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di Alessandra Ziniti


La Repubblica, 2 settembre 2019

 

Nulla si muove per far scendere i 31 migrasti rimasti a bordo della Mare Jonio. Neanche Palazzo Chigi. Nonostante gli appelli, le sollecitazioni sempre più irritate di quelli che dovrebbero essere i nuovi alleati di governo, il premier Giuseppe Conte non ha preso neanche quell'iniziativa che è nelle sue prerogative e che più volte si è intestato nei mesi scorsi: chiedere alla Commissione europea di cercare la disponibilità di altri Stati ad accogliere le persone soccorse dalla Ong che, in condizioni sempre più precarie, è da quattro giorni ferma al limite delle acque italiane.

L'unica mossa che, fermo restando il divieto di ingresso firmato da Salvini ma anche dai ministri del M5S Toninelli e Trenta, potrebbe creare le condizioni per consentire l'approdo della nave a Lampedusa. Un silenzio ben lontano da quella "discontinuità" che il Pd chiede a gran voce. "La vicenda Mare Jonio conferma che in Italia sull'immigrazione bisogna cambiare tutto, coinvolgere con autorevolezza l'Europa, unire sicurezza, legalità e umanità è possibile. Il governo non faccia finta di niente, stiamo parlando di esseri umani", dice Nicola Zingaretti facendo sua la richiesta rivolta ai vertici del partito da Mauro Orfini, alla testa dell'ala del Pd che vorrebbe fare dell'ingresso in porto della Mare Jonio una precondizione dell'andata in porto del nuovo governo.

L'atteggiamento di Trenta e Toninelli (con qualche distinguo in più da parte della ministra della Difesa) è immutato: continuano a controfirmare i divieti di Salvini e ieri hanno bloccato pure la Alan Kurdi, con 13 persone soccorse tra cui molti minori. E per questo è a Conte che si chiede di dare prova di "discontinuità".

Lo fa Nicola Fratoianni di Leu: "Per il presidente del Consiglio chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. Giusto. E allora cosa aspetta a far finire lo spettacolo indecoroso di decine di esseri umani bloccati da giorni sulla Mare Jonio?". Lo fa Emma Bonino: "Malgrado le promesse di discontinuità, la condotta del presidente del consiglio continua ad essere uguale a quella di Salvini. Siamo alla violazione dei diritti umani come presupposto dell'attività di governo".

Nel vuoto cade anche l'ultimo disperato appello che parte da bordo della Mare Jonio dopo l'evacuazione d'urgenza ieri pomeriggio di una donna e due ragazzi. "Devono scendere tutti in barella? A che punto volete arrivare?".

Né, almeno per il momento, è ipotizzabile - come è accaduto la scorsa settimana per la Open Arms - un intervento della Procura di Agrigento che sul caso della Mare Jonio non ha neanche aperto un'inchiesta se non il fascicolo di prassi per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina incardinato dopo lo sbarco dei primi migranti a Lampedusa.

Fino a quando la nave sarà in acque internazionali, i pm non possono intervenire. Alle Procure di Roma ed Agrigento è arrivata per conoscenza una singolare mail della Guardia costiera con 39 nomi e indirizzi di posta elettronica: tutta la filiera di comando della pubblica amministrazione, dall'ultimo funzionario ai capi di gabinetto dei ministeri interessati, che ha un ruolo nel tenere ancora fuori dai porti italiani la Mare Jonio.

La mail inviata per comunicare il nuovo no all'approdo deciso dalle "autorità nazionali" suona come un modo per allontanare responsabilità in una eventuale futura inchiesta per omissione di atti d'ufficio che potrebbe essere aperta quando la magistratura riceverà l'annunciato esposto di Mediterranea Saving Humans.