due fantastici nipoti. Ma una cosa mi è ben chiara: bisogna saper lottare, accettare con dignità ciò che la vita ci riserva. Il mio posto è accanto a chi ha bisogno e questa croce che porto addosso non è un simbolo, io ce l’ho nel cuore”.
A Lampedusa la volontaria quasi ottantenne fa turni di 12 ore, dalle 8 alle 20. Conforta, abbraccia, cura le ferite fisiche e dell’anima: “Come quella ragazzina di 16 anni che è arrivata sul barchino con la figlia di appena 15 giorni. O come l’altra giovane che ci ha chiesto subito di poter fare il test di gravidanza perché era stata violentata prima di partire, o ancora quella bimba di 5 anni trovata sola nel deserto e caricata su una barca da un uomo sconosciuto”.
Il carico umano a Lampedusa è pesantissimo. Nel centro di accoglienza i numeri sono sempre molto alti, “ma la situazione - assicura Ignazio Schintu, vicesegretario generale della Croce Rossa Italiana, presente all’hotspot sull’isola - è sotto controllo. Ci sono medici, infermieri, psicologi e volontari che si occupano delle persone appena sbarcate, prima del loro trasferimento che avviene entro 72 ore”. Dal primo giugno, sotto la gestione Cri, sono arrivati a Lampedusa oltre 48mila migranti e 45mila sono stati trasferiti (dati aggiornati a domenica 27, quando anche il ministro Adolfo Urso è arrivato in visita all’hotspot). La settimana scorsa si sono registrati picchi fino a 2000 arrivi al giorno, con una media degli ultimi otto giorni di 794 persone. Sorella Livia sull’isola non deve indossare il giubbotto antiproiettile o la maschera anti-gas, come a Nassiria. Ma anche qui, per lei come per tutti, ci vuole una corazza bella resistente.










