di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 ottobre 2022
Le conclusioni del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Economici, Sociali e Culturali. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali (Cescr) ha pubblicato le sue conclusioni su El Salvador, Guatemala, Lussemburgo, Mongolia, Tagikistan e anche l’Italia.
Per quanto riguarda il nostro Paese ha espresso preoccupazione per l’approccio punitivo al consumo di droghe e per l’insufficiente disponibilità di programmi di Riduzione del danno. Così come auspica una modifica del decreto immigrazioni attuato durante il Governo Conte uno, perché ha contribuito ad aumentare il numero dei migranti irregolari e quindi il loro sfruttamento.
Il Cescr, ricordiamo, e un comitato dell’Onu composto da 18 esperti indipendenti che controlla l’attuazione del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali da parte dei suoi Stati parti. Il Comitato è stato istituito ai sensi della Risoluzione Ecosoc 1985/ 17 del 28 maggio 1985 per svolgere le funzioni di monitoraggio assegnate al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc) nella Parte IV del Patto.
Tutti gli Stati parti sono obbligati a presentare relazioni periodiche al Comitato sulle modalità di attuazione dei diritti economici, sociali e culturali. Gli Stati devono presentare una relazione inizialmente entro due anni dall’accettazione del Patto e successivamente ogni cinque anni. Il Comitato esamina ogni rapporto e indirizza le sue preoccupazioni e raccomandazioni allo Stato parte sotto forma di ‘osservazioni conclusive’.
Oltre alla procedura di segnalazione, il Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, entrato in vigore il 5 maggio 2013, attribuisce al Comitato la competenza a ricevere e prendere in considerazione le comunicazioni di soggetti che affermano che i loro diritti ai sensi del Patto hanno stato violato. Il Comitato può anche, in determinate circostanze, intraprendere indagini su violazioni gravi o sistematiche di uno qualsiasi dei diritti economici, sociali e culturali stabiliti nel Patto e prendere in considerazione reclami interstatali.
Il Cescr, tra i vari punti critici, aveva chiesto all’Italia di fornire informazioni sulla misura in cui lo Stato parte ha adottato misure legislative e istituzionali per migliorare la situazione dei diritti economici, sociali e culturali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.
Ha pregato, inoltre, di fornire informazioni su tutte le misure adottate per garantire che la legge n. 132/ 2018 sull’immigrazione e la sicurezza non pregiudichi il godimento dei diritti al lavoro, all’alloggio, alla salute e all’istruzione da parte di migranti e richiedenti asilo, soprattutto in relazione all’abolizione della protezione umanitaria, all’introduzione di procedure accelerate e nuovi motivi di trattenimento dei richiedenti asilo e alle modifiche apportate al sistema di accoglienza.
La risposta però non è stata convincente, tanto da concludere che rimane preoccupato per il limitato godimento dei loro diritti. Infatti contesta il decreto sicurezza del 2018, sottolineando ce ha contribuito ad aumentare il numero dei migranti irregolari in Italia e ne ha aumentato il rischio di sfruttamento.
Inoltre, l’Onu è preoccupata per il fatto che una comunicazione poco chiara relativa a varie campagne di regolarizzazione abbia scoraggiato le domande di regolarizzazione. Per questo chiede al nostro Paese di rivedere la legge.
Il Cescr esprime anche preoccupazione per l’approccio punitivo al consumo di droghe e per l’insufficiente disponibilità di programmi di riduzione e del danno e raccomanda che l’Italia riveda le politiche e le leggi sulle droghe per allinearle alle norme internazionali sui diritti umani e alle migliori pratiche, e che migliori la disponibilità, l’accessibilità e la qualità degli interventi di riduzione del danno.










