sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giansandro Merli

Il Manifesto, 5 luglio 2025

Intervista al membro del collegio del Garante nazionale dei detenuti, che giudica il provvedimento della Corte costituzionale “una decisione “felpata” in cui il dispositivo è poco consequenziale alle premesse. Così si risolve nella dichiarazione di inammissibilità”. Mario Serio, già ordinario di Diritto privato comparato a Palermo, è membro del collegio del Garante nazionale dei detenuti, in quota 5S. Gli altri due componenti sono l’avvocata Irma Conti e l’ex magistrato Riccardo Turrini Vita, il presidente. Con il manifesto Serio commenta la decisione sul trattenimento dei migranti che la Corte costituzionale ha pubblicato giovedì.

La sentenza ha generato reazioni diverse. Come la interpreta?

La definirei “felpata”. La Consulta non solo si muove con cautela, ma anche preoccupandosi di ammorbidire i possibili punti di attrito tra le proprie affermazioni e l’impatto concreto sulle norme. È sempre attenta a contrapporre un argomento di segno demolitorio del quadro legale a uno che sottolinea come solo il parlamento possa intervenire in materia. È un gioco di pesi e contrappesi il cui esito porta a un retrogusto non particolarmente gradevole. Se è chiara la percezione che la Corte mostra di avere della condizione umana e giuridica del migrante e delle tutele che lo Stato dovrebbe garantire nel trattenimento, l’amaro in bocca resta perché il dispositivo è poco consequenziale alle premesse: così si risolve nella dichiarazione di inammissibilità.

Questa interpretazione è condivisa da tutto il collegio?

Non ne ho idea, non ho parlato con gli altri componenti. Io le parlo nella doppia veste di membro del collegio e di studioso.

La stupisce che, in maniera inusuale, il ministero dell’Interno abbia subito annunciato un intervento legislativo?

No. Nel corso di un colloquio istituzionale con un’articolazione del Viminale svolto qualche giorno prima dell’udienza della Consulta, il ministero aveva preannunciato che avrebbe messo mano a una norma per rimuovere i possibili rilievi di incostituzionalità. Magari perché si aspettava una sentenza più dura.

Da questo governo può uscire una buona norma sui Cpr?

Non mi faccia fare previsioni. Auspico che traduca le indicazioni prescrittive della Consulta.

Al netto di altri impegni che il collegio può avere, non le pare singolare che l’istituzione di garanzia dei detenuti non abbia ancora visitato Gjader, la prima struttura di trattenimento extraterritoriale costruita dall’Italia?

La data fissata per la visita era il 17 giugno. È stata posposta per una giornata di inattesa commemorazione presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) del defunto garante Felice Maurizio D’Ettore. Con una successiva deliberazione formale del collegio, comunque, è stato deciso che la visita si svolgerà nelle prossime settimane, diciamo in estate inoltrata.

L’impressione è che ci siano motivi politici. Ma il Garante è un’istituzione indipendente...

In tutta sincerità no.

Intanto il governo ha ammesso di aver compiuto rimpatri direttamente da Tirana. Per il Garante tale prassi viola le norme Ue?

Qui le parlo da studioso, non da membro del collegio. Bisogna in primis considerare le osservazioni della Cassazione nel rinvio alla Corte di giustizia europea, che sollevano dubbi di legittimità su tutto il progetto Albania. A mio parere, comunque, l’idea del rimpatrio da un paese terzo è incompatibile con il diritto Ue, perché ci muoviamo in una cornice normativa che lega indissolubilmente il rimpatrio al territorio di uno Stato membro. Se si scinde questo binomio è evidente l’infrazione della normativa Ue.

E quindi quali azioni ha intrapreso il Garante?

È un momento di riflessione che io stesso ho suscitato con del materiale frutto di ragionamento ed esperienza giuridica.

Perché il Garante dei detenuti, nella figura dell’avvocata Irma Conti, partecipa a un’iniziativa del Dap sponsorizzandola quasi come fosse propria? Tra l’altro a Biella, nel feudo del sottosegretario di FdI Andrea Delmastro, presente all’incontro…

C’è un principio di transizione dei corpi fisici che mi suggerisce di effettuare la transizione della domanda nei confronti della persona interessata.

Presenterete la relazione annuale al parlamento?

Ovvio. È un obbligo di legge. Sarebbe inaudito se non avvenisse.

Quando?

Una data non è ancora stata stabilita. Al momento c’è un’intensificazione delle attività fino adesso non completamente poste in essere, come le visite nei luoghi di privazione della libertà. Proprio oggi abbiamo ispezionato una Rsa.