di Paolo Lambruschi
Avvenire, 11 giugno 2024
Difficile che vengano accolte le richieste dei partiti di sinistra sulla possibilità di soccorsi in mare, su Libia e Tunisia il barometro dei diritti volge sempre più al brutto. In attesa di conoscere quale maggioranza guiderà il Parlamento di Strasburgo e i nomi della Commissione, possiamo intanto avanzare alcune ipotesi su quelle che saranno le nuove politiche della Ue sul tema chiave dei migranti in base ai risultati elettorali. La certezza è che il generale spostamento a destra dell’elettorato dei 27 Paesi condizionerà i prossimi cinque anni in senso securitario.
Probabili aperture ci potranno essere nella programmazione dei flussi di lavoratori, necessari allo sviluppo continentale, ma su questo tema la sovranità è dei singoli Stati. Resterà il Regolamento Dublino che grava sui paesi di primo arrivo lasciando loro i profughi, a meno che una situazione di emergenza non attivi il meccanismo di redistribuzione che, per il patto su migrazione e asilo, si può aggirare pagando un’ammenda. Anche lo stesso patto, messo in discussione dal centrosinistra difficilmente verrà toccato nonostante l’indebolimento del blocco sovranista dei paesi del gruppo di Visegrad. Altra considerazione, le affermazioni dei popolari in Spagna, di Fratelli d’Italia, affiliata ai conservatori e del Rassemblement di Marine Le Pen in Francia, ossia i tre grandi Paesi mediterranei, segnano una trincea sul Mediterraneo.
Difficile che ci saranno, quindi, le novità chieste soprattutto dai partiti affiliati a Verdi e Socialisti e democratici in termini di salvataggio europeo di vite umane sulle frontiere terrestri e marine bocciate dagli elettori. Improbabile vedere ad esempio girare da qui alla fine del decennio nelle acque mediterranee una missione di salvataggio navale battente bandiera blu stellata perché i programmi degli affiliati ai popolari, pur nella proclamata volontà di rispetto dei diritti umani dei profughi, prevedono una sostanziale continuità della Fortezza Europa con la chiusura delle frontiere.
Improbabile che si allenti anche la pressione sulle navi di soccorso delle Ong considerate un “fattore di attrazione” nonostante le evidenze scientifiche contrarie. Secondo gli osservatori dovrebbe riproporsi nel Parlamento europeo la maggioranza Ursula - popolari socialisti e liberali di Renew- e in questo caso sarà interessante capire se i popolari di Manfred Weber e Ursula von der Leyen che dovranno dare le carte seguiranno o meno le sirene sovraniste sulla creazione di hotspot in paesi terzi sicuri per inviare chi si ritiene non abbia i prerequisiti per chiedere asilo, come nel caso dei centri voluti dal governo Meloni in Albania.
Molto probabilmente saranno confermati gli accordi con le guardie costiere dei paesi terzi rivieraschi come Libia e Tunisia per riportare indietro i migranti salpati (con annesse deportazioni nel deserto e detenzioni inumane con riscatti) e l’accordo con la Turchia per fermare i flussi di terra sulla rotta balcanica. Insomma, a meno di un accordo con i Verdi per ampliare la maggioranza Ursula, il barometro dei diritti umani volge al brutto.
Mentre aumento degli aiuti allo sviluppo e della cooperazione erano nei programmi dei tre gruppi che dovrebbero restare al governo dell’Ue. Invece in caso di apertura popolare ai conservatori, che comporterebbe l’uscita dei Socialisti e democratici dalla maggioranza, l’inasprimento del contrasto dei flussi irregolari in nome della lotta ai trafficanti sarà ancora più duro.
Non sono da escludere ad esempio, finanziamenti ai regimi - non esattamente democratici e rispettosi dei diritti umani - per creare centri di identificazione e trattenimento sulla sponda sud del Mare Nostrum e bloccare i flussi. E un investimento più consistente per incentivare i rimpatri volontari e non. In generale, il concetto di solidarietà tra Stati sui migranti accuserà una preoccupante battuta di arresto in questa legislatura.










