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di Marco Bresolin

La Stampa, 2 ottobre 2026

Dopo il via libera ai rimpatri nei Paesi terzi, allo studio norme più severe per le “emergenze” dei flussi eccezionali. Dopo aver approvato in via definitiva il nuovo regolamento sui rimpatri - che consentirà espulsioni più facili e la deportazione dei migranti irregolari in Paesi diversi da quello di origine - l’Unione europea è già al lavoro per una nuova stretta che in determinate circostanze, per esempio quelle verificatesi a Ceuta, potrebbe portare alla sospensione del diritto d’asilo e persino a espulsioni di massa. All’inizio della settimana, la Commissione aveva presentato un piano d’azione in cinque punti per “prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi illegali improvvisi e di massa”. E ieri se n’è parlato nel corso della riunione del Consiglio Affari Interni che si è tenuta in Lussemburgo.

“Le nostre regole funzionano, ma bisogna sempre evolversi” ha spiegato il commissario Magnus Brunner. Nel suo piano, la Commissione ha promesso un rafforzamento dei poteri di Frontex per dare all’agenzia “un ruolo più incisivo nei rimpatri”, ma soprattutto ha annunciato “un nuovo quadro europeo in risposta alle emergenze”. Per capire meglio in che direzione muoversi, ieri Brunner ha ricevuto i primi input dai ministri dell’Interno. Secondo il tedesco Alexander Dobrindt, bisogna distinguere tra una “situazione umanitaria” e una in cui “i migranti vengono usati come arma”: in questo caso “dev’essere possibile applicare una procedura accelerata fuori dalle regole sull’asilo per difendersi dagli abusi”.

Ancor più esplicito e più diretto il suo collega greco, Thanos Plevris: “In questi casi dovrebbe esserci una sorveglianza rafforzata delle frontiere e la sospensione delle regole d’asilo”. Piuttosto scettica la francese Marie-Pierre Vedrenne, secondo la quale bisognerebbe prima applicare le riforme già adottate prima di compiere ulteriori passi. “Durante le situazioni eccezionali dobbiamo agire in modo rapido e flessibile” ha detto Brunner al termine dell’incontro. Ha assicurato che “il diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani” saranno “le nostre linee rosse”, ma ha anche detto che “sulla protezione dei confini non scenderemo mai a compromessi”.

La Commissione aspetta ora la discussione che ci sarà tra due settimane al Consiglio europeo, dopodiché presenterà una proposta. Ma la linea politica è stata dettata martedì dall’assemblea politica del Partito popolare europeo - la principale forza politica Ue, di cui fanno parte Ursula von der Leyen e lo stesso Brunner - che nella riunione tenutasi a Tolosa ha adottato un documento che include due richieste ben precise. La prima “invita l’Ue ad adottare una legislazione che autorizzi il rifiuto d’ingresso e il rimpatrio senza procedure individuali di asilo per i migranti irregolari utilizzati in un attacco ibrido”. Uno scenario che derogherebbe alle norme internazionali sull’asilo e aprirebbe la porta a espulsioni di massa. Non solo: il Ppe “invita l’Ue a trasferire tutti gli osservatori per i diritti fondamentali di Frontex all’agenzia Ue per i diritti fondamentali” con l’obiettivo di “aumentare l’efficacia di Frontex” che assumerebbe dunque un ruolo centrale nelle procedure di rimpatrio.

Proprio ieri, i ministri hanno dato il via libera definitivo al regolamento che consentirà di trasferire i migranti nei “return hubs” situati in Paesi terzi, diversi da quello di origine. Germania, Austria, Grecia, Danimarca e Paesi Bassi stanno lavorando a un accordo con il Ruanda e l’Uganda che potrebbe essere siglato entro la fine dell’anno. “L’Uganda ha un sistema fragilissimo perché è un Paese che ospita già 2,7 milioni di rifugiati - spiega l’eurodeputata dei Verdi, Anna Stroelenberg, appena tornata da una missione nel Paese - e non abbiamo ricevuto risposte sulle garanzie per persone appartenenti alla comunità Lgbt, visto che in Uganda vige la pena di morte”. Secondo la sua collega Tineke Strik, che era con lei nella missione in Africa, “il Ruanda sarebbe ancor più selettivo sui criteri per accogliere i migranti negli hub, visto che è disposto ad accettare solo cittadini africani dei Paesi limitrofi e rifiuta di ospitare gli oppositori politici”. Nessuna reazione, invece, da parte della Commissione all’ulteriore proroga della sospensione di Schengen adottata dal governo italiano (e di conseguenza da quello spagnolo). “Le regole consentono una certa sospensione delle norme in determinati casi, quindi ci atteniamo alle norme” ha replicato il commissario Brunner. Contro l’inazione della Commissione si sono mossi alcuni suoi ex membri, come Josep Borrell, Laszlo Andor, Joaquin Almunia e Nicolas Schmit: gli ex commissari hanno sottoscritto il reclamo formale promosso da The Good Lobby su iniziativa del professor Alberto Alemanno, docente di diritto Ue all’Hec di Parigi, e firmato da un centinaio di accademici.