di Emilio Minervini
Il Dubbio, 13 agosto 2026
L’Ue è in subbuglio. La crisi di Ceuta - il 30 e 31 luglio scorsi circa 70mila marocchini si sono riversati nell’exclave spagnola sulla costa africana - ha riaperto il tema sulla gestione delle migrazioni nella maniera più esplosiva possibile, creando una frattura tra i Paesi membri dell’Unione, che va via via allargandosi col passare dei giorni. Soprattutto in vista della possibile mobilitazione di migranti verso Ceuta, prevista per il 15 agosto. In occasione dell’incidente di fine luglio numerosi migranti hanno riferito di essere stati spinti verso Ceuta da video e messaggi su Tik Tok, Instagram e altri social come Telegram e WhatsApp.
La commissaria Ue per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, nel corso del fine settimana ha criticato Meta e Tik Tok per non essere intervenute in modo efficace contro questo genere di contenuti. E lo scorso 7 agosto la Commissione europea ha tenuto un colloquio con entrambe le piattaforme, che avrebbero successivamente attivato delle modalità di gestione della crisi e iniziato a trattare con priorità i contenuti relativi a Ceuta, anche attraverso la collaborazione con organizzazioni che si occupano di fact-checking.Nel frattempo però cresce il nervosismo tra diversi Paesi membri dell’Unione. Ieri il parlamento danese si è riunito per una seduta straordinaria.
Al dibattito ha preso parte che la premier Mette Frederiksen, che ha affermato di essere “fortemente in disaccordo” con la Spagna per quanto riguarda la politica migratoria e ha fatto asse con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per promuovere una linea più dura sulla gestione dei flussi migratori in ingresso nell’Ue. La premier danese è tornata a ribadire di fronte al Folketing che “una politica migratoria rigorosa è fondamentale per la Danimarca e per l’Europa” e ha definito le immagini provenienti da Ceuta “inquietanti”.
“Continuiamo a seguire la situazione con estrema attenzione” e ha affermato che il governo non esiterà “un secondo” nell’adottare le “misure necessarie” in caso di flussi migratori attraverso l’Europa. Sottolinea che i controlli alle frontiere possono essere intensificati significativamente con un preavviso di poche ore. “L’aspetto importante in relazione a Schengen è che, se in un Paese sorgono problemi, che si tratti di criminalità o di rifugiati, l’arma più efficace che abbiamo in Danimarca è il controllo delle frontiere”, ha dichiarato alla stampa come riporta tv2.dk. “Sono una convinta sostenitrice del controllo delle frontiere” ha chiosato Frederiksen.
Inoltre il ministro per l’Immigrazione e l’Integrazione della Danimarca, Morten Bodskov, ha annunciato che incontrerà i suoi omologhi del G5 - composto, oltre che dalla Danimarca, da Germania, Paesi Bassi, Austria e Grecia - il 4 settembre a Copenaghen. All’incontro di Copenaghen parteciperà anche il Ministro degli Esteri danese, Lars Lkke Rasmussen, mentre membri della Commissione europea saranno presenti in qualità di osservatori. L’Italia, al momento, sembra essere stata esclusa. I ministri discuteranno del piano per lo sviluppo dei centri di accoglienza al di fuori dell’Ue.
“È assolutamente fondamentale cambiare il sistema migratorio nell’Ue - ha affermato Bodskov - Ne abbiamo avuto un chiaro esempio di recente, quando decine di migliaia di migranti irregolari hanno attraversato il confine con la Spagna. Il passo successivo è quello di creare centri di accoglienza al di fuori dell’Ue. In questo contesto, il Gruppo dei 5 ha svolto un ruolo cruciale nel raccogliere un ampio sostegno per il progetto all’interno dell’Ue. Attendo quindi con interesse di incontrare i miei colleghi ministri e discutere su come compiere i prossimi passi importanti verso la creazione dei centri di accoglienza”.
Se da un lato l’esecutivo italiano festeggia il successo, a livello europeo, del modello Albania - con l’ingresso dei Centri per il rimpatrio extra-Ue nelle nuove norme europee e dall’altro si trova a fare il contrappasso servitogli da Berlino. Dopo aver ingaggiato uno scontro con la Spagna sospendendo l’applicazione del trattato di Schengen dopo la crisi di Ceuta, Roma si è vista presentare il conto - calcolato in base alle nuove regole europee volute anche dalla premier italiana - dei migranti che vedrà espellere sul proprio territorio dalle autorità tedesche. “Francamente”, ha ammesso il portavoce del ministero dell’Interno tedesco interpellato a riguardo, “siamo un po’ sorpresi dal clamore” scoppiato in Italia a seguito della notizia sulle espulsioni della Germania verso l’Italia dei dublinanti.
“Germania e Italia vantano una lunga storia di proficua cooperazione in materia di politica migratoria e, soprattutto, sull’attuazione del sistema europeo comune di asilo - ha proseguito il portavoce - abbiamo lavorato duramente in seno all’Ue per garantire che il sistema di Dublino torni a funzionare correttamente. Ciò include procedure di trasferimento vincolanti e pratiche per tutti gli Stati membri e un quadro giuridico più dettagliato per i trasferimenti volontari come forma di trasferimento efficiente e non burocratica”.









